venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Egitto dica la verità su Regeni o l’Italia richiami l’ambasciatore
Pubblicato il 01-03-2016


Le novità, per modo di dire, perché sulla tragica morte di Regeni ormai si sa tutto, vengono dal dipartimento di medicina legale della capitale egiziana. Secondo quelle autorevoli e documentate fonti Giulio Regeni sarebbe stato torturato in tre fasi, separate l’una dall’altra di 12-14 ore. E i segni della tortura, comprese le bruciature sul corpo, sono il marchio di fabbrica, secondo le organizzazioni internazionali dei diritti umani, proprio dei servizi segreti egiziani. L’Italia deve pretendere verità e giustizia da un paese alleato e per di più in prima fila nella lotta al terrorismo islamico.

Non può essere che, come gia avvenuto per altri episodi che hanno colpito il nostro paese, ci si accontenti di una verità di comodo. Di una mezza verità, di una parziale ammissione, peraltro ancora lungi dall’arrivare. Non possiamo adottare la tattica dello struzzo, come è avvenuto per il Chermis, per Calipari e molto tempo prima per Ustica. Sia ben chiaro, ogni episodio citato va inquadrato in un contesto di amicizie e inimicizie delle quali occorre tenere conto. Eppure l’Italia ha dato quasi sempre l’idea di piegare la testa di fronte a violenze e soprusi di servizi o pezzi di servizi di paesi alleati. Servirebbe altro spazio, e magari ci torneremo, per porsi interrogativi, e ormai anche per tentare risposte, sulla stragi degli anni settanta che hanno insanguinato l’Italia.

Ho sempre personalmente ritenuto che dopo la caduta del muro e la fine del comunismo sarebbe stato più semplice arrivare alla verità, tutta da ricercare in quel crogiuolo di interessi e di intimidazioni, di ricatti e di ritorsioni, di scorribande e anche tragici errori, di servizi di opposta provenienza col colpevole coinvolgimento almeno negli anni ottanta-novanta, dell’organizzazione militare mafiosa. Solo poco fa siamo stati messi a conoscenza del lodo Moro e cioè del patto che l’Italia avrebbe concordato coi terroristi palestinesi, basato sulla assenza di attentati in Italia in cambio di una sorta di lasciapassare delle armi dirette in Palestina. Col missile sequestrato a Pifano l’avevamo intuito. Che poi si sia ipotizzato anche un analogo patto tra lo stato e la mafia secondo il famoso papello e che le stragi successive non siano state altro che il ricatto mafioso per arrivare a un accordo non é per nulla peregrino.

Invece, dopo la caduta del muro, in Italia si è aperto il capitolo di Tangentopoli e gli eroi di Mani pulite hanno perseguito le tangenti e lasciato che il sangue, che in un decennio é corso a fiotti nel nostro paese, restasse impunito. Che non vi sia relazione tra le due cose é possibile. Tuttavia non pare illogico pensare il contrario. Sulle tragica fine di Giulio Regeni l’Italia si presenti con la schiena dritta. Dopo le ultime rivelazioni che confermano ancor più le responsabilità dei servizi egiziani, lo stesso governo di Al Sisi non può trincerarsi dietro le continue e un po’ ridicole smentite e le ipotesi più grottesche, dall’incidente stradale, alla droga, al delitto per amore. L’Italia non può farsi prendere in giro dinnanzi al mondo intero. Nessuno può ragionevolmente pensare che Regeni sia stato ucciso su ordine del governo de Il Cairo. Sarebbe questa una sfida, peraltro senza morivi, all’Italia e al mondo. Ma se il governo non troverà e non punirà i colpevoli sarà anch’esso ritenuto responsabile a allora, come ha suggerito Pier Ferdinando Casini, l’Italia dovrebbe richiamare a Roma il suo ambasciatore.

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Casini, un uomo tutto d’un pezzo. Mi piacerebbe però che analoga fermezza l’avesse dimostrata quando l’Italia acconsentì al rapimento con annesse torture di un musulmano sospettato di essere un terrorista, Abu Omar. Per lui la Cia, con l’aiuto italiano, ha organizzato una extraordinary rendition, ovvero un ‘trasporto straordinario’ in Egitto dove, come abbiamo riscoperto col caso Regeni, non si va tanto per il sottile quando si è sospettati di essere dei terroristi. Poi Abu Omar era innocente, non è stato ucciso a differenza di Regeni, è stato liberato, ha fatto causa all’Italia e ha vinto. Come avete scritto anche voi e in attezsa di essere rimborsato. E Casini che ne dice?

  2. L’Italia può farsi prendere in giro dinnanzi al mondo intero, se ci siano in ballo interessi economici come quelli dell’ENI, anche perche l’Egitto serve agli USA, e l’incarico all’Italia per la Libia ce lo garantiscono proprio loro gli USA.
    Dunque che fare? Pierferdi parla ma lui come dice Federico, parla solo ma non ci mette mai la faccia, troppo comodo, democristianissimo Pierferdi.

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