mercoledì, 25 maggio 2016
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Opinioni e commenti
 

Le romanarie
Pubblicato il 19-03-2016


Tra Pd diviso sempre e centro destra spaccato, tra Meloni che al secondo turno è pronta a votare per Virginia Raggi, l’avvocata grillina, già nello studio Previti e oggi alfiere di Grillo, come la Santanché che l’ha anticipata nellla stessa propensione, sempre di piú le elezioni di Roma, dopo primarie, comunarie, gazebarie, si presentano come un test d valenza nazionale. Alle romanarie il Pd presenta il suo miglior candidato renziano, quel Giachetti che ha importato nel partito i metodi dei digiuni pannelliani per poi trasportare Renzi dal suo ex leader e guru. Ma la sinistra si conterá su Stefano Fassina, o su Ignazio Marino, dopo il non possum di Bray, dalemiano tentato? Valuteranno le forze in campo.

Il centro-destra si spezza su Bertolaso, dopo che su quel nome pareva aver trovato la sua unità. Salvini, che non capisco cosa possa contare su “Roma ladrona”, oggi trasformata in “Difendiamo anche Roma dai campi rom”, gioca la carta Meloni per costruire la destra lepenista del dopo Berlusconi. E quest’ultimo si trova doppiamente spiazzato, perché capisce che quella destra nascerá senza di lui e che il centro é ormai tutto orientato, con o senza Alfano, su Renzi. Casini ha un bel da richiamare Berlusconi a creare un centro forte con lui e con Alfano. Sarebbe un centro debole e tutto subalterno a Renzi. Un centrino, un renzino.

Perfino il povero Zanetti di Lista civica riunisce i moderati, e tenta l’impossibile. Nell’area moderata giá ci sono Alfano, Casini, Verdini, e ci vorrebbe stare perfino Berlusconi, sia pur in un fronte opposto, e mettiamoci anche Zanetti e Portas. Ma quanto puó contare quest’area quando già essa é politicamente coperta dal Pd renziano? Anche per questo l’asse Salvini-Meloni, benedetta dalla bella e giovane Marion Le Pen, ha una sua giustificazione. E si fonda sulla necessitá, a fronte di un centro ormai largamente coperto da Renzi, di rilanciare una nuova destra, antieuropea, anti tasse, anti immigrati. Piú avanti, e intervenendo a Salerno, diró quale a mio avviso dovrebbe essere l’attracco della nostra scialuppa socialista. Se essa vuol difendere davvero i suoi valori di equità e di libertà delle persone. Se vuol essere non solo memoria, ma anche futuro.

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Commenti all'articolo
  1. Su quanto sta avvenendo a Roma, e non solo, le ipotesi e supposizioni si rincorrono riguardo alle scelte di ciascun leader, seppure non si riesca sempre a comprendere se prevalgano le ragioni tattiche o quelle strategiche, anche in vista delle future elezioni politiche.

    Ma questo “incedere” della politica dovrà poi confrontarsi con gli “umori” del corpo elettorale, non facilmente interpretabili in via prioritaria, cioè prima del responso delle urne, specie oggi che il voto è diventato più fluido e mobile essendosi allentato il legame ideologico col rispettivo partito di riferimento.

    Un tempo si diceva che fosse la componente moderata a decidere l’esito elettorale, a seconda di come avrebbe orientato il proprio voto, e negli anni successivi la si ritenne quella che alimentava maggiormente la fascia dell’astensionismo, non trovando un partito che la facesse sentire rappresentata.

    Oggi si ha talora l’impressione che una quota di tale area, al momento difficilmente quantificabile, vada via via apprezzando posizioni meno moderate, perché crescono le sue preoccupazioni, sul piano economico, valoriale, in tema di sicurezza, ecc…, e ritiene pertanto che per far fronte a questo insieme di progressive criticità occorra maggiore determinazione e risolutezza da parte delle istituzioni.

    Se fosse effettivamente così, significherebbe che nel sentire del Paese le differenze si vanno allargando e radicalizzando, e detta quota di moderati sta probabilmente cercando l’interlocutore politico cui affidarsi, e bisognerà allora vedere quale partito potrà vedersi maggiormente riconosciuto un tale ruolo, e quanti saranno gli elettori a farlo, perché da ciò potrebbe anche nascere una nuova geografia politica.

    Paolo B. 19.03.2016

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