venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Irlanda divisa su tutto
ma unita dal rugby
Pubblicato il 11-03-2016


Gli irlandesi si sgoleranno prima con Amhrán na bhFiann, l’inno della Repubblica, poi con Ireland’s Call, il canto della nazionale di rugby. Dopo di che sarà battaglia.
Rugby Italia IrlandaIl rugby, rúbby nell’accento locale, è the foreign game (il gioco straniero), ma proprio lo sport imposto dai sempre nemici inglesi, è riuscito dove giochi del GAA come il calcio gaelico (da non confondere con il calcio nostrano), l’hurling, il camogie, non sono riusciti, riunire le 32 Contee.
Unionisti e repubblicani, cattolici e protestanti, fianco a fianco, in campo e sugli spalti, accomunati dalla stessa causa e vestendo lo stesso color “smeraldo. Una “unica” Irlanda ed è tutto dire, nonostante siano lontani i tempi delle vittime e degli attentati, poiché negli irlandesi la memoria è robusta quanto la capacità di reggere l’alcol e la predisposizione alle scazzottate.
Quindi domani pomeriggio, sabato, contro l’Irlanda, fischio d’inizio alle ore 13.30 locali, le 14.30 in Italia, e trasmesso in diretta da DMAX, si chiede alla nazionale italiana una prova d’orgoglio definitiva. Certo, per recuperare piena fiducia e inalare una boccata d’ossigeno, sarebbe stato meglio un test meno ostico che non incontrare Sexton e compagni che, se pur non perfetti in questa edizione del Torneo, è pur sempre una squadra orgogliosa dimostrando di valere ancora l’ottavo posto nel ranking mondiale (contro il quattordicesimo degli Azzurri). Chiaramente si attende gentile smentita. Ma questo è il Sei Nazioni e non si fanno prigionieri. Se si vuole stare a questi livelli, volenti o nolenti, bisogna dimostrare di avere aspirazioni alte, progetti ambiziosi e, soprattutto, tanta, tanta, qualità vera con l’ovale in mano. La domanda sorge spontanea: Quale manifestazione possiamo candidarci ad ospitare fintanto che non manifestiamo sul campo di avere una solida squadra che nella stessa kermesse non figuri come la “cenerentola”? Se il futuro è adesso e non a “babbo morto”, oggi dev’essere riscatto vero, un urlo fiero nel silenzio di questi ultimi mesi grigi che superi qualsiasi più ottimistica previsione.
All’Aviva Stadium, sempre saturo in ogni ordine di posti, si aspettano una prestazione della squadra locale che vada ben oltre lo striminzito “sei” nel compitino all’esame di riparazione perché l’ego irlandese è forte ed il “mondo” li osserva, sponsor compresi. Per gli Azzurri Il pericolo incombente sarà contenere, anche psicologicamente, le continue pressioni provenienti dagli spalti che esalteranno i giocatori irlandesi. Per entrambe le compagini, visto il peso delle aspettative in gioco, il rischio sarà essere percossi da “ansia” da prestazione. La tenuta del gruppo farà la differenza che è l’esatto contrario del cercare la rivalsa personale varcando la sottile linea dello strafare. Eccedere porterebbe al suicidio di massa contro una formazione, come quella del Trifoglio, pronta ad incunearsi nella più piccola smagliatura della rete. L’Italia è ferita ma, pare, non rassegnata. Il ct azzurro Brunel deve inventare facendo i  conti con l’infermeria. Ancora fuori Ghiraldini, che finisce il Torneo con una sola apparizione, dentro dal primo minuto Davide Giazzon a tallonare in mischia. Una ventata “new age” in mediana data dall’indisponibilità di Gori e Canna.
Alla prova di fuoco, avendo a che fare contro due marpioni quali e Sexton e Murray, Guglielmo Palazzani come mediano di mischia,  al cap numero diciannove, e Edoardo Padovani, 23enne mediano d’apertura alla prima uscita in azzurro dal primo minuto. Ci sarà così una linea mediana azzurra acerba ma che farà affidamento sull’affiatamento  poiché abitualmente consona nel club di appartenenza essendo la cerniera titolare delle Zebre. Terza linea immutata con Minto, Zanni e Parissse (al 118 cap) e seconda con il rientro di George Biagi in coppia con Fuser ed il “vecchio” Geldenhuys, pronto a dare il suo contributo dalla panchina.

Nota di servizio: Spettatore di lusso Conor O’Shea, estremo della grande Irlanda anni ’90  ed attuale “Director of Rugby” degli  Harlequins  nonchè  “ selezionatore” Azzurro dal  prossimo giugno.
Sicuramente il più importante banco di prova per il suo imminente futuro e, magari, ripensarci

Umberto Piccinini


 

ITALIA 15 David Odiete, 14 Leonardo Sarto, 13 Michele Campagnaro, 12 Gonzalo Garcia, 11 Mattia Bellini, 10 Edoardo Padovani, 9 Guglielmo Palazzani, 8 Sergio Parisse, 7 Alessandro Zanni, 6 Francesco Minto, 5 Marco Fuser, 4 George Biagi, 3 Lorenzo Cittadini, 2 Davide Giazzon, 1 Andrea Lovotti  CT Jaques Brunel

In panchina: 16 Oliviero Fabiani, 17 Matteo Zanusso, 18 Dario Chistolini, 19 Quintin Geldenhuys, 20 Abraham Steyn, 21 Alberto Lucchese, 22 Kelly Haimona, 23 Luke McLean

IRLANDA 15 Simon Zebo, 14 Andrew Trimble, 13 Jared Payne, 12 Robbie Henshaw, 11 Keith Earls, 10 Jonathan Sexton, 9 Conor Murray, 8 Jamie Heaslip, 7 Josh Van Der Flier, 6 CJ Stander, 5 Devin Toner, 4 Donnacha Ryan, 3 Mike Ross, 2 Rory Best, 1 Jack McGrath  CT Joe Schmidt

In panchina: 16 Sean Cronin, 17 Cian Healy, 18 Nathan White, 19 Ultan Dillane, 20 Rhys Ruddock, 21 Kieran Marmion, 22 Ian Madigan, 23 Fergus McFadden

 

Squadra G V N P P+ P- PT
 Inghilterra 3 3 0 0 76 28 48 6
 Galles 3 2 1 0 62 49 13 5
 Francia 3 2 0 1 43 49 -6 4
 Scozia 3 1 0 2 68 62 6 2
 Irlanda 3 0 1 2 35 47 -12 1
 Italia 3 0 0 3 50 99 -49 0

 

 

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