sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti. Si apre lo scontro Vienna-Berlino
Pubblicato il 01-03-2016


Merkel-empfaengt-FaymannDopo la crisi delle relazioni diplomatiche tra Vienna e Atene, arriva il primo screzio tra Austria e Germania. Al centro del contrasto tra i due Paesi è ancora una volta la questione migranti, oggi infatti il cancelliere austriaco Werner Faymann ha risposto alle critiche sostenendo che il suo Paese non è la “sala d’attesa per la Germania”, chiarendo così che le politiche di asilo tedesche non sono gradite a Vienna.
Il segnale dell’Austria è chiaro e forte, non solo creare un’alleanza “balcanica” per far risvegliare l’Unione europea da politiche confuse e poco chiare in materia di accoglienza, ma dare un messaggio di risposta anche a Berlino che punta il dito contro Vienna, ma nello stesso tempo chiude le proprie frontiere. Appena sei mesi fa l’Austria aveva dovuto tollerare suo malgrado la decisione di Berlino di sospendere il traffico ferroviario dall’Austria. La decisione coincideva con la reintroduzione, da parte della Germania, dei controlli alla frontiera austriaca. Non solo, la Germania era stata appoggiata nella sua risoluzione anche dai vertici europei, secondo il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, la reintroduzione dei controlli alla frontiera con l’Austria era “all’interno delle regole di crisi del trattato Schengen”.
L’Austria si è presa la sua prima rivincita non solo creando un’alleanza anti-Merkel nel cuore dell’Europa con i Paesi sulla rotta balcanica, ma è riuscita a portare dalla sua parte anche uno dei vertici più importanti dell’Unione europea. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha incontrato il cancelliere viennese, Werner Faymann e al termine dell’incontro ha affermato: “So che ripristinare controlli efficaci ai confini non è una decisione facile. Ma la verità è che non c’è alternativa”. Per Tusk l’obiettivo è tornare all’applicazione del Codice frontiere di Schengen, che è l’unica via per preservare Schengen. “L’Austria è stata nell’occhio del ciclone per molti mesi, portando il fardello della crisi migratoria – ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo -. Non solo nel 2015 ha accolto 90 mila rifugiati, ma continuerà ad aprire loro le porte anche in futuro. Non è una sorpresa che il livello di frustrazione stia crescendo. La pazienza si sta esaurendo, mentre le forze populiste stanno salendo alla ribalta. È in questi momenti che dobbiamo mantenere la freddezza. Bisogna essere focalizzati sullo sviluppo e l’implementazione di un piano europeo comprensivo e farlo velocemente. Dopo i colloqui di