domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Regno del Terrore
Pubblicato il 21-03-2016


L’ultima notizia dalla Corea del Nord, si riferisce a uno studente americano (Otto Warmbier) di 21 anni, condannato a 15 anni di carcere dalla Suprema Corte di Pyongyang per “atti ostili” contro lo Stato. Di quale orrendo delitto si è macchiato il giovanissimo studente? Ha violentato una ragazza coreana? Si è reso colpevole di traffico di droga? Ha rapinato qualche negozio? Ha malmenato un funzionario del partito comunista? Ha insultato, con parole irriferibili, il “Caro leader” Kim Jong Un? Niente di tutto questo. Otto Warmbier, è stato condannato a una pena (che in Italia non viene comminata neppure a chi ha commesso un omicidio) solo per aver sottratto uno striscione di propaganda dell’albergo in cui alloggiava. Insomma, quell’atto rappresentava per lui una sorta di souvenir da far vedere ai suoi amici, una volta rientrato negli Usa.
Ma questo è il “regno del terrore” della famiglia Kim, dove i monumenti alla gloria dei tre monarchi del regime (i tre Kim che si sono succeduti dinasticamente) sono di dimensioni così gigantesche che si possono vedere dalla luna. È il paese dove oltre 200 mila studenti, intellettuali, religiosi e altri dissidenti del regime si trovano rinchiusi nei lager e dove sono morti di fame, di stenti e di malattie più di un milione di esseri umani, come ha documentato di recente anche un rapporto shock dell’Onu, accusando questo regime comunista di crimini contro l’umanità, esattamente come quelli commessi dal Terzo Reich.
Riassumiamo i capi di accusa dell’Onu: Pyongyang ha bloccato gli aiuti internazionali di cibo provocando centinaia di migliaia di morti per fame; centinaia di migliaia di prigionieri dei lager sono morti per le atrocità di ogni tipo; la polizia e l’esercito fanno un sistematico uso della violenza e delle torture per mantenere vivo un clima di terrore; non esiste alcuna libertà di pensiero, di “coscienza e di religione”; sono molto forti le discriminazioni fra le classi sociali (nel senso che i militari e le fasce di popolazioni più vicine ai vertici del regime sono privilegiate) e nei confronti delle donne. Accuse pesanti e non nuove che dovrebbero far intervenire il Tribunale internazionale per processare i responsabili. Anche nel recente passato,nonostante le maglie strette delle reti di protezione dei confini ,qualche perseguitato dal regime è riuscito a fuggire nella Corea del Sud. E i racconti di questi testimoni fanno accapponare la pelle.
Ricordiamo, ad esempio, il caso di Shin Dong-Hyuk: un ragazzo chiuso all’età di sei anni in un campo di lavori forzati,dove ha visto morire i propri genitori con la fucilazione. Nel lager veniva a costretto ad arrostire topi e mangiarli, ”con tutte le ossa” davanti ai carcerieri.
Ora però, per far dimenticare questi orrori, il “bamboccione” Kim Jong Un si diverte a sfidare il mondo con gli ordigni nucleari, indispettendo persino i suoi storici alleati (la Cina, innanzitutto, e la Russia) . La Corea del Nord ha un arsenale nucleare da far paura . Secondo la Cia, ha “solo” cinque ordigni atomici, ma sarebbero almeno venti secondo la Cina. E’ certo che dal 2006 i coreani hanno compiuto con successo quattro test di esplosione sotterranee: l’ultimo è avvenuto il 6 gennaio ed ha provocato un sisma del 5,1 gradi sulla scala Richter. Non si contano poi le minacce di “ridurre in cenere” tutte le basi sudcoreane e americane. L’ultima immagine del monarca rosso è stata ripresa davanti a una testata nucleare miniaturizzata, pronta per l’ impiego con un missile. Che sia autentica o meno non è così importante. Conta, invece, l’ossessione della said all’Occidente di Kim che non si preoccupa neppure di irritare i suoi alleati cinesi. Ora la nuova minaccia sembra aver convinto l’Onu a imporre nuove durissime sanzioni, questa volta accettate anche dalla Cina. Anche la Russia ha “avvertito” il regime coreano che non intende continuare a coprire le intemperanze della Corea. Ma non siamo convinti che questa sia la volta buona. Kim è convinto di essere un alleato troppo prezioso sia della Cina che della Federazione russa e quindi che ci sia ancora molto spazio per continuare a tenere la corda tesa, utilizzando la leva degli esperimenti nucleari, sperando in questo modo di ottenere da Onu e Usa nuovi aiuti economici .
Ci hanno sorpreso, invece, i ragionamenti di Sergio Romano, sul “Corriere” che ha definito “poco credibili” le minacce di Kim Jong Un, quando persino l’Onu ha riconosciuto l’estrema pericolosità .Non solo,ma il professore (nonché ambasciatore) ha paragonato la politica nucleare coreana alla “forza de frappe” (forza d’urto) di Charles De Gaulle. Lasciamo da parte i contesti storici diversi, la spinta all’autonomia della Francia dagli Stati Uniti e dalla Nato (anche militare), ma la Francia non era il “regno del terrore” della Corea del Nord e De Gaulle non era un despota sanguinario come Kim Jong Un.

Aldo Forbice

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