lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La “ricetta” Usa firmata Sanders
Pubblicato il 21-03-2016


Bernie Sanders è il senatore americano che in competizione con Hillary Clinton si è segnalato come democratico di orientamento socialista. Molti si sono chiesti come ha potuto emergere un tale orientamento, considerato in Nord America eccentrico se non impresentabile. In realtà non è così, e non solo per i suffragi che Sanders ha raccolto, ma anche perché nel pensiero nordamericano si è sviluppato negli ultimi decenni una tendenza in sintonia con le tesi socialistiche. E’ il caso del teorico canadese Gerald A. Cohen e del suo libro “Socialismo, perché no?”, di cui ho scritto sulla rivista “Mondoperaio” proprio in questo marzo 2016, sotto il titolo “Comunitarismo e socialismo liberale”.

Sembra di sentire Sanders quando Cohen spiega che il socialismo è “desiderabile”. E’ un’aspirazione che procede sulla via dell’uguaglianza, superando la mera uguaglianza formale e borghese, che ha pur proposto l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, fuori da divisioni di razza, sesso, religione. L’uguaglianza delle “opportunità” proposta dalla sinistra va oltre, cercando di superare “le circostanze di nascita e di educazione”, dunque gli svantaggi sociali: per cui i destini delle persone verrebbero determinati dal talento e dalle scelte di ciascuno di noi, non dal contesto sociale da cui si proviene. Ma l’uguaglianza davvero compiuta, quella che Cohen definisce “la parità di opportunità socialista”, deve affrontare anche il problema delle “differenze innate”, quelle che la natura ha impresso in ognuno di noi e delle quali “non possiamo essere definiti responsabili”. Solo superando sia gli svantaggi sociali che quelli di ordine naturale si potrà arrivare alla vera uguaglianza delle opportunità: i diversi esiti finali delle singole persone rifletteranno solo differenze di gusto e di scelte, non differenze determinate da “facoltà sociali e naturali”.

Per questo il socialismo è fortemente desiderabile: lì ci sarà una “reciprocità comunitaria”, che non è quella di mercato per cui “io do perché prendo”, ma quella per cui “io do perché tu hai bisogno” ed io – senza essere un babbeo – posso aspettarmi “un’equiparabile generosità”. E’ la reciprocità caratteristica dell’amicizia, un’amicizia sociale collettiva, una forma nuova – precisa con arguzia Cohen – che, come l’amicizia più classica e personale, non escluderà inevitabili “vie di mezzo”.

Ma questo socialismo è realizzabile? Ci sono dei bisogni fondamentali, a partire dalla salute e dall’alimentazione, beni di base che tutti desiderano. Poi c’è il vasto mondo delle materie opzionali: cosa e come produrle? Pare che senza i segnali provenienti dal mercato sia difficile decidere, visto che le pianificazioni di stampo comunista-centralista si sono rivelate nefaste. “Può il mercato produrre con efficienza senza incentivi mercantili e quindi senza una distribuzione mercantile delle ricompense?” si chiede Cohen. Egli si fa soccorrere da un altro collega nordamericano, Joseph Carens dell’Università di Toronto, che immagina un mercato capitalista convenzionale nel quale però le tasse cancellano le disuguaglianze ridistribuendo il reddito fino a giungere all’uguaglianza assoluta. Resta insomma la mira del guadagno, ma non per tenerlo per sé quanto per dare un contributo alla società. Dunque avremmo un mercato al servizio dell’uguaglianza e della comunità. Può essere utopistico che i più abbienti non riducano il loro impegno davanti ad una tassazione ridistributiva sfavorevole, però questo schema tecnicamente potrebbe funzionare. Ma saprà resistere al risorgente sentimento egoistico?

Cohen non disarma: finora i tentativi di superare il mercato – senza violenze e peggiori sopraffazioni – sono falliti. Ma questa non è “la giusta conclusione” per arrenderci. Forse la socialdemocrazia scandinava è quella che è andata più vicina di altri all’ideale socialista, coniugando giustizia sociale e liberalismo politico. Una ricetta che “l’eccentrico Bernie Sanders” prova ad importare in America, con un’affabilità e una gentilezza nuova.

Nicola Zoller
(pubblicato su “Trentino”)

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento