sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le sedici fatiche di Ercole
Pubblicato il 14-03-2016


Ercole Incalza assolto. Per la quindicesima volta. E’ una buona notizia per chi l’ha conosciuto e ha avuto modo di apprezzarne la competenza e la disponibilità. E’ vero che deve affrontare ancora un altro prcedimento, ma tutto lascia prevedere che la sedicesima volta non sarà lontana. Quando ero al governo in quel ministero era lui il vero ministro. Conosceva l’Italia metro per metro. Fu lui a trovare la soluzione del finanziamento alla stazione di Reggio Emilia dell’Alta velocità, su mia sollecitazione. Sapeva che Mancasale era zona sottoutilizzata e dunque obiettivo B finanziabile con fondo comunitario. Andai io alla conferenza stato-regioni per farlo passare e inventammo un finanziamento anche per la Liguria per averne l’appoggio. A Ercole un forte abbraccio e un pensiero
affettuoso, a lui e alla sua famiglia che ha dovuto sopportare due anni di gogna mediatica. E per lui anche l’affronto del carcere. Che bisogno c’era?

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Commenti all'articolo
  1. Ho conosciuto Ercole Incalza quando era dirigente ai trasporti negli anni ’80. Un cervellone.
    Non mi sono quindi meravigliato quando ricorrentemente veniva sottoposto ai raggi X. Una persona in vista che risponde solo alla propria professionalità è costantemente sotto osservazione di chi è abituato a lucrare sugli affari.
    Lo dico con cognizione di causa avendo avuto le stesse attenzioni per tutti gli anni in cui sono stato dirigente di un Ente strumentale.
    Vinsi inopinatamente un concorso universitario che doveva essere assegnato al nipote di un alto prelato di origini patavine.
    Appurato da informazioni riservate (che poi stupidamente avevano lasciato nella nia cartella personale), che ero socialista, e soprattutto non della “loggia” fui mandato a gestire i servizi dell’allora Opera Universitaria, dove erano fortemente presenti i gruppi extraparlamentari, soprattutto Potere Operaio divenuto poi Autonomia Operaia.
    Proveniendo dall’industria privata non concepivo quindi il “laissez faire, laissez passer) non liberista, ma menefreghista dell’andazzo precedente.
    Parti subito un’indagine (su segnalazione anonima) sugli appalti di generi alimentari dove avevo estromesso aziende senza requisiti. Successivamente sull’acquisto con i risparmi di gestione di un immobile per 350 studenti e via cantando.
    L’ultima riguardò l’acquisizione, sempre con i risparmi di gestione di un altro grande immobile, dove per ben quattro volte vi furono approfondite indagini di sostituti procuratori diversi.
    In nessuna di queste si arrivò a conclusioni positive.
    L’Ente Padovano divenne in quel periodo il maggiore in assoluto per servizi agli studenti. Oggi è distrutto!
    Nel frattempo ebbi l’incendio dell’auto, della mia abitazione e una gambizzazione.
    Teniamo presente che mai fu il C.d.A. ed il suo Presidente sotto inchiesta/indagine. Solo io. Forse perché un Dirigente di fede socialista non poteva essere anche onesto (passatemi la battuta).
    Ma non finì lì ovviamente ed io non sono Berlusconi che aveva interessi e alcove da difendere. Ma i cani devono assolutamente azzannare la preda.
    Avvenne che conquistai la Segreteria del mio partito, dopo che nel 1985 ero stato eletto consiliere Provinciale e vice presidente della 1^ Giunta di centro sinistra. Avevo l’assessorato ai trasporti – una goduria di grattacapi.
    Nel 1993 di punto in bianco (non ci crederete!) l’azienda dei trasporti fu dichiarata fallita, dopo che come Giunta avevamo sostituito il CdA.
    Improvvisamente un “improvvido” sostituto procuratore inviò a casa di tutti noi + i tre sindaci (12 malfattori!), i militi della Finanza che con tanto di mandato ci restrinsero in “cattività” per pericolo di ” inquinamento” delle prove (da venerdì a lunedì eh!).
    Quando si deve abbattere una persona non si va per il sottile: un po’ come i bombardieri USA!
    Fatto sta che anche stavolta “la scapolai bella” come si dice in veneto, nonostante due morti (un assessore ed il Rag. Capo della Provincia), tre mamme ed una moglie (ictus; crepacuore!). La mia situazione economica fu messa sotto un telescopio, allargandola a tutti i parenti prossimi che avevo (che tristezza: il maresciallo della Finanza mi offri anche un caffé, con mio sommo piacere).
    Ma non è successo nulla, solo che l’esperto della procura, un milanese che doveva sostenere la fraudolenza, fu
    condannato da sindaco di società, proprio per bancarotta fraudolenta!
    Ovviamente fummo assolti, dopo che dovetti convincere uno ad uno i miei colleghi a non accettare patteggiamenti (sollecitati dai loro maggiorenti di partito!). IL FATTO NON SUSSISTE andate in pace.
    Quel sostituto/Pubblico Ministero, è divenuto in seguito Procuratore della Repubblica, ridicolamente mettendo nel curriculum proprio le sue indagini sul fallimento di quell’azienda pubblica, Ah, ma era intervenuta la modifica della Legge Fallimentare, avete capito?
    Questo per dire ad Ercole Incalza, che appunto conosco anche se lui certamente non si ricorda di me (un po come te Mauro), di stare tranquillo: Come si dice ORO BON NO CIAPA MACIA! E la sua competenza non c’è oro che la paghi. Un po meno quella dei magistrati inquisitori!
    Non so se vuoi pubblicarla Mauro; mi rendo conto che è lunga ed anche un po’ prolissa. Ma a volte le cose vanno dette fino in fondo: da uomini liberi!

  2. Quello che descrive Giampaolo è uno dei tanti eposodi che testimoniano la persecuzione dei socialisti. Che dire del modo tartufesco in cui si è liquidato il buon Greganti che i soldi diceva di tenerli per sè e allora era un ladro ma veniva poi considerato un eroe alle feste dell’Unità con tanto di magliette con la scritta Viva Greganti? A me non è successo quasi nulla. Ma mi hanno inquisito una segretaria perchè assunta da un imprenditore (io non avevo l’obbligo di assumerla). Volevano che lei dicesse che io ero il referente delle coop. Cioè a Reggio Emilia, dove il Pci aveva la maggioranza. Io ho fatto sapere che ero disposto a rivelare come Pci e Psi si finanziavano insieme anche dal movimento cooperativo, e dopo poche ore la mia segretaria è stata prosciolta. Capito?

  3. Grazie Mauro.
    Personalmente queste cose le ho sempre dette pubblicamente da allora. Non sono segreti.
    Siccome dieci anni dopo la mia gambizzazione (20 ottobre 78), cui mi risulta non seguirono indagini, un giornalista si permise di intervistarmi, fui inquisito da un collega di quello citato nel mio intervento precedente, il quale pretendeva gli “svelassi” chi mi aveva gambizzato . Riferendogli tutti i particolari come se fosse lo stesso giorno, affermai che purtroppo il nome di quella persona, del resto ben identificabile dalla faccia e dai capelli emergenti dal passamontagna, oltre dalla moto che lo portava, proprio no lo conoscevo, nonostante le indagini personalmente condotte. La risposta di quel solerte magistrato fu: “o me lo dice o la faccio arrestare!” (becco e bastonato). Ovvio che uno come me a quel punto facesse un largo sorriso e alzandosi dalla sedia salutasse cordialmente. Nessuno mi fermò e a circa trent’anni di distanza sono ancora libero.
    Capirai che sono scettico quanto sento difendere i magistrati (mi ricordo un articolo nel 1983 sull’Avanti!, del buon Francesco Forte).
    Ciao.

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