martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Germania la Turchia e gli altri
Pubblicato il 21-03-2016


Per la Merkel, l’accordo sui migranti è un grande successo. Nessuno dei disperati di Idumeni e di quelli che potrebbero arrivare a Idumeni sfonderà i reticolati per approdare in massa in Germania. E questa è una ragionevole certezza. E, se poi le cose andranno come previsto (ma questa è una ragionevole speranza) non dovrebbero esserci più immagini di bambini annegati in mare o nell’attraversamento di qualche fiume a turbare non dico il sonno ma le buone coscienze di un continenti che aveva, almeno sino ad oggi, l’accoglienza e il diritto alla cittadinanza come suo principio costitutivo.

Anche per la Turchia lo è. Per il suo governo; e magari anche per il suo popolo e, soprattutto, per la causa della pace in Medio oriente. Erdogan sa benissimo che il continuo afflusso di profughi dalla Siria costituisce un problema anche per il suo paese al punto di non poter essere più governato se la guerra di tutti contro tutti in Siria dovesse continuare. Nessuno, allora, gli chiederà il mea culpa per avere contribuito in modo significativa all’accendersi del fuoco; perché dovrebbe capire da sé che è suo interesse spegnerlo. (E, in ogni caso, frau Merkel è la persona più adatta con cui discutere della faccenda…).

Lo è, infine, per i paesi dell’Est. Anche se, forse, non per i loro governi. Questi ultimi stanno campando sulla possibile invasione dei nemici della cristianità; al punto di non volerne accettarne nessuno. Sapere che, grazie all’asse Berlino-Ankara, l’invasione è stata stoppata sul nascere magari li porterà a più miti consigli; o, male che vada, gli toglierà degli argomenti. Per la Grecia, e anche per l’Italia, l’intesa germano-turca rappresenta una calamità ingestibile. Non siamo ad Ellis Island dove scrupolosi ed arcigni funzionari verificano ad una ad una vita morte e miracoli delle persone che arrivano, per accoglierle o rimandarle indietro. Siamo in un paese, già disastrato di suo – grazie in particolare all’Europa – e a cui viene ora affidato l’incarico di gestire duecentomila persone ancora più disgraziate per stabilire, singolarmente, chi di loro ha diritto allo status di profugo e chi, invece, deve essere rimandato nell’inferno da cui proviene. Il tutto naturalmente con la dovuta celerità; così da consentire ai “migranti meritevoli” scelti dai turchi di prendere il posto dei migranti fasulli individuati dai greci. E siamo in mezzo ad un’umanità dolente che si è già dimostrata disposta ad ogni possibile sacrificio per lasciare il suo inferno; e che è parimenti disposta a tutto pur di non essere ricacciata indietro. Finirà che Tsipras, tra una visita della troika e un’altra, alzerà le braccia e dirà “avete architettato voi quest’impiccio; gestitevelo voi“.

L’accordo, poi, lascia il nostro paese scoperto e inerme di fronte alle nuove ondate migratorie provenienti da Sud e, da ora in poi, da Sud-Est. Scoperto perché, chiusa definitivamente la via balcanica, il nostro è rimasto l’ultimo e l’unico punto di accesso all’Europa. Scoperto e inerme perché, con l’accordo Merkel-Erdogan si stabilisce, anche se non si ha il coraggio di dirlo apertamente, che, d’ora in poi, l’unico migrante buono è quello che può appellarsi al diritto d’asilo, il che rende automaticamente irregolare l’immigrazione “economica” e, in particolare, quella proveniente dall’Africa. Scoperto e inerme perché la Libia, grazie ai buoni uffici di Francia, Gran Bretagna ed Egitto, è un caos ingovernabile da cui chiunque può partire e in cui nessuno può decentemente essere rimandato indietro. Scoperto e inerme, infine, perché, le nostre navi nel Mediterraneo sono lì per salvare le persone e non per rimandarle indietro; come ha detto molto bene il nostro presidente del consiglio.

I migranti, poi, subiranno la sorte che Calvino riservava all’umanità: pochi salvati e molti dannati; e per sempre. Nell’insieme, una toppa; ma su di un abito che casca a pezzi. E per favore, non si invochi l’Europa come deus ex machina. Perché l’Europa non c’è; mentre ci sono eccome Germania, Francia, Inghilterra e blocco dell’Est. A quando l’Italia ?

Alberto Benzoni

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