domenica, 11 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il terrorismo, Oriana e Riccardo
Pubblicato il 22-03-2016


Scrivere di Oriana Fallaci e del bel libro di Riccardo Nencini sulla grande giornalista fiorentina, che viene presentato a Roma, è quest’oggi perfino logico. Dopo i nuovi sanguinosi attentati di Bruxelles, dopo che la violenza terroristica islamista ha colpito di nuovo a morte il cuore dell’Europa seminando altri trenta e più morti e oltre duecento feriti, risulta più facile riaccostarsi alle ammonizioni di Oriana, che nessuno di noi apprezzò particolarmente allora, ma che oggi diventano quasi una profezia. Riccardo Nencini ha descritto i suoi rapporti con Oriana Fallaci, collocando la sua frequentazione sullo sfondo di Firenze, che brucia, che esalta e delude. La storia magnifica della città tra Dante e Michelangelo, quando divenne la capitale del mondo, i suoi monumenti insopportabilmente violentati da quella Loggia simile a una pensilina, collocata all’uscita degli Uffizi su piazza del Grano e progettata da un architetto nipponico o da quella tenda somala in piazza, sono solo tormenti che turbano i sonni di una donna malata da tempo e condannata a morte, ma forse anche per questo senza peli sulla lingua, animata da forza e da coraggio della verità senza falsi pudori.

Riccardo Nencini di questo tratta nel suo libro “Il fuoco dentro. Oriana e Firenze” (Edizioni Polistampa), partendo da un minimo comun denominatore tra autore e soggetto del libro. Che è il legame profondo con la capitale del Rinascimento, la sua storia (ricordo di Nencini, sempre dedicato a Firenze, il libro sull’Imperfetto assoluto, una splendida ricostruzione, densa di particolari descritti con una meticolosità quasi maniacale, della Firenze tardo medioevale, e l’altro libro, sempre su Oriana Fallaci, una sorta di suo testamento “Morirò in piedi” edito nel 2007). Il volume di Riccardo prende le mosse dall’Oriana ragazzina dei bombardamenti sulla città, dei ponti caduti tranne ponte Vecchio, risparmiato perché forse anche le bombe hanno avvertito quel suo fascino così suggestivo, il papà che rischia di finire in campo di concentramento perché antifascista, gli angloamericani che arrivano in città, ma la guerra che continua sui monti, la linea gotica lì vicina. Ma Oriana è anche la cronista temeraria di guerra, in Vietnam, in Libano, in Grecia durante il regime dei colonnelli, quando vive la sua relazione appassionata con Panagulis, e poi la morte per attentato di lui. Rischia più volte la vita.

La Fallaci, ce lo rivela Nencini, è socialista, è nenniana, è eretica, non ha miti e chiese da difendere. Racconta quel che vede e lo commenta a modo suo perché l’obiettività non esiste. Come scrive ne “Gli antipatici” “l’obiettività è ipocrisia, presunzione, poiché parte dal presupposto che chi fornisce una notizia o un ritratto abbia scoperto il vero del Vero”. Il suo mondo non è composto da idee a priori, per usare un paradigma kantiano, ma da idee che si generano dall’osservazione della realtà. Il mondo di Oriana è quello frequentato e assorbito, poi meditato e elaborato dal suo intuito. E’ un mondo globale, perché Oriana è cronista globale, è cittadina del mondo. Vive in Italia, poi in America, viaggia costantemente, e affronta da vicino in Libano, in altri paesi arabi e mediorientali la cultura e i dettami della religione islamica. Ne discerne i suoi eccessi, le sue interpretazioni estreme.

Anche Nencini non accetta in toto la sua posizione, così intransigente, che non distingue tra terroristi e islamici, che considera tutti più meno allo stesso modo, rendendo per questo assai più ardua l’impresa di vincere. Lei, lo osserva, gli dice di meditare bene sulla Sura IX del Corano, quella che invita a uccidere i miscredenti. Riccardo ascolta, annuisce, riflette. Dopo la strage delle Twin Towers, sembra un fiume in piena. Nel suo “La rabbia e la ragione” Oriana mette in guardia l’Occidente da una sfida che sarà persa, e con essa la nostra libertà, se la nostra civiltà non saprà o non vorrà opporsi. Una battaglia contro chi intende sottometterci per soverchiare la nostra croce con la mezza luna, per imporre la subalternità della donna all’uomo, per imporre addirittura l’infibulazione, per decretare la nuova teocrazia. Un passo all’indietro di millenni. Nencini condivide un assunto di Oriana. E cioè quello relativo all’impotenza dell’Occidente, sazio e senza orgoglio.

