lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Green Peace: Trivelle
un rischio da non correre
Pubblicato il 22-03-2016


TrivelleIl 17 aprile prossimo si vota il referendum popolare abrogativo sulle trivellazioni in mare chiesto da da nove consigli regionali (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) che in comune hanno delle coste bagnate dal mare e il timore delle conseguenze dell’inquinamento da idrocarburi sull’ambiente e sul turismo. Il quesito referendario chiede di scegliere se abrogare la norma, introdotta con l’ultima legge di Stabilità, che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio, entro le 12 miglia marine dalla costa, senza limiti di tempo alla durata delle concessioni, cioè sino all’esarimento del giacimento.

In base alla legge le società petrolifere non possano più ottenere nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, ma le ricerche e le attività petrolifere in corso non hanno una scadenza certa.
Con la dizione ‘trivelle’ si intende un insieme ampio e complesso di attività che vanno dalla perforazione dei pozzi di ricerca a quella dei pozzi di produzione, dalla realizzazione di gasdotti e oleodotti all’installazione di piattaforme petrolifere.Cartina trivelle
Il quesito è: “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?”.
Per cancellare la norma occorre che si raggiunga il quorum, cioè che vada a votare più del 50% degli elettori, e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”.
Possono votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età.
Il mondo politico italiano si sta dividendo in favorevoli, contreari e astensionisti. Il segretario del Pd e Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha scelto la linea astensionista per far fallire il referendum così come fecero le gerarchie vaticane quando si tentò con un referendum di abrogare la Legge 40, successivamente svuotata da una serie di sentenze della Consulta. Per il NO si è espresso l’ex presidente del consiglio Romano Prodi mentre a favore del SÍ si sono espressi movimenti e formazioni della sinistra da Sel, a Fassina e Civati.

Ovviamente schierate compattamente per l’abrogazione della norma, le organizzazioni ambientaliste.

Sabato scorso in 22 città Greenpeace ha dato vita a una serie di flashmob per invitare gli italiani a partecipare al referendum del 17 aprile, “quando si potrà democraticamente giudicare la strategia energetica del governo ed esprimersi per la tutela dei nostri mari e del futuro dell’Italia intera”. Con una media di 38 milligrammi per metro cubo, il Mediterraneo è il mare più inquinato dagli idrocarburi al mondo. «Il 17 aprile – ha detto Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – gli italiani hanno la possibilità di fermare le piattaforme più vicine alle nostre coste. Producono solo il 3 per cento del gas di cui l’Italia ha bisogno, e lo 0,8 per cento del nostro consumo annuo di petrolio, ma lo fanno inquinando, e molto. Come dimostra il rapporto “Trivelle Fuorilegge” di Greenpeace, che evidenzia concentrazioni preoccupanti di sostanze tossiche e cancerogene nei fondali vicini alle piattaforme e nelle cozze che ci crescono sopra».

In ciascuna delle 22 città coinvolte, l’appello di Greenpeace a non trivellare il Paese è stato tradotto nei dialetti locali con un invito non solo a partecipare al referendum, ma anche a votare NO che è intesto anche come un NO alla politica energetica fondata sulle vecchie e ‘sporche’ fonti fossili. Il petrolio, ricorda l’associazione, è un inquinante capace di entrare nella catena alimentare e risalire fino alle nostre bocche.

Con una media di 38 milligrammi per metro cubo, il Mediterraneo è il mare più inquinato dagli idrocarburi al mondo. «Il 17 aprile – ha detto Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – gli italiani hanno la possibilità di fermare le piattaforme più vicine alle nostre coste. Producono solo il 3 per cento del gas di cui l’Italia ha bisogno, e lo 0,8 per cento del nostro consumo annuo di petrolio, ma lo fanno inquinando, e molto. Come dimostra il rapporto “Trivelle Fuorilegge” di Greenpeace, che evidenzia concentrazioni preoccupanti di sostanze tossiche e cancerogene nei fondali vicini alle piattaforme e nelle cozze che ci crescono sopra».

Twitter e Facebook
“Penso sia giusto andare a votare al referendum del 17 aprile e votare SÌ”. Parola di Lorenzo Jovanotti che su Twitter e Facebook spiega che voterà sì perché “credo che in Italia i rischi di queste trivellazioni siano maggiori dei vantaggi, e che cercare petrolio vicinissimo alla costa sia comunque una cosa fuori dalla storia, specialmente in un paese come il nostro”.

Contro l’astensione si è pronunciato invece il socialista Bobo Craxi
“Oggi (19 marzo ndr) sono qui in Puglia, una delle Regioni promotrici del referendum contro le ‘trivellazioni’, per esprimere il mio sostegno al ‘Sì’: chi induce i cittadini a disertare le urne ha sempre torto, figuriamoci quando si decide della loro salute”.
Così Bobo Craxi, parlando ieri a Conversano, in provincia di Bari, nel corso del convegno ‘Il socialismo mediterraneo prossimo venturo’.
“La catastrofe occorsa qualche anno fa nel golfo del Messico”, ha ricordato l’esponente socialista, “avrebbe dovuto imporre un ripensamento circa la necessità di perforare il suolo marino a scopi estrattivi nelle immediate prossimità delle nostre coste. E’ un fatto che dovrebbe attenere alla razionalità delle cose, poiché una catastrofe ambientale in Adriatico o nel Mediterraneo pregiudicherebbe l’economia assai più di quanto si pensi. Peraltro, vi sono siti prescelti, mi riferisco per esempio al largo delle isole Tremiti, che fanno realmente a pugni con la logica. Il boicottaggio praticato contro un referendum richiesto da importanti Regioni, attuato dai mezzi d’informazione, dal Pd e da alcune forze di maggioranza, suona come un disconoscimento dello strumento ‘principe’ della politica deliberativa, quale appunto il referendum, che mai come su questioni di questo tipo è tenuto a richiamare innanzitutto la coscienza e la volontà del popolo. Dobbiamo difendere”, ha aggiunto Craxi, “l’idea di una democrazia partecipata in merito alle scelte che attengono alla vita e alla salute dei cittadini. La questione, naturalmente, sembra non investire il mio Partito, che ha deciso di convocare il proprio Congresso nazionale nel giorno stesso del voto: ennesima scelta sbagliata di Nencini”, ha concluso, “il quale ha dimostrato scarsa sensibilità pur essendo, il movimento socialista, storicamente in prima linea nelle battaglie per l’ambiente, in Italia come in Europa”.

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