domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Previdenza, l’Inps
non è un pozzo dei miracoli
Pubblicato il 02-03-2016


Inps-crollo nuove pensioniAncora una volta si è scatenata la bufera sui conti e sulle prospettive dell’INPS. Dal polverone stanno emergendo i disegni perversi di quella parte di classe dirigente di questo Paese che non ha mai amato l’INPS e che anzi non ha perso occasione per seminare dubbi e discredito su quello che è stato uno dei maggiori istituti previdenziale d’Europa e un esempio di grande azienda pubblica italiana che per anni ha funzionato in maniera accettabile. Tra i nomi di politici, esperti e manager che si sono pronunciati, abbiamo assistito ad un esempio concreto di come si può dire e non dire, negare nel momento in cui si afferma e quindi dimostrarsi onesti e distaccati mentre si decide di comportarsi in maniera poco chiara per non dire truffaldina.

Mentre è latente un discorso ancora tutto da fare sullo stato del bilancio reale dell’INPS e aumentano coloro che sostengono che le previsioni sono molto nere, esce improvvisamente l’idea che si possa abbassare la contribuzione a carico dei lavoratori e dei datori di lavoro addirittura del 6%. Che i contributi che vengono pagati per la previdenza e che incidono in modo più che significativo sul costo del lavoro siano alti, è fuori discussione e quindi sul piano teorico non c’è dubbio che ogni ipotesi di riduzione dell’ammontare dei contributi va presa molto seriamente.

Che ciò possa avvenire perché qualcuno, in occasione di una tavola rotonda o di un convegno lancia la proposta di una riduzione drastica dei contributi senza uno straccio di ragionamento sul come, il perché e a quale condizione fa inorridire chiunque abbia chiaro che quando si parla di pensioni e di INPS, ci si riferisce a milioni di lavoratori e di pensionati sul futuro dei quali non dovrebbe essere lecito per nessuno speculare e tanto meno scherzare. Ormai da tempo, il governo e i suoi sostenitori hanno scelto di utilizzare l’INPS e la previdenza non come problema serio sul quale riflettere, proporre e solo dopo avere ripreso la strada del confronto serio sui dati statistici e sulle proiezioni, ma come argomenti semplice polemica e di propaganda.

Negli ultimi mesi, è stata annunciata una valanga di esuberi in arrivo dal sistema bancario e dal sistema delle aziende in genere. Il numero complessivo degli esuberi minacciati è grossomodo pari, se non superiore ai risultati che Poletti e Padoan propagandano come merito dell’azione del governo per quanto riguarda le nuove assunzioni.

Lasciando perdere le statistiche e facendo solo una questione di numeri, è chiaro che non si possono però mettere sulle stesso piano gli aggravi che deriverebbero con i prepensionamenti, con i vantaggi che deriveranno, tutti da scoprire, con le nuove assunzioni che in molti casi non porteranno vantaggi al sistema previdenziale ma solo riduzione dei contributi destinati a incentivare l’occupazione.

Una classe dirigente seria non può neppure per un attimo far credere che l’INPS sia oggi in condizione di trasformarsi un una sorta di pozzo di San Patrizio sul quale si pescano le risorse che servono per tappare qualsiasi buco. Nei pozzi, e anche in quello di San Patrizio, si può togliere acqua soltanto se prima si garantiscono i flussi di acqua in arrivo. È davvero possibile ridurre drasticamente i contributi per i nuovi assunti e contemporaneamente incrementare i costi per eventuali prepensionamenti.

Mantenere e aumentare le fiscalizzazioni degli oneri sociali senza porsi il problema se con queste scelte non si stia favorendo una crisi davvero molto seria del sistema previdenziale. Capisco bene che c’è chi non è per niente spaventato da questa ipotesi. Non abbiamo dimenticato i teorici di una pensione davvero minima da garantire a tutti e di tante pensioni integrative individuali o no  per chi sarà in grado di pagarsele. Una ipotesi che è sempre piaciuta molto ai tanti che una volta ci riempivano la testa sui miracolosi effetti del modello cileno.

In realtà, nelle posizioni che abbiamo sentito annunciare, è nascosta l’idea di trasformazione del ruolo dell’INPS che dovrebbe far saltare sulla sedia, non dico Poletti, ma almeno Boeri. In altre occasioni, Renzi ha usato il termine “asfaltare” per farci capire che lui, certe situazioni le voleva affrontare davvero in modo radicale risolvendo Problemi che a suo dire andavano risolti già decenni orsono.

È chiaro che l’INPS si può asfaltare sottoponendola ad una lenta e micidiale asfissia, soprattutto con misure collaterali tali da aumentare nei lavoratori e nei pensionati, che dovrebbero essere considerati gli unici veri proprietari dell’istituto, un clima di disaffezione e di sfiducia.

Le misure veramente inaccettabili riguardanti le integrazioni al minimo degli italiani all’estero che ovviamente rappresentano il preludio per interventi analoghi per le integrazioni al minimo per i pensionati italiani; il terrorismo sulle pensioni di reversibilità, i tentativi continui di ritagliare qualche euro da ogni prestazione pensionistica uniti ad un impoverimento del valore reale di una pensione che in dieci anni ha superato il 25% , stanno creando un clima di sfiducia e disaffezione che serve  a mettere l’INPS sul banco degli imputati agli occhi dei lavoratori e dei pensionati.

Ora seppure in ritardo non rimane che augurarsi che Boeri e Poletti si sveglino, che Padoan si dia una regolata, che tutti assieme spieghino al sottosegretario Nannicini che quella del bilancio previdenziale non è roba da ragazzi. E che non bastano persone che aprono bocca semplicemente per dargli fiato. In sintesi, speriamo che finalmente sia possibile aprire un confronto complessivo che a partire dalla conclusione della legge Dini e dai problemi allora lasciati irrisolti metta tutti nella condizione di capire davvero a che punto siamo, premessa indispensabile per decidere con maturità e chiarezza dove vogliamo andare.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

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