giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il girone infernale
di Banche e banchieri
Pubblicato il 30-03-2016


interessi comuniC’era una volta la Banca, con i suoi correntisti, i risparmiatori, le imprese e via dicendo. C’era un volta anche una classe dirigente bancaria che faceva invidia a qualsiasi altra istituzione per la sua preparazione e organizzazione. Questa, infatti, era generalmente diffusa su più livelli, dai vertici fino alle filiali, considerate vitali. Erano considerati così importanti questi sportelli al punto tale che vi lavorava addirittura il fattorino. Non ho idea di quanto guadagnassero i funzionari più alti in grado, anche se credo uno stipendio notevole; ma che importanza aveva se erano bravi?! E poi non possedevano altri redditi, oltre quello ricavato dal loro unico lavoro che svolgevano con impegno, moralità e grande senso dell’onore!
Oggi, invece, le banche si fondono come le acciaierie bresciane, vanto del Paese esattamente come gli istituti di credito ai tempi di Carli e Banfi; solo che le fusioni non sono praticate negli altiforni di Terni, ma a freddo: manco fossero in Siberia!
Tutto viene calcolato in base agli interessi strettamente personali dei dirigenti, i quali non solo vengono retribuiti con stipendi faraonici, ma a loro volta fanno parte di consigli di amministrazione di altre banche. Alla fine, scopriamo che si tratta sempre dello stesso istituto che per volere del Dio Drago è stato assorbito da un gruppo all’interno del quale esercita la sua funzione, assieme ad altri istituti, in maniera indipendente.
Ma allora, perché lo fanno? La risposta sembrerebbe ovvia. Così facendo, questi dirigenti maramaldeschi “partecipano” al maggior numero di consigli di amministrazione e, ogni volta, vengono pagati con gettoni di presenza da nababbi, pur non partecipando effettivamente. Così, consiglio dopo consiglio, hanno creato una vera e propria catena di montaggio della “truffa”, nel rispetto di quelle leggi che fanno modificare secondo convenienza. Di questo girone infernale fanno parte le grandi imprese che hanno sempre usato i soldi delle banche e dello Stato (FIAT docet).
All’interno di questo gioco diabolico, un banchiere farà parte del consiglio di amministrazione dell’azienda Pinco, così come l’amministratore dell’azienda farà parte, a sua volta, del consiglio di amministrazione della banca Palla. Il fatto eclatante che voglio ricordare a Pasqua è la vicenda che coinvolse Mastropasqua, già presidente dell’INPS. Ricordate? Ebbene, l’allora presidente dell’istituto previdenziale “partecipava”, profumatamente retribuito, a decine di consigli di amministrazione dove non poteva proprio andare perché le sue giornate sarebbero dovute essere di 72 e non di 24 ore come per noi comuni mortali. Però, come dice Crozza nell’imitazione del Senatore Razzi intento a maneggiare carta moneta, “bam, bam, bam, fatti sganciare la lira, perché questi sono pieni di soldi tuoi!”. L’amministratore delegato di una banca veneta (“Gruppo Veneto Banca?”), per esempio, sembra essere anche nel consiglio direttivo di una banca pugliese, la quale fa parte dello stesso gruppo della prima banca, di cui lui è a capo. Se l’A.D. di una banca partecipa anche al gruppo di cui è comandante galattico, perché mai dovrebbe “imbucarsi” nella spartizione dei gettoni di presenza milionari di una sua piccola banca periferica, essendo già retribuito lautamente con oltre un milione di euro all’anno?!
A questo punto la domanda sorge spontanea: ma le banche in questione ci guadagnano almeno? Macché, sono quasi tutte in default! Infatti, lo scopo del famigerato Bail-in è esclusivamente quello di garantire ai signori banchieri di continuare a poggiare il “culo” nelle poltrone dei consigli di amministrazione. Ci stringono da dietro e, come in una catena dell’amore, ci “fottono”…tutti i nostri risparmi, lasciando a noi solo il girone dell’Inferno, mentre a loro riservano il Paradiso.

Angelo Santoro

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