domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Libia. Pronti i piani di attacco del Pentagono
Pubblicato il 08-03-2016


Soldati Usa“Nessuna guerra lampo”. Dalle parti del Governo ci si affanna a smentire l’imminenza di azioni militari in Libia soprattutto in assenza di un Governo legittimo che chieda aiuto all’Italia per combattere la minaccia dell’Isis. Intanto però mentre il Parlamento di Tobruk fa un altro buco nell’acqua e rinvia la decisione sul Governo di emergenza nazionale, dagli Stati Uniti arrivano i dettagli del piano che il Pentagono ha approntato per l’offensiva anti-Isis. Un segnale chiaro di impazienza per la lentezza con cui la miriade di fazioni e gruppi procede sulla strada dell’accordo, ma forse anche nei confronti del nostro Paese che a forza di ragionarci su per evitare passi falsi, rischia di aggravare la malattia. Insomma se non sarà una ‘guerra lampo’, il rischio che si corre è che divenga una lunga guerra, molto lunga.

Lybian International Assistance Mission (LIAM)
“Nei prossimi giorni non accadrà nulla”, hanno ribadito dal Governo italiano, ma ammettono che – e non potrebbe essere altrimenti – è in corso la pianificazione strategica degli obiettivi e delle azioni da compiere una volta avviata la macchina militare.
“La missione, che dovrebbe prendere il nome di Lybian International Assistance Mission (LIAM), verrebbe strutturata – scrive il magazine ‘AD Analisi Difesa’ – su più componenti con l’obiettivo di fornire sicurezza ad alcune aree e infrastrutture strategiche (come pozzi e terminal di gas e petrolio, sedi istituzionali e infrastrutture strategiche) oltre ad assicurare istruttori e consiglieri militari alle forze libiche che dovranno combattere lo Stato Islamico”.

Il caos a Tobruk e dintorni
Il nodo cruciale resta quello del Governo legittimo o almeno di una sua parziale rappresentatività a fronte del caos nato dalla fine del regime del colonello Gheddafi. Gli occhi sono puntati su Tobruk, dove c’è l’unico governo riconosciuto in attesa che decolli l’accordo con Tripoli e con una parte consistente delle tribù e dei gruppi di interesse locali. Ma se non si arrivasse a nessun accordo nazionale? Ancora è il magazine ‘Ad’ a riassumerne le conseguenze. “Non si può del resto escludere – scrivono – che il fallimento del governo di al-Sarraj induca gli alleati a scatenare un’operazione militare contro lo Stato Islamico in Libia anche senza ‘l’invito’ di un governo locale. In tal caso l’Italia dovrebbe scegliere se chiamarsi fuori o partecipare alle operazioni ma, come nel 2011, con un ruolo che difficilmente sarebbe di leader”.

Inutile ricordare che per l’Italia la partita è di interesse capitale. In ballo non c’è solo il fenomeno del terrorismo e della spinta alla emigrazione che verrebbe da un aggravamento della situazione sul cfampo, ma anche per la difesa di interessi cospicui che l’Italia ha in Libia e in modo particolare per gli impiani petroliferi, soprattutto quello di Mellitah, dov’è presente l’Eni, da cui parte anche il gasdotto Greenstream, che porta il gas naturale fino a Gela, in Sicilia.

Ashton Carter Capo del Pentagono

Ashton Carter Capo del Pentagono

I piani del Pentagono
In questo quadro si inserisce la notizia pubblicata oggi dal New York Times, della presentazione alla Casa Bianca del piano del Pentagono basato soprattutto su un massiccio impiego aereo per colpire campi di addestramento, centri di comando, depositi di munizioni e altri obiettivi dell’Isis, con almeno 30-40 bersagli in quattro aree del Paese.
L’opzione militare è stata descritta da cinque funzionari che hanno chiesto di mantenere l’anonimato e il segretario alla Difesa, Ashton Carter, l’avrebbe illustrato alla Casa Bianca il 22 febbraio scorso. Per ora, spiegano, è stato messo in frigorifero, in attesa del famoso accordo per un Governo di emergenza nazionale senza però riunciare ad attacchi limitati contro terroristi che minaccino gli americani o gli interessi americani, così come è avvenuto nel bombardamento di un campo di addestramento vicino Sabrata il mese scorso.
Al momento dunque la Casa Bianca ha deciso di aspettare ancora per dare una chance di formare almeno un simulacro di unità nazionale in Libia, “ma non così tanto tempo che lo Stato islamico divenga troppo forte per essere sconfitto da una un’azione militare limitata e politicamente accettabile”, in parole povere che non costringa a una ‘lunga guerra’, militarmente e politicamente impegnativa, anziché a una ‘guerra lampo’.Libia cartina impianti petroliferi e gas

Inviti alla prudenza
D’altra parte – spiega Frederic Wehrey, un esperto di Libia al Carnegie Endowment for International Peace citato dal NYT – c’è anche il “grande rischio che un intervento esterno contro lo Stato islamico, prima che venga formato un governo nazionale, finisca per aggravare i conflitti politici, rafforzare il potere delle milizie locali e gettare il Paese” in un caos ancora maggiore. Un parere simile arriva da Claudia Gazzini, analista dell’International Crisis Group a Roma, secondo cui un intervento precipitoso “per contrastare l’Isis sarebbe miope e probabilmente controproducente. Qualsiasi intervento deve essere discreto, misurato e legato a una strategia politica volta a riunire le fazioni libiche in un unico governo”.

Intanto le salme di Failla e Piano saranno oggi a Tripoli secondo quanto ha detto all’ANSA il sindaco di Sabrata, Hussein Al-Zawadi, contattato per telefono, riferendosi alle salme dei due tecnici uccisi in Libia, Salvatore Failla e Fausto Piano. La moglie di Failla e i familiari di Piano sono a Roma in attesa del rientro delle salme.

Armando Marchio

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