lunedì, 26 settembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti. Per l’Ue la chiave di volta è la Turchia
Pubblicato il 04-03-2016


erdogan e tusk

Il Presidente UE Tusk e il Presidente turco Erdogan

L’Eurostat conferma che sono raddoppiati nel 2015 i richiedenti asilo in Europa, oltre 1,2 milioni di migranti infatti hanno fatto richiesta nell’Unione europea. Una vera e propria emergenza a cui l’Europa sta tentando di trovare una soluzione: il piano dell’Unione europea per ripristinare le norme del trattato di Schengen, annunciato ieri, è stato svelato questa mattina. Oggi la Commissione europea ha illustrato un piano per riaprire completamente l’area Shengen entro la fine dell’anno, ammonendo che se ciò non dovesse avvenire i costi per l’economia europea potrebbero raggiungere i 18 miliardi di euro annui. “La creazione dello spazio Schengen senza frontiere interne ha portato vantaggi significativi per i cittadini e le imprese europee,” ha detto la Commissione, la quale ha riportato un numero compreso tra 5 e 18 miliardi di euro all’anno per i costi diretti di un ritorno dei controlli alle frontiere.

L’Europa sta cercando una strategia che le consenta di contenere i flussi di migranti prima che l’arrivo della stagione calda incoraggi ancora più persone ad attraversare il Mediterraneo da Africa e Medioriente verso l’Europa. “Permettetemi di essere chiaro” ha detto ai giornalisti il commissario europeo all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos: “Bisogna superare le decisioni unilaterali sulla reintroduzione dei controlli alle frontiere, per andare verso un approccio coordinato ed eliminare tutti i controlli interni entro la fine di quest’anno”. Un vero e proprio ammonimento verso le decisioni prese dai Paesi singoli lungo la rotta balcanica. Tuttavia però la prima parte del piano prevede che la Grecia, porta principale di accesso verso i Balcani, ripristini i controlli alle proprie frontiere. Solo dopo la creazione di nuovi hotspot ellenici, entro l’estate (il momento di maggior flusso di migranti) sarà creata una Guardia Costiera europea per aiutare la Grecia stessa a far fronte a una prevedibile nuova ondata di rifugiati.

Ma se da una parte l’Europa spera di poter fare ancora leva su Atene, dall’altra sa bene che la Grecia è già sul punto di collasso, quindi Bruxelles sta puntando tutte le sue carte in materia di immigrazione su Ankara.
Le cancellerie di Bruxelles sono a lavoro per tentare una cooperazione effettiva con la Turchia per frenare i flussi migratori in cambio di un fondo economico e altre agevolazioni, tra le quali le agevolazioni dei visti per quei cittadini che vogliono recarsi in Europa.
Lunedì, 7 marzo, si terrà il summit tra l’Ue e la Turchia per discutere l’emergenza migranti, ma Donald Tusk, presidente Consiglio europeo, è già ad Ankara e ha incontrato il presidente turco Erdogan per chiedere maggiore collaborazione sui migranti.
La Turchia ha già firmato a novembre un accordo con Bruxelles impegnandosi a rallentare il flusso di migranti in cambio di 3 miliardi di euro e una accelerazione del processo di applicazione per l’entrata in UE. Ma questo accordo non ha dato i risultati sperati.
Ora Ankara è più che mai considerata dall’Europa un partner chiave per controllare la crisi, Tusk ha approfittato di un incontro con il Primo Ministro Ahmet Davutoglu per ricordare che il flusso di migranti è rimasto “troppo alto”, suggerendo la creazione di un “meccanismo rapido e su larga scala per il ritorno in Turchia dei migranti irregolari che arrivano in Grecia”.

Piuttosto critico al riguardo è invece il Capogruppo del Pse al Parlamento europeo, Gianni Pittella, che afferma: “Lunedì 7 marzo è previsto un importante vertice tra Unione europea e Turchia. Ci auguriamo che si possano attuare pienamente gli accordi presi per aiutare i rifugiati presenti nel Paese e per frenare il flusso di migranti verso il nostro continente”, ma puntualizza: “La Turchia deve tenere in condizioni dignitose i profughi”.
Nel frattempo però Italia e Germania tentano un approccio diverso per far fronte alla crisi dei rifugiati, inviando una lettera al vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans e al commissario all’immigrazione Dimitris Avramopoulos, chiedendo una riforma della Convenzione di Dublino. La crisi dei rifugiati “ha mostrato i limiti della politica europea sull’immigrazione e l’asilo, e in particolare del regolamento di Dublino, oltre alle carenze sostanziali nella protezione dei confini esterni dell’Unione”. si legge nel non paper.
Secondo i due Paesi, che hanno inviato alla Commissione un documento di discussione, le norme attuali “non sono state concepite per gestire un così ampio numero di rifugiati”. Servono dunque, secondo i ministri dell’Interno Angelino Alfano e Thomas De Maiziere, “procedure aggiornate ed efficaci”.

Ma intanto in Europa si pensa all’esito del vertice di lunedì. Nel prossimo Consiglio europeo, mercoledì 9 marzo, infatti sarà discusso come far fronte ai bisogni umanitari dei migranti e dei rifugiati bloccati in Grecia e Turchia, l’attuazione del piano d’azione UE-Turchia e come facilitare il ripristino il normale funzionamento dello spazio Schengen.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. Evidentemente ai signori di Bruxelles interessano solo i soldi, visto che alla fine tutto si riduce sempre a quanti euri si perdono o si guadagnano, e scaricare il barile. Ora ci riduciamo a “puntare tutto” sulla Turchia. A posto. Veramente non so se ridere o piangere. Ma Tusk&co.lo sanno in mano a chi si trova la Turchia? Lo sanno chi è Erdogan? Evidentemente, no.
    Saluti, Mosca.

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