giovedì, 28 luglio 2016
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Opinioni e commenti
 

L’ATTESA
Pubblicato il 08-03-2016


Migranti bambiniDoveva essere un accordo risoluto, e invece quello con Ankara sui profughi è stato l’ennesima rivelazione di un’Europa tentennante e inconcludente. Il summit tra i leader dei ventotto Paesi Ue e la Turchia aveva lo scopo di fare il punto sui progressi dell’accordo firmato il 29 novembre scorso, ma dopo dodici ore di trattative, l’Ue si limita a concordare una “dichiarazione di principio” e a darsi un nuovo appuntamento tra una settimana, in occasione del nuovo Consiglio europeo già in programma. Nel frattempo però il Vecchio Continente sempre più titubante e in affanno sulla questione migranti è pronto a cedere su alcuni aspetti alle richieste di Ankara. I paesi membri si dicono pronti ad aumentare gli aiuti finanziari alla Turchia e già in giugno i cittadini turchi potranno circolare in Europa senza visto. Ma soprattutto i Ventotto si sono detti disponibili a favorire i negoziati per l’entrata in Europa della Turchia, ma resta ancora una questione in sospeso visto che da più parti si sono levate voci di protesta per quanto riguarda la libertà di espressione nel regime di Erdogan, senza contare la disputa ancora vigente con Cipro.

Il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, insieme al premier belga Charles Michel e a quello britannico David Cameron hanno espressamente chiesto di approvare un testo che contenesse almeno un richiamo alla libertà di stampa. “Voglio un riferimento alla libertà di stampa, altrimenti noi non firmiamo”, ha affermato Renzi. Così nella dichiarazione finale ci si limita a spiegare che “i capi di Stato e di governo hanno discusso anche con il premier turco la situazione dei media in Turchia”. Ma la questione è rimasta in sospeso, effettivamente sulla “carta”.

Secondo il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker l’intesa è risolutiva perché rompe il business dei trafficanti e chiarisce che l’unica via per accedere all’Ue è legale”. Tutte le decisioni prese “lanciano un messaggio chiaro: sono finiti giorni dell’immigrazione clandestina”, concorda il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

In ogni caso l’intesa a cui si è giunti questa notte prevede prima di tutto il rinvio dalla Grecia alla Turchia di tutti i nuovi migranti irregolari arrivati in Europa. Nel contempo, per ogni siriano giunto in Turchia dalla Grecia, dovrebbe esserci un siriano attualmente in Turchia che venga reinsediato in Europa “nel quadro degli impegni esistenti”. L’obiettivo, si legge in un comunicato pubblicato nella notte, è “di smantellare il modello economico” dei trafficanti, e “di spezzare il legame tra la traversata per mare e l’installazione in Europa”. Una sorta di “uno ad uno” sui profughi in arrivo alle porte europee. Questo resta il punto più sicuro, ma anche su questo principio d’intesa restano forti dubbi, espressi in particolare dall’Onu, il responsabile regionale europeo dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati, Vincent Cochetel, ha criticato aspramente la decisione di convergere su un punto che viola i diritti umani di persone in fuga dalle guerre: “Non posso credere che l’Unione europea raggiunga un accordo di riammissione verso un Paese terzo con meno garanzie di quelle previste per la riammissione in un Paese dell’Ue”.
Le Nazioni Unite poi hanno espresso anche oggi timori su un eventuale accordo tra Unione Europea e Turchia sul “ritorno generalizzato di tutti gli individui da un paese a un altro”, senza che la loro protezione nell’ambito del diritto internazionale sia adeguatamente garantita. “Le salvaguardie legali richiederebbero di governare un eventuale meccanismo a cui sarebbe trasferita la responsabilità di valutare una richiesta d’asilo”, ha detto l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati in un comunicato.

L’intesa sembra quindi già vacillare, ma erano comunque troppi gli intralci per un accordo, dalle ulteriori richieste avanzate a sorpresa dal Premier turco, Ahmet Davutoglu, alla disputa tra i Governi dell’Europa centrale.
La riffa principale parte dai due Paesi teutonici, Austria e Germania. “Non sono grata all’Austria: ho trovato inopportuno che fossero prese decisioni in modo unilaterale”. Afferma la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, in una intervista alla tv SWR, a proposito delle misure prese da Vienna sulla limitazione degli accessi dei profughi nel Paese. L’Austria non solo ha introdotto un tetto limite per i richiedenti asilo, ma è diventata anche il Paese di riferimento per i Paesi sulla rotta balcanica che si oppongono alle direttive europee sui migranti. Il fronte dei Paesi del gruppo Visegrad continua ad essere ostile non solo al piano di ricollocazione dei migranti messo a punto dall’Ue, ma anche contro la proposta di reinsediamento della Turchia. Il premier ungherese, Viktor Orban, ha posto il veto sul meccanismo di reinsediamenti dalla Turchia, mentre il ministro degli esteri di Varsavia, Witold Waszczykowski, ha dichiarato in un’intervista al Corsera che la Polonia accoglierà i 7mila rifugiati assegnati al Paese dalla Commissione europea, soltanto a determinate condizioni, per il ministro polacco “il problema è dalla vostra parte (Grecia e Italia, ndr) non potete selezionarli voi e poi mandarceli”.

Maria Teresa Olivieri

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