lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Libia. Intervento presidente emerito Napolitano
Pubblicato il 09-03-2016


Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 588 del 09/03/2016
(Bozze non corrette redatte in corso di seduta)

NAPOLITANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, onorevoli senatori, vorrei anzitutto dare atto al Ministro degli affari esteri di alcune importanti puntualizzazioni che ci ha offerto questa mattina, divenute a mio avviso necessarie e, anzi, urgenti visti i non lievi equivoci determinatisi nelle ultime settimane per quanto riguarda la situazione in Libia e anche le responsabilità, i compiti e gli intenti dell’Italia.

Lei, ministro Gentiloni, è giustamente partito dal doloroso richiamo all’atroce vicenda del lungo e feroce sequestro cui sono stati sottoposti dei nostri tecnici e, infine, della tragica morti di due di essi. Ci ha dato degli elementi di informazione utili e si è riservato di darcene altri, essendoci ancora non poco da scavare in quella vicenda. Soprattutto, come era naturale e corretto, lei ha tratto spunto da quel richiamo per parlarci della realtà della presenza di Daesh, jihadisti ed ISIS in Libia.

Ritengo che la vicenda dei quatto ostaggi e dei due nostri connazionali tragicamente e barbaramente caduti e, in generale, la vicenda di cui siamo stati purtroppo così direttamente investiti abbiano richiamato alla nostra attenzione quello che sta accadendo in Libia, ossia una strategia di guerra di estensione e consolidamento sul territorio libico dell’ISIS, oltre che di dilagante terrorismo.

Ora, l’ISIS è un gravissimo problema per la comunità internazionale, come sappiamo. È un problema da affrontare su molti fronti – non solo su quello libico – e su molteplici versanti, e non solo su quello militare. È, comunque, da affrontare anche sul fronte libico e in termini militari perché siamo dinanzi a delle operazioni belliche efficaci e sanguinose. Si è, in qualche modo, sovrapposta questa realtà, che non era esistente due anni fa o un anno fa. Due anni fa già eravamo dinanzi al caos libico, ma non c’era questo elemento dirompente che si intreccia con il crollo di ogni forma di legittimazione statuale in Libia. Parlo appunto della strategia dell’ISIS, della presenza e dell’insediamento dell’ISIS in Libia e anche di una sua possibilità di consolidamento e di ulteriore espansione.

Ora, a me pare indispensabile sottolineare come il problema – che non riguarda solo l’Italia, come si diceva prima, ma l’intera comunità internazionale – del contrasto al terrorismo e all’offensiva bellica dell’ISIS debba essere distinto, pur intrecciandosi con esso, dal quadro delle nostre possibili responsabilità verso la Libia. Siamo virtualmente partecipi di una vasta coalizione che si sta delineando precisamente nei confronti del fondamentalismo islamico, delle sue minacce e anche della sua presunta aggregazione statuale. Bisognerà concordare con gli alleati in che misura l’Italia debba farsi partecipe su tutti i fronti secondo le necessità del contrasto al fondamentalismo, al terrorismo e all’ISIS in Libia e altrove. Quando si è parlato, quotidianamente da qualche settimana, di una missione in Libia a guida italiana, che il Governo ha rivendicato e di cui è stato molto comprensibilmente orgoglioso per essersi visto riconoscere dagli alleati, certamente non si parlava di una missione militare contro l’ISIS. Non se ne parlava un anno fa perché non c’era ancora questa presenza insidiosa e molto minacciosa direttamente verso l’Italia in Libia dell’ISIS. Io ritengo che, quando si allude ad una missione a guida italiana, sarebbe grottesco pensare che ci possa essere una lotta all’ISIS su tanti fronti e in tante situazioni diverse a guida italiana. A guida italiana può esserci una missione di supporto alla stabilizzazione istituzionale e politica in Libia, di institution building e di supporto a un Governo legittimo capace di preservare l’integrità territoriale della Libia e di salvaguardare le sue potenzialità di sviluppo, fondate in larga misura sulle risorse energetiche. Comunque, per questa missione, che può prevedere alcuni impieghi limitati di reparti speciali, oltre che di servizi di sicurezza, come si è largamente detto e scritto, il Governo, comprensibilmente, ritiene indispensabile che si realizzino alcune condizioni come l’esistenza di un Governo che rivolga una richiesta all’Italia o l’esigenza di una legittimazione internazionale o di un’approvazione del Parlamento.

Dal momento che si torna talvolta a parlare piuttosto a vanvera dell’intervento NATO in Libia su mandato delle Nazioni Unite nel 2011, vorrei ricordare che allora ci fu legittimazione o, anzi, iniziativa internazionale delle Nazioni Unite; ci fu l’approvazione del Parlamento nelle sedute del 23 e 24 marzo 2011 con l’approvazione a larghissima maggioranza, compreso il Partito Democratico, allora all’opposizione, di quelle mozioni.

