sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Violenza di genere: stupro strumento di guerra
Pubblicato il 30-03-2016


stupri di guerra“Un libro che obbliga a iniziative politiche coerenti”, così Pia Locatelli, Presidente Commissione Diritti Umani della Camera dei Deputati, descrive il volume “Stupri di guerra e violenza di genere”, presentato oggi nella Sala del Refettorio della Camera dei deputati. Il libro curato da Simona La Rocca, con la prefazione di Annamaria Rivera e l’introduzione Isabella Peretti affronta una delle violenze più orribili a cui sono costrette le donne durante le guerre. “Lo stupro è uno strumento in guerra utilizzato per ‘sporcare’ il corpo delle donne e quindi l’etnia”, spiega ancora la deputata socialista, Pia Locatelli. Il corpo delle donne diventa quindi “uno strumento utilizzato per violare l’etnia”.

Il volume tocca e affonda la mano sul tema dello stupro come arma di guerra, un elemento costitutivo militare che si perpetra purtroppo dagli albori della storia. Le analisi e le ricerche contenute nel libro esaminano questo strumento da tutti i punti di vista, da quello storico, a quello giuridico per finire a quello sociale, Pia Locatelli ha infatti sottolineato “è un libro di storia, una raccolta di documenti, un manuale giuridico”. Molti i punti esaminati e toccati all’interno del volume, dalle “marocchinate” in Italia durante la liberazione, agli stupri etnici nell’ex Jugoslavia, fino alle violenze in Palestina, in Africa e in Kurdistan. Il libro nato da un progetto per ricordare i 70 anni dalla seconda guerra mondiale e che ha coinvolto i comuni di Amaseno, Vallecorsa e Villa Santo Stefano “affronta un fenomeno tragicamente attuale che attraversa epoche e periodi diversi”, ha ricordato Isabella Peretti. Molto importante è anche un altro aspetto messo in rilievo dalle autrici e dagli autori del libro, ovvero lo stupro come strumento di guerra…ma anche di pace, portando alla luce gli stupri di pace ad opera delle cosiddette forze di peacekeeping. Episodi così recenti da essere considerati tutt’ora dei tabù, di cui i primi a tacere e a nascondere il fenomeno sono state proprio le Istituzioni. “È stato il Parlamento italiano il primo a parlare di stupri di guerra nel 1952”, afferma Pia Locatelli ricordando la figura di Maria Maddalena Rossi e le sue lotte portate avanti con l’Idi già nel dopoguerra.

“Un libro che provoca sofferenza e rabbia”, afferma Maria Luisa Boccia, Presidente Centro Riforma dello Stato, ma per la filosofa si tratta di “una sofferenza necessaria perché la prima barriera da infrangere è proprio quella del silenzio”, e romperlo “è già un atto politico”. Lo stupro è definito una “memoria indicibile” per i protagonisti. Boccia puntualizza che “il libro non è scritto da donne, ma dal punto di vista delle donne, non più come vittime, ma come soggetto e soggettività”. “Una presa di coscienza per le donne” e rappresentata così per la Boccia “dal coraggio non solo di reagire ma di parlarne in pubblico” e porta l’esempio dell’iniziativa dell’Udi a Pontecorvo quando riuscendo a togliere dall’isolamento le donne stuprate e a portarne a conoscenza l’orrore subito.
Ma non è solo al passato che bisogna guardare, anche oggi lo stupro è un’arma le cui vittime sono ancora le donne. Lo stupro resta un tema attuale anche in questi giorni e nelle questioni odierne come l’immigrazione, uno dei punti che dovrà essere portato alla luce è proprio la violenza sessuale subita da molte donne nelle loro fughe dalle guerre verso l’Europa.

Maria Teresa Olivieri

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