sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“La dodicesima notte”, all’Eliseo Shakespeare
tra amore e musica
Pubblicato il 09-03-2016


La Dodicesima Notte1“La dodicesima notte” è una commedia corale fondata sugli equivoci, sugli scambi di identità e di genere scritta da Shakespeare alla fine del XVI secolo. Il titolo deriva dal fatto che questa commedia dovesse essere rappresentata la dodicesima notte dopo il Natale, ovvero all’Epifania. La vicenda è ambientata in Illiria, quella che oggi chiamiamo Dalmazia. Il Duca Orsino è innamorato della bella Contessa Olivia. Ma la Contessa non ne vuole sapere: per sette anni terrà il lutto e non conoscerà uomo, quale forma di rispetto verso il fratello morto da poco. Tutto sembra già finito ma il Destino – e Shakespeare – fanno scoppiare una tempesta: una nave fa naufragio, dal quale si salva una ragazzetta di nome Viola. Nel naufragio ha forse perduto un fratello. La ragazzetta si trova sperduta in Illiria; ma è piena di risorse e decide di travestirsi da ragazzo e di diventare il paggio del Duca. Il Duca lo prende in grande simpatia, ricambiato dal paggio-ragazza che si innamora a tambur battente di lui. Ma il Duca è ancora fissato per la Contessa e decide di far diventare il paggio-ragazza suo messaggero d’amore con Olivia.

Ma anche al Contessa, non appena visto il paggio-ragazza, se ne innamora. Le cose si metterebbero male perché il paggio è una femmina e al tempo di Shakespeare i matrimoni gay non erano previsti.

Ma il Destino e Shakespeare hanno in realtà risparmiato nel naufragio anche il fratello del paggio-ragazza, il quale, essendo suo gemello, è tale e quale alla sorella. Così questo fratello scampato al naufragio, e inseguito anche lui da un innamorato, si sistema volentieri con la Contessa, che lo prende per il paggio-ragazza di cui si era invaghita. La Contessa e il paggio si sposano con un matrimonio segreto che, purtroppo, non resta tale. Il Duca esplode così di gelosia per aver perso Olivia, ma poi chiarito l’equivoco si calma e si prende il paggio-ragazza come futura sposa.

Carlo Cecchi; Remo Stella; Barbara Ronchi; Eugenia Costantini

Carlo Cecchi; Remo Stella; Barbara Ronchi; Eugenia Costantini

Questa è la trama principale, ma ve ne è un’altra, forse più importante, che si interseca con la prima. È un plot comico e si svolge alla corte della Contessa: i protagonisti sono lo zio ubriacone e l’astuta dama di compagnia; un maggiordomo scalatore sociale e un cretino di campagna che spasimano ambedue per la Contessa. Malgrado la sua funzione comica, questo plot ha uno svolgimento più amaro: la follia che percorre la commedia, come in un carnevale dove tutti sono trascinati in un ballo volteggiante, trova il suo capro espiatorio nel più folle dei personaggi: il maggiordomo, un attore comico che aspirava a recitare una parte nobile, quella del Conte Consorte.

Nella “dodicesima notte” portata in scena all’Eliseo abbiamo una rappresentazione classica della commedia shakespeariana con un elemento importante di novità: le musiche stupende di Nicola Piovani, che accompagnano dal vivo tutto lo svolgersi della vicenda. Se, infatti, l’amore è il tema della commedia; la musica, che come dice il Duca nei primi versi “è il cibo dell’amore” ha una funzione determinante. Non come commento ma come azione. Anche i costumi, curati da Nanà Cecchi sono anche molto belli, suntuosi e curati, e i loro colori lussureggianti risaltano sulla scenografia scura sullo sfondo. La scena, infatti, reinventa un espace de jeu che permette, senza nessuna pretesa realistica o illustrativa, il susseguirsi rapido e leggero di questa strana malinconica commedia. Tra gli attori si segnalano oltre a Carlo Cecchi, che, oltre ad essere regista dell’opera, interpreta in modo magistrale il maggiordomo Malvolio, le convincenti interpretazioni di Vincenzo Ferrera, nei panni di Sir Toby, lo zio ubriacone della Contessa e di Loris Fabiani, nei panni di Sir Andrew, il cretino di campagna, suo protetto. Complessivamente su buoni livelli la recitazione corale della compagnia, anche se con qualche margine di miglioramento su tempi scenici e sicurezza recitativa. Da evidenziare infine la raffinata traduzione del testo shakespeariano da parte della poetessa Patrizia Cavalli.

Una commedia dell’amore, in fondo semplice, che il regista Carlo Cecchi mette in scena con maestria realizzando un ottimo gioco attoriale. Per chi ama i classici, al Teatro Eliseo di Roma fino al 20 marzo.

Al. Sia.

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