L’unica cosa che oggi non possiamo certamente pretendere e che non potevamo allora richiedere è che ci fosse una richiesta del governo libico, dato che il mandato delle Nazioni Unite era rivolto a colpire il governo libico allora esistente per le gravi violazioni dei diritti umani nei confronti di quanti dimostravano in nome della libertà, la cosiddetta primavera araba di allora.

Dunque oggi noi abbiamo un grande punto interrogativo che è il se, quando e come si formerà questo governo nazionale unitario. Purtroppo molte nostre attese sono state deluse. Ieri sembra che il Presidente del Consiglio abbia detto che non c’è un tempo infinito per la costituzione di questo governo, che è una frase secondo me del tutto comprensibile, anche se un po’ criptica. In attesa che si compiano le condizioni necessarie noi facciamo comunque quello che possiamo, specialmente sul piano umanitario.

Altra cosa è, appunto, come ha detto molto bene il ministro Gentiloni, assumerci le nostre responsabilità per la sicurezza del nostro Paese, perché nei confronti dell’ISIS, nei confronti di questa presenza armata e bellica del fondamentalismo islamico in Libia, certamente dobbiamo fare molta attenzione a minacce dirette per l’Italia e ipoteticamente per il suolo italiano (è sacrosanto il richiamo all’articolo 52 della Costituzione). Ma noi dobbiamo anche tenere presente che c’è già una copertura internazionale (ed è prevedibile che ci sia) sulla base di quel famoso Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite (che credo pochissimi abbiano avuto, anche tra quelli che scrivono sui giornali, l’avventura di leggere) che, non dimentichiamolo, segnando una differenza radicale rispetto all’operato della Società delle Nazioni, quando c’erano il fascismo e il nazismo in ascesa, prevede (è scritto così, andatevelo a leggere) che ci possa essere un intervento con forze di cielo, di terra e di mare, sotto il comando delle Nazioni Unite, per prevenire o reprimere violazioni e minacce alla pace e alla sicurezza internazionale. Quindi, quello è il quadro in cui si inscrive la ben più generale questione del confronto con le minacce del fondamentalismo islamico e con la guerra scatenata dall’ISIS.

Naturalmente tutto questo va fatto nell’ambito delle nostre possibilità e di una giusta ripartizione di compiti con i nostri alleati, all’interno – ripeto – di una vastissima coalizione che si delinea. Certamente vi è il fatto che il rappresentante di un grande Paese nostro alleato, al quale siamo legati per mille fili, abbia improvvisato delle cifre: la cifra dei 5.000 forse è venuta in mente improvvidamente all’ambasciatore degli Stati Uniti pensando a quello che è stato il nostro impegno in Afghanistan, perché in Afghanistan il nostro impegno ha sfiorato le 5.000 unità, schierate sul campo in condizioni molto difficili.

Vorrei dire soltanto, se mi è permesso, che ho vissuto, insieme con alcuni colleghi che erano già in Parlamento nelle precedenti legislature, i momenti più dolorosi della mia esperienza di Presidente della Repubblica recandomi a Ciampino ad accogliere le salme dei nostri caduti in Afghanistan, abbracciando i loro familiari e onorando la loro memoria nelle grandi cerimonie funebri a Santa Maria Maggiore (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

Era mio dovere farlo ed era in questi casi anche mio dovere rappresentare l’unità della nazione accanto alle Forze armate. Ma sono esperienze che non auguro a nessuno di dover ripetere e, quindi, prima di parlare di migliaia e migliaia di nostri uomini da mandare sul terreno sono d’accordo che ci si debba pensare non una, ma mille volte (Applausi dal Gruppo PD).

Non si può accettare l’idea che sia qualcosa di contrario ai nostri riferimenti storici, ideali e culturali il ricorso alle armi nei casi previsti dallo Statuto delle Nazioni Unite.

Generare l’illusione che non avremo mai, nel nostro futuro, la possibilità di interventi con le nostre Forze armate, in un mondo che ribolle di conflitti, di tensioni e di gravissime minacce, sarebbe veramente ingannare l’opinione pubblica, sollecitare un pacifismo di vecchissimo stampo, che non ha ragion d’essere nel mondo d’oggi e anche nel mondo quale è uscito dalla seconda guerra mondiale.

Onorevole Ministro, mi auguro che questi chiarimenti servano a ben evitare ulteriori equivoci e a prepararci a quello che dobbiamo fare, nei nostri limiti, con grande senso di ponderazione e di responsabilità, in Libia, per la stabilizzazione della Libia, e, in generale – in Libia e altrove – per contrastare l’offensiva del fondamentalismo islamico. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e PD e della senatrice Bencini).

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