venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Maternità surrogata,
un fenomeno in crescita
Pubblicato il 03-03-2016


«La globalizzazione e la segmentazione del processo tra soggetti, desideri, corpi distinti rende infatti particolarmente difficile distinguere quali pratiche sono espressione di autodeterminazione e quali, invece, sono da ritenere effetti dello sfruttamento delle capacità biologiche dei corpi analizzato da Melinda Cooper e Catherine Waldby nel loro Biolavoro globale. Questo nervo si fa particolarmente scoperto negli accordi di surrogazione stipulati all’interno di un mercato di tipo transnazionale che coinvolge Paesi poveri o emergenti, in cui pesano gravemente le diseguaglianze sociali ed economiche tra coppia committente, madre surrogata, ovodonatrice. Già, perché capita che la coppia di genitori intenzionali sia europea, chi porta avanti la gravidanza una donna nepalese, e chi dona l’ovulo una donna ucraina, bianca come i committenti. L’ovodonazione, tra l’altro, è una tecnica particolarmente invasiva per la donna che vi si sottopone, prevedendo trattamenti complessi e rischiosi per la salute.

A cosa siamo di fronte? A un gioco di società sempre più pericoloso a livello planetario? O a un fenomeno che ha radici nell’organizzazione del mondo del lavoro e della vita familiare nei paesi cosiddetti occidentali? Lasciando da parte il caso, minoritario, delle coppie gay maschili, il fatto appare piuttosto semplice, sempre più evidente alle statistiche: in Italia, il 20-30% delle coppie, nel 70% dei casi con età compresa tra i 35 e i 40 anni, ha problemi di infertilità. E il discorso vale in generale per i paesi a industrializzazione avanzata. Alla base ci sono ragioni fisiche, ma anche, sempre di più, motivazioni economiche, culturali e politiche: a causa di condizioni di lavoro precarie le coppie tendono infatti a pensare ai figli dopo i 35 anni, cioè nel periodo in cui la fertilità cala drasticamente.

Dall’infertilità diffusa discende non solo l’aumento di richieste di accesso a cicli di procreazione assistita, omologa (cioè con gameti della coppia) ed eterologa (cioè con ovuli o spermatozoi provenienti da donatore/donatrice), ma anche – fuori dall’Italia – alla surrogazione di maternità… secondo l’Osservatorio sul turismo pro­crea­ti­vo, sono nell’ordine di ben 4.000 le coppie che vanno all’estero in cer­ca di trattamenti di procreazione assistita, in particolare di fecon­da­zio­ne eterologa (pratica illegale in base alla legge 40 fino alla deci­sio­ne della Corte Costituzionale del 2014 che ha fatto cadere il divieto), mentre sono una trentina le coppie italiane che ogni anno si recano in altri paesi per avere figli con il contributo di una portatrice».
Giorgia Serughetti
dalla Newsletter de L’Avvenire dei Lavoratori

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