Condivide quel senso di debole sottomissione a un’altra e pericolosa civiltà, un alzabandiera in omaggio alla paura, alla menzogna, ad una sorta di antioccidentalismo che ha sempre animato parte della sinistra italiana. Lei, Oriana, diventa la nemica numero uno dei palazzi radical chic, dei girotondini alla Pancho Pardi, viene irrisa da Dacia Maraini e da Tiziano Terzani, mentre Dario Fo e Franca Rame la definiscono “una terrorista”. Anche “La forza della ragione”, il nuovo libro, a cui si aggiungerà il terzo “Oriana Fallaci intervista se stessa”, darà scandalo. Ancora a sinistra, dove il cupo settarismo vetero comunista di parte della sinistra moderna era lì, più vivo che mai, e generava nuove ortodossie e streghe da mandare al rogo. La Fallaci viene addirittura dipinta decapitata e lei mormora amara: “Mi vogliono morta”. E qui si innesta la volontà di Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale toscano, di strappare. Di rompere il filo di questa ragnatela di silenzi e di vecchie litanie. Di dare un’esca alla Fallaci, di offrirle addirittura un premio. Si tratta di una medaglia del Consiglio regionale e il solo proposito genera scompiglio. Lei prima è scettica, poi interessata. Vuole vedere come andrà finire come se l’incerto iter fosse una trama da film giallo.

Riccardo tiene duro. Ha contro mezza Firenze, poi mezza Italia. Perfino Giulio Andreotti si dissocia. I Diesse gli votano contro, a favore il centro destra, i radicali e i socialisti. Tiene duro. Riccardo sa benissimo che Oriana era arrivata al giro finale. Lei scrive sul libro che verrà pubblicato dopo la sua morte, “Un cappello pieno di ciliege:” “Ora che il futuro s’era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l’inesorabilità della sabbia che cola dentro la clessidra”, e dunque bisogna stringere. Accade nel 2006. Eppure “le motivazioni della onorificenza riguardavano le fatiche di una vita intera”, e non tanto le ultime prese di posizione sull’islamismo. Niente da fare. L’Unità pubblica l’appello di 110 personalità toscane risentite (“sgomento e rabbia” scrivono) “perché non si può premiare chi fa dello scontro di civiltà la propria bandiera”. Tra loro Paolo Hendel, Sergio Staino, il solito Pancho Pardi, Enzo Siciliano e perfino il giovane Dario Nardella. E dietro di loro “un esercito di amministratori, parlamentari, rappresentanti di associazioni culturali, intellettuali”. Tutto l’arci-pelago che era stato comunista. Solo Renzi, allora presidente della Provincia, non disapprova, anzi. In lui una premonizione di futuro.

Si mise di traverso anche l’Anpi, senza considerare che islamismo e antifascismo non erano la stessa cosa. E lei alla fine alla cerimonia non disdegnò parole di sale: “Ringrazio il socialista Nencini, fiero e singolare esponente del Centro sinistra, grazie anche ai consiglieri Pollina e Parrini che… mi hanno sostenuto, grazie anche al civilissimo console Bandini che vi ha ospitati. Peggio, che ha ospitato me. Dio ve la mandi buona, amici miei. Prima o poi lo pagherete caro questo gesto di indipendenza, di audacia e di onestà. Vi resterà solo la soddisfazione di aver conquistato il mio rispetto e il mio affetto”. Quello che legherà Riccardo ad Oriana fino alla morte che lei volle vivere a Firenze, che amava di un amore non corrisposto, paragonandosi in questo a Farinata degli Uberti “che avea il mondo in gran dispitto”, ma che quando i suoi volevano distruggere Firenze la salvò “a viso aperto”. Oriana muore a Firenze il 15 settembre del 2006, ma il suo messaggio le sopravvive. Al di là delle sue ragioni e dei suoi torti Oriana Fallaci vive ancora nella continua memoria del suo futuro.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Bene, dichiariamo guerra (‘santa’ naturalmente) all’islam. Facciamo una bella crociata e intanto, visto che qui in Europa ne abbiamo alcuni milioni, cominciamo a riunirli per trovare una soluzione … come dire? Finale.
    Oppure cominciamo a usare la testa e a porci il problema di come convivere con chi non è esattamente come noi anche se la sua cultura è parte integrante della nostra. Nel frattempo eviterei accuratamente di creare tensioni ulteriori perché già oggi nelle immense comunità di egiziani, marocchini, algerini, tunisini, libici … che vivono tra di noi, cresce la paura e il risentimento. Sì, la paura di essere confusi nel mucchio, additati come ‘terroristi’ e discriminati ancora più duramente di oggi. Gli ‘incivili’ molto spesso siamo noi, non loro.
    È Salvini il nostro ‘campione’? Il mio no, grazie.

