domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti. La Grecia annaspa, l’accordo non parte
Pubblicato il 21-03-2016


macedonia-migranti-grandeL’accordo tra Europa e Turchia ancora fresco di inchiostro sta già suscitando i primi malumori. La prima a chieder un rinvio dell’accordo che doveva partire già ieri è proprio la Grecia, il Paese più colpito dai flussi migratori.
Atene ha fatto sapere infatti di aver bisogno di più tempo per attuare il programma di rimpatrio dei migranti deciso nell’ultimo vertice europeo, per il portavoce del coordinatore del governo greco per le politiche migratorie, Giorgos Kyritsis, non basta un giorno, ma “occorrono più di ventiquattr’ore”.

Al momento, secondo il Somp (organismo di coordinamento della politica migratoria in Grecia), non sono ancora arrivati in Grecia i rinforzi promessi dall’Ue, circa 2.300 uomini tra esperti di asilo e agenti di polizia.  Secondo Giorgos Kyritsis, il fatto che gli arrivi continuino “crea oggettivamente un problema e solleva dubbi riguardo alle intenzioni di tutte le parti interessate”, dal momento che l’accordo prevede un maggiore sforzo da parte della Turchia per bloccare le partenze dalle sue coste. “Ci auguriamo che le vacanze della Pasqua cattolica non diventino un fattore per ritardare il loro arrivo, perché la situazione richiede una risposta urgente”, ha aggiunto Kyritsis. Sono 1.662 i migranti giunti in Grecia dalla Turchia dopo l’ufficiale entrata in vigore dell’accordo con Ankara.

E mentre l’Europa si appresta a dar seguito a quello che è stato definito dal Financial Times “un accordo miserabile” con ci “l’Ue si è venduta l’anima”, da parte delle organizzazioni umanitarie arrivano le proteste per quello che rappresenta un “colpo” di proporzioni storiche ai diritti umani. John Dalhuisen, direttore dell’organizzazione Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale, ha infatti affermato: “L’Europa sta mettendo in gioco la sua anima. Accogliere queste persone oggi costa molto ed è difficile: lo sappiamo benissimo. Ma se non lo faremo fra 15-20 anni ci guarderemo indietro e ci chiederemo come abbiamo potuto lasciare che questo accadesse. La politica non può arretrare di fronte al sentimento populista: la Merkel e pochi altri hanno provato a spingere una visione europea basata sui valori comuni, tanti altri hanno ceduto il passo”.
“L’accordo tra Unione Europea e Turchia denuncia la totale inadeguatezza dei leader europei ad affrontare la crisi umanitaria dei migranti”. Si legge ne comunicato di Emergency. “Le decisioni della UE sono il frutto della preoccupazione di difendere le proprie frontiere invece di garantire protezione a chi scappa dalla guerra e dalla disperazione. Con questa contabilità degli ingressi si negherà il diritto di cercare rifugio e protezione a chi ne ha bisogno, impedendo di fatto la possibilità di vivere dignitosamente a migliaia di persone”. Si legge ancora.
“Chiediamo che l’Unione affronti con responsabilità questa crisi aprendo corridoi sicuri e legali a chi sta cercando di entrare in Europa e che si impegni ad affrontare le cause di fuga di queste persone.
L’unica possibilità di sopravvivenza dell’Unione Europea è ritrovare il suo fondamento nella difesa dei diritti umani e riconoscerli a chi è più vulnerabile”, conclude il comunicato dell’associazione.
Ad essere criticata è anche l’inedita procedura per cui i migranti irregolari, cioè privi di visto regolare che dalla Turchia arrivano in Grecia, saranno rispediti al mittente. Prima però verranno schedati e le loro richieste di asilo verranno prese in carico da funzionari dell’Unione europea. In prima linea di nuovo la Grecia il cui sistema di accoglimento di domande di asilo dovrà essere potenziato fino a far fronte a ben 10mila nuove domande alla settimana.
Ma non è solo la procedura del sistema “uno contro uno” (ovvero respingere un migrante illegale e/o economico per accoglierne uno siriano) a far discutere, nel mirino resta il contraente del patto europeo: la Turchia.
Il Paese è noto al Vecchio Continente per il suo regime e le sue libertà civili violate, ma i leader europei sono stati pronti subito a passare una spugna su tutto pur di trovare un accordo sui migranti.
Ora però è proprio il Presidente Erdogan a puntare il dito contro l’Europa: “Se prendessimo esempio dall’Ue, dovremmo chiudere le nostre frontiere ai rifugiati”. Lo ha detto il presidente turco Erdogan, accusando direttamente gli alleati occidentali per non aver seguito la sua proposta di una safe zone nel nord della Siria, in cui accogliere i rifugiati: “Tutti quelli che non hanno accettato una no-fly zone e una zona libera dal terrore in Siria, e ora si lamentano della situazione dei rifugiati, sono degli ipocriti”. La Ue, intanto, approva le nuove misure dell’accordo con Ankara, con l’apertura di 54mila posti per il ricollocamento di rifugiati.
Sempre in Turchia in queste ore sta suscitando scalpore l’arresto di una 24enne italiana, Giovanna Lanzavecchia, è stata fermata sabato sera dalla polizia turca con l’accusa di aver pubblicato sui social network materiale di propaganda a favore del Pkk curdo. La giovane, bloccata in un internet cafè a Istanbul, si trova ora in un centro di detenzione per stranieri nella città turca, in attesa di espulsione. Le autorità consolari italiane stanno seguendo il caso.
Intanto però il Paese di Erdogan è sotto tensione per le continue minacce terroristiche, dopo l’attacco di sabato. Il rinvio del derby Galatasaray-Fenerbahce ad Istanbul dà la misura dell’alto livello di allerta legato alla minaccia terrorismo in Turchia dopo l’attentato di sabato. Lo stadio di Istanbul è stato evacuato dopo che i servizi di intelligence avevano diffuso una nota secondo cui esisteva la concreta possibilità di un attacco kamikaze. L’attacco contro la partita Galatasaray-Fenerbahce sarebbe stato pianificato da Yunus Durmaz, un leader dell’Is conosciuto come ‘Emiro di Gaziantep’, località nel sud-est della Turchia. Il suo nome di battaglia è Ebu Ali ed è considerato la mente dell’attentato di Ankara del 10 ottobre 2015, che ha ucciso 103 persone.
Il governo di Ankara e il Presidente Recep Tayyip Erdoğan hanno dichiarato lo stato di massima allerta: “Non ci arrenderemo mai all’agenda imposta dal terrorismo” ha detto Erdoğan. “Sconfiggeremo le organizzazioni terroristiche e i poteri che le sostengono mantenendo l’unità della nostra Nazione”

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