giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Aborto. Il Cile verso
la depenalizzazione
Pubblicato il 18-03-2016


aborto cileDopo un anno di polemiche e discussioni infuocate, la Camera di Santiago ha approvato una proposta di legge che abroga il divieto totale di interrompere una gravidanza introdotto nel 1989 sotto la dittatura di Pinochet. I deputati hanno infatti approvato un testo che consente l’interruzione di gravidanza in caso di stupro, di rischio per la salute della madre e di malformazioni del feto.
“Incredibile, approvato”, ha detto incredulo il presidente della Camera dei Deputati, Marco Antonio Nunez, dopo l’acceso dibattito che si è concluso con l’approvazione della maggior parte del progetto presentato nel gennaio dello scorso anno dal presidente Michelle Bachelet.
Un grande passo per il Cile dove la pratica dell’aborto veniva praticato illegalmente e dove nonostante la fine della dittatura di Pinochet, in oltre 25 anni di democrazia, nessun Governo ha mai cambiato la norma voluta dal dittatore.
il sì della Camera (66 favorevoli e 44 contrari) è arrivato nonostante la forte contrarietà dei partiti cattolici e conservatori, dopo che il governo è riuscito ad avere l’appoggio di alcuni esponenti della Democrazia Cristiana. Per diventare legge serve ora l’approvazione del Senato. La presidente socialista Michelle Bachelet è riuscita per il momento a tener fede a uno dei suoi progetti promessi in campagna elettorale. Il progetto di legge del governo gode infatti di un ampio appoggio tra la popolazione. L’indagine Plaza Pública–Cadem del luglio di quest’anno ha registrato che il 74 per cento dei cileni appoggia l’aborto se è in pericolo la vita della madre, il 72 per cento quando la donna è rimasta incinta durante una violenza e il 72 per cento lo approva se esiste un’alta probabilità che il feto non sopravviva.
La legge prevede inoltre che i medici possono rifiutarsi di praticare l’aborto, ma comunicandolo in anticipo e per iscritto al direttore della struttura sanitaria. Sarà poi il centro di salute a dover assegnare un altro medico o a indirizzare un altro posto per la paziente incinta.

Redazione Avanti!

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