giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Italia terza tra le Big dell’agricoltura
Pubblicato il 22-03-2016


Politici-firmano-BioCon un fatturato che supera i 53 miliardi di euro nel 2015, l’Italia si classifica la terza potenza agricola dell’Unione Europa. A dirlo è Eurostat, che ha da poco diffuso il dossier “Agriculture, forestry and fishery statistics”, un rapporto che descrive non solo la produzione agricola, ma anche l’allevamento, la diffusione delle coltivazioni biologiche e l’inquinamento prodotto da questi settori.

Sul fronte del fatturato a primeggiare è la Francia, che nel 2013 ha sfiorato i 57 miliardi di euro, quindi c’è la Germania con 46,2 miliardi e, come detto, l’Italia. È però interessante notare come siano stati raggiunti questi risultati: Parigi e Berlino, infatti, ci sono arrivati coltivando una superficie maggiore di territorio rispetto a quello italiano e dando lavoro a meno persone. E gli occupati raggiungono quota 817mila, il terzo valore più alto dell’UE dopo quelli di Polonia e Romania.

Al netto delle caratteristiche geografiche, con la tendenza italiana a preferire le piccole e medie imprese. In Italia ci sono più di un milione di proprietà agricole, destinate ai vari impieghi. In Francia sono 472mila, in Germania 285mila. E se nelle prime due potenze agricole europee la dimensione media di queste aziende copre 58 ettari, nel Belpaese non si va oltre i 12, praticamente un quinto di quelle francesi e tedesche.

Eppure, nonostante questa frammentazione, ci sono settori in cui l’agricoltura italiana riesce a primeggiare. Ad esempio nella coltivazione di agrumi: qui incide ovviamente il clima, ma con 3 milioni di tonnellate l’Italia è il secondo produttore europeo, dietro la Spagna che però ne mette sul mercato qualcosa come 7 milioni di tonnellate l’anno. Discorso analogo per le pesche: primi gli spagnoli con 931mila tonnellate, secondi gli italiani con 860mila. Per quanto riguarda le mele, dopo i 3,2 milioni di tonnellate polacche e i 2,5 turchi, ecco quelle del Belpaese, che nel 2014 hanno raggiunto i 2 milioni e 454mila tonnellate. Infine i pomodori: è Ankara la prima produttrice europea, inarrivabile con gli 11,8 milioni di tonnellate immessi sul mercato, ma al secondo posto ecco l’Italia con 5,6 milioni.
Sul fronte del latte e dei suoi derivati, dal formaggio al burro, il Belpaese guarda da lontano Regno Unito, Francia e Germania, almeno sul fronte della quantità. E lo stesso vale per la carne. È sul fronte dell’agricoltura biologica che l’Italia riguadagna terreno: con i suoi 1,4 milioni di ettari coltivati senza l’uso di pesticidi si piazza al secondo posto dietro la Spagna, che ha raggiunto quota 1,7 milioni. E se per quanto riguarda l’allevamento bio di bovini e suini i campioni sono rispettivamente Germania e Francia, quando si parla di ovini bio l’Italia è al secondo posto dietro il Regno Unito.

Ultimo aspetto, l’inquinamento: sotto questo profilo l’agricoltura italiana è decisamente migliore rispetto a quella francese e tedesca. Gli agricoltori italiani emettono in atmosfera la metà del metano e degli ossidi di azoto dei loro colleghi transalpini, “campioni” d’Europa anche da questo punto di vista. Evidentemente quando si parla di inquinamento la frammentazione delle proprietà paga.

Alessandro Munelli

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