domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Da “magliari” a “bancari”
ma ora arriva il conto
Pubblicato il 25-03-2016


fido-bancario

Se un’azienda fallisce in un baleno viene condannato l’Amministratore Delegato, prima con una gogna mediatica, poi dalla Magistratura preposta a questo compito. Se un negozio chiude, lasciando debiti e senza retribuire i dipendenti, in quattro e quattr’otto l’esercente viene condannato con sentenza penale per bancarotta fraudolenta. Insomma, la vita di tutti i giorni per noi comuni mortali è l’anticamera dell’Inferno.

“Come te movi, te fulmino!”, titolava un vecchio film del 1958 interpretato da Renato Rascel, nel quale il malcapitato protagonista della pellicola era costretto a “reinventarsi” e trovare escamotage per sfuggire alle persecuzioni dei creditori.

Un po’ la nostra situazione, di noi “saltimbanchi”, funamboli sul filo della precarietà. Siamo gli esercenti, gli imprenditori, i dipendenti, i lavoratori, stroncati dalle banche e dal meccanismo dell’indebitamento. Il debito ci ritorna indietro come un boomerang, come il “cetriolo globale” di cui parlava Guzzanti nella formidabile imitazione dell’allora ministro Tremonti. Infatti, chi sta pagando il debito che le banche hanno contratto consentendoci di indebitarci? Le politiche d’austerità e di rigore, i tagli alla spesa pubblica e al welfare, l’assenza di investimenti pubblici sul piano economico, il disincentivo all’imprenditoria e la solitudine dei ceti produttivi e imprenditoriali del nostro Paese sono l’emblema di una contraddizione fortissima e irrisoluta: chi ha provocato questa crisi sta scaricando su altri soggetti il costo salatissimo del suo prezzo. I banchieri, dopo averci indebitati, ingannandoci, per oltre un decennio, hanno scaricato sulle istituzioni pubbliche il costo dei loro giochi speculativi. Ora le istituzioni europee ci presentano il conto, mentre i Ponzio Pilato della finanza continuano a dormire sonni tranquilli, pasciuti e beati.

Dire che il mondo non è uguale per tutti mi sembra una banalità, così come lo è sostenere che la legge non sia uguale per tutti: “forti coi deboli e deboli coi forti” è un aforisma che identifica perfettamente come vanno le cose.

La narrazione che piace ai “forti”, oggi, è abbastanza semplice: è la gente comune, i “poveracci”, a essere responsabili delle difficoltà del sistema bancario italiano. Se non fosse stato per loro, per chi ha avuto accesso a mutui e prestiti a tassi zero dalle banche “benefattrici”, ora saremmo tutti ricchi e felici! Invece, eccoci a sostenere con le risorse della collettività la “bad bank”! Grazie bad bank: il tuo nome mi ricorda un fumetto della Walt Disney… infatti, potrebbe essere il nome di una banca rapinata dalla banda bassotti… rapinata, o fondata?

Mi chiedo, con un pizzico di retorica: gli istituti di credito sono fatti di cemento e mattoni, o di carne e sangue? Quello che so di certo è che a dirigerli vi sono banchieri che hanno messo sul lastrico migliaia di persone, drenandogli il sangue dal cuore come nei peggiori film dell’orrore; banchieri di cui mai si fa il nome e il cognome; banchieri responsabili di aver venduto l’anima al diavolo per gli interessi di pochi eletti; banchieri che nulla sanno di finanza, perché quelli che hanno fatto carriera vendevano titoli tossici alle persone che poi si sono ammalate davvero, al punto che molti ci hanno lasciato la vita. Ma cosa importa se il prezzo da pagare è stato alto se abbiamo salvato l’economia del Paese? L’abbiamo salvata? Chiediamolo a tutte quelle famiglie condannate dalle banche alla vergogna perpetua, perché hanno immolato la loro vita al Dio della Centrale Rischi, che interdice l’uomo dal frequentare i templi sacri delle banche!

Conosco personalmente un amministratore delegato, nonché direttore generale di una grande banca che non avrebbe saputo tenere i conti di una bottega. Però, in compenso, vendeva “derivati tossici”, perpetuando la migliore tradizione dei “magliari” raccontati magistralmente in un famoso film omonimo di Francesco Rosi. A pensarci bene, una “virtù” ce l’ha il magliaro protagonista del film di Rosi: un amico in Paradiso! E’ una colpa? No, una pessima abitudine del nostro Paese!

Angelo Santoro

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