domenica, 31 luglio 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

LA NUOVA ROTTA
Pubblicato il 11-03-2016


Bari-1991

La prima ondata di profughi albanesi nel porto di Bari, nel 1991

Non si può fermare il vento con le mani, men che mai bloccare un flusso di profughi in fuga dalle guerre. Per il momento però la crisi dei migranti bloccati alle frontiere continua e si sta trasformando in una vera e propria emergenza umanitaria. La via dei Balcani è stata chiusa dopo il vertice Ue-Turchia di lunedì, e a pagarne le conseguenze è la Grecia, dove restano bloccate migliaia di persone in attesa di raggiungere l’Europa Centrale. La situazione resta di alta tensione, attualmente sono stimati circa 42.000 migranti, di cui ben 12.000 si trovano al campo rifugiati di Idomeni, il piccolo villaggio greco sul confine, mentre altri 10 mila sono ancora nelle isole dell’Egeo orientale, di fronte alla costa turca. Altre 10 mila persone vivono invece nella vasta area urbana di Atene e altre 20 mila si trovano in diverse zone della Grecia continentale, tra la capitale e nei pressi del confine settentrionale. Insomma la Grecia continua a scontare la decisione unilaterale dei Paesi uniti sotto la piccola alleanza guidata da Vienna. Il Commissario UE all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ha dato l’allarme su Twitter: “Gli Stati membri accettino con urgenza i ricollocamenti. È il momento di attuare”.rotte migranti

Ma il flusso non può essere fermato e con tutta probabilità la direzione scelta dagli immigrati per entrare in Europa sarà quella della cosiddetta “rotta adriatica”, ovvero dirigersi verso l’Albania e da lì sbarcare sulle coste italiane. Ma è anche Atene, nel tentativo di trovare una soluzione a indirizzare i migranti verso i confini albanesi, alcuni rifugiati ammassati a Idomeni saranno spostati dalla Grecia nelle città di Follorina, Kastoria e Ioannina, vicino al confine presto, mentre secondo alcune fonti si apriranno altri tre punti di primo soccorso per i profughi al confine con l’Albania, nella zona di Qaf Bota, Kakavija e Kapshtica.

CMYK base
Nonostante le rassicurazioni del Viminale, continuano i timori italiani per via di una situazione che per il nostro Paese potrebbe rivelarsi ingestibile. Tra gli arrivi sull’Adriatico e gli sbarchi dal Mediterraneo, l’Italia rischia di diventare il nuovo “magazzino di anime”, dopo Atene. Tuttavia proprio ieri eri il ministro dell’Interno italiano, Angelino Alfano, aveva suggerito che l’Albania “può essere un partner strategico dell’Europa nell’affrontare la questione dei Balcani”. Non a caso proprio lunedì, durante il summit Ue-Turchia a Bruxelles il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, e mercoledì il capo di stato maggiore della Difesa, Claudio Graziano, sono stati a Tirana per discutere dell’impegno comune con l’Albania su immigrazione e sicurezza.

Oggi arriva la conferma della cooperazione tra Italia e Albania per affrontare il fenomeno migratorio, dopo la chiusura della rotta dei Balcani. Una ventina di poliziotti di frontiera italiani saranno in Albania dal 15 marzo, per rafforzare le frontiere del Paese. L’invio è stato disposto su richiesta delle autorità di Tirana e secondo quanto si apprende da fonti di Bruxelles, sarà Tirana a decidere su quali confini dispiegare gli agenti. “Stiamo lavorando con l’Albania a tutti i livelli per evitare che si apra un altro fronte”, ha aggiunto il ministro Roberta Pinotti. A suo avviso, il “rischio” di un nuovo flusso di migranti “esiste ma l’Albania è un Paese amico e stiamo lavorando per impedire che questa cosa avvenga”, ha concluso il ministro della Difesa, precisando che al momento non ci sono indizi per dirlo ma “solo una preoccupazione”.
Ma intanto l’Italia cerca sponde di “apertura” sulla questione migranti anche nell’Europa dei 28, e a darle sponda è la Germania, sempre più messa ai margini sulla questione, dopo la disputa con Vienna.
Berlino e Roma sono sempre più in sintonia per quanto riguarda la riforma del trattato di Dublino. “Il mio collega italiano e io ci siamo appena rivolti alla Commissione con una iniziativa comune bilaterale per spingere per una riforma delle regole di Dublino ambiziosa”, ha affermato il ministro degli Interni tedesco Thomas de Maiziere.
Il ministro tedesco si è poi detto fiducioso in vista del prossimo vertice Ue sull’emergenza profughi: “Non voglio dare l’impressione che sarà una passeggiata, ma sì, sono molto fiducioso che otterremo un accordo sostenibile e solido per tutte le parti. A questo lavoriamo duramente”.
“Percorsi solitari non possono risolvere la crisi dei profughi in modo duraturo – aggiunge de Maiziere – e vanno sempre solo a carico di altri singoli Stati. Ne sono convinto. Una soluzione duratura la otteniamo soltanto se europea, coordinata e comune. E abbiamo bisogno di un bilanciamento di interessi con la Turchia”.
“I capi di Stato e di governo hanno fatto un buon passo avanti verso una tale soluzione. Adesso non dobbiamo trascurare nella trattativa sui dettagli che riesca un accordo solido”, ha concluso.
Tuttavia proprio Ankara, su cui punta Bruxelles per trovare una soluzione ai migranti resta il pomo della discordia per molti Paesi che non vedono di buon occhio un accordo con il regime di Erdogan.
I deputati spagnoli hanno bocciato l’accordo con Ankara con 227 voti contrari e 123 a favore e il segretario socialista Pedro Sanchez ha definito il patto con Erdogan un “accordo della vergogna”, “immorale” e “illegale”, mentre il leader di Podemos Pablo Iglesias ha detto di “provare vergogna per l’Ue, che sistematicamente non rispetta i diritti umani”.
Non è solo una parte dell’Europa a contestare il patto di sei miliardi per “trattenere” i rifugiati, anche da parte turca ci sono delle critiche al riguardo.
Il leader del partito d’opposizione turca, il Partito Repubblicano del Popolo (Chp), Kemal Kilicdaroglu, ha criticato il governo turco per la richiesta all’Unione europea di fondi per fermare il flusso di migranti che attraverso la Turchia tentano di raggiungere l’Europa, sottolineando che l’accordo è “prima di tutto contro i diritti umani”.
“State trasformando la Turchia in una provincia cuscinetto – ha dichiarato Kilicdaroglu rivolgendosi al governo – Possiamo dare a loro (l’Ue) sei miliardi di euro e potranno prendere tutti i siriani, gli afgani e i pachistani”.

Maria Teresa Olivieri

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi disoccupazione elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Napolitano Nencini Onu Oreste Pastorelli pd Pdl pensioni Pia Locatelli psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE Unione europea USA



Lascia un commento