  2. La cosa è erri limette complessa. Oriana Fallaci ha lanciato un messaggio di allarme. Piaccia o non piaccia, contiamo morti. purtroppo gli islamici che seguono la loro religione in modo radicale la loro religione uccidono gli infedeli. Perché i grandi Imam non emettono una fatwa contro i terroristi e contro chi li organizza e predica l’eliminazione degli “infedeli”? Non meravigliamoci se i non islamici incominciano a non volere più gli islamici. Sentire “stiano a casa loro” si sente sempre di più. Dobbiamo affrontare la questione abbandonando quella forma di tolleranza “stupida” che più che tolleranza è ipocrisia.

  3. giusto Carlo, evitiamo di creare ulteriori tensioni: che cazzo rappresentano tre bombette a Bruxelles ?? Vuoi mettere la paura degli egiziani, algerini, tunisini, ecc. ecc. che vivono fra di noi ??

  4. La vita è “scomoda” perché non sa mai a che sedia può “sedersi”.
    Hai fatto bene Mauro a ricordare “quel” Nencini. Spero sia un sergno premonitore della diversità dei SOCIALISTI da tutti gli altri sragionamenti parolai ed imbonitori.
    Su Renzi non enfatizzerei. Il giovanetto di allora aveva già imparato l’ambiguità democristiana ed oviamente da buon moroteo, non aveva assunto il salmo di Davide “Si,SI. No,NO!”.
    E’ una stagione triste quella che stiamo vivendo, che sconta tutta la “sinistra” confusione determinata dal fatto di essere buonisti e contro la RAGIONE.

  5. Gentile Direttore, diciamocela tutta…Se qualche decina di innocenti, in un remoto villaggio iracheno o afgano, muore uccisa da un drone telecomandato da qualche baldo giovanottone seduto davanti a un computer, la notizia dura il volgere di un giorno, non ci toglie il sonno, non ci turba le coscienze. È un danno collaterale, e chi se ne frega se fra quei morti ci sono donne e bambini che qualche familiare piange amaramente, per noi sono morti senza un nome, senza una storia. Lo stesso vale per gli esseri umani che annegano ogni giorno nel “Mare Nostrum”; quando passeggio per Budapest, Monaco, Praga, Vienna, vedo quanto affetto tanti giovani di questi Paesi i cui governi rifiutano le quote di accoglienza UE, quanto affetto essi riservano ai propri cani, e giustamente: se ad annegare fossero dei cani, avremmo, ne sono certo, centinaia di migliaia di volontari mitteleuropei che si precipiterebbero in Turchia e in Sicilia per salvarli. Chi come me vive in Mitteleuropa sa di cosa scrivo, a volte davvero viene il sospetto che un cane conti molto più di un bambino, per non parlare dei senzatetto. I morti umani, quelli senza nome, non smuovono che pochi volontari. E non solo in Mitteleuropa.
    I fatti di Parigi, di Bruxelles, giustamente ci fanno orrore, essi colpiscono il nostro mondo quotidiano, le nostre abitudini, ma forse anche il nostro egoismo che non ci consente di porre fine alle tante, troppe ingiustizie, sociali, economiche, del nostro mondo. E il nostro mondo non è solo il Bataclan o lo scalo della capitale belga.
    Se si vuole risolvere un problema, in questo caso la violenza del terrorismo, bisogna capire dove stanno le sue radici. Stiamo pagando decenni, secoli, di colonialismo, sfruttamento di altri popoli, presenza militare, distruzioni per poi far ricostruire alle nostre multinazionali del profitto a tutti i costi. Ora, andiamo in Libia? Perfetto, seminiamo altro odio e continueremo a raccogliere violenza. Questa sarà anche una guerra all’Occidene, ma noi occidentali, a questi del Medio Oriente, dell’Africa, dell’Asia, da quanto tempo facciamo la guerra? Troppo tempo.
    Adesso i vari Corriere, Repubblica etc.quei quotidiani che ormai hanno la prima pagina che sembra fatta in fotocopia, perfino con gli identici titoloni, ci perseguiteranno con le foto dei vari John, Mary, Albert etc.morti quà e là a Bruxelles, la cosa ci scioccherà, ma il mondo in chi viviamo è uno e gli innocenti ammazzati sono uguali ovunque.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  6. Vorrei dire che Carlo ha ragione, ma non è possibile finché la politica è così mediocre. La “guerra” si deve fare non alla povera “gente” ma ai governi: non comprando più il petrolio, facendo rispettare alle moschee le leggi dei paesi dove sono, permettendo ai giovani di inserirsi nelle comunità locali e non ridurre gli spazi ai giovani dei loro padri e antenati: come il togliere il crocefisso dalle aule scolastiche e toglierlo invece dalle aule di giustizia perché lì la “legge è uguale per tutti”. I nostri politici, invece, che fanno ma certo fanno accordi con gli sceicchi pensando che uno sceicco è un affarista come loro e non uno che discende dal “feroce saladino” di medievale memoria. I nostri politici ancora non l’hanno capito che l’intellighenzia araba si vuole vendicare della battaglia di Lepanto allora cerchiamo un Riccardo “cuor di leone” e certamente renzi non lo è.

  7. mi sembra che il nostro destino sia affidato alle lacrime ed ai post su facebook.
    Sul fronte interno siamo disorganizzati, lo diciamo da anni.
    Sul fronte esterno dipendiamo dagli USA.
    L’Europa deve spendere in sicurezza e deve ridurre le garanzie costituzionali quali privacy per combattere il terrorismo.
    Inoltre cerchiamo di svegliare la generazione Erasmus e darle coscienza di classe per rilanciare un’Europa unita e forte, senza lacrime.
    Anni fa a Berlino in seno al PSE dissi che l’Europa era debole e irrilevante e che forse per unificarla serviva un sogno od un nemico, anche illusorio. Beh adesso il nemico c’è, e non è illusorio, ma è dentro le nostre città.
    Per fare l’Europa vera abbiamo bisogno di una capitale vera e di un leader vero. Direi che questo non puo’ che essere Berlino, prendiamone atto una buona volta.

  8. Sono anch’io dell’avviso che “l’obiettività non esiste”, come riportato in queste righe dal Direttore nell’evocare i tratti ed il pensiero della celebre ed indomita giornalista-scrittrice fiorentina.

    Non so se il “dichiararsi obiettivi” sconfini sempre nella “ipocrisia e presunzione”, ma i giudizi che esprimiamo su fatti ed avvenimenti risentono per solito, anche inconsciamente, del nostro orientamento ideologico, ecc…, e sarebbe da ricordarlo ogniqualvolta siamo tentati di propugnare le nostre idee come se fossero “verità assolute”, anche perché la laicità dovrebbe ammettere ed accettare che altri la pensino diversamente da noi (pur quando cerchiamo, legittimamente, di far passare le nostre tesi).

    D’altronde, se l’obiettività esistesse davvero, e pensando a quanto sta succedendo intorno a noi, sarebbe stata risparmiata a Craxi la fine politica cui è andato immeritatamente incontro, perché gli avrebbero riconosciuta la capacità, e la lungimiranza, nel trattare le questioni internazionali, compresi i rapporti col medio-oriente e con l’altra sponda del Mediterraneo, e già allora si sapeva quanto fosse importante questa materia per il nostro Paese e per l’Europa (e pari discorso può valere per il Cavaliere che in politica estera non era di certo uno sprovveduto).

    Oggi sembra che molte situazioni, sul piano internazionale, siano “sfuggite di mano”, forse perché l’azione “preventiva” condotta in anni più recenti non ha funzionato, o non ha corrisposto alle aspettative, e se la “prevenzione” non dà buoni risultati occorre poi passare alla “cura”, in ordine alla quale i pareri possono anche divergere, come si evince pure dai commenti su quanto scritto qui dal Direttore.

    Le diversità d’opinione sono senz’altro lecite e consentite, ma un partito, o una coalizione, non possono a mio giudizio presentarsi agli elettori con punti di vista difformi su argomenti così delicati e rilevanti, come è giustappunto questo, che del resto rappresenta un esempio tra non pochi altri da potersi elencare, e a me pare che dall’appuntamento congressuale dovrebbero uscire al riguardo proposte politiche che siano quanto più possibile chiare e decifrabili (per chi dal di fuori osserva ed ascolta).

    Paolo B. 25.03.2016

Lascia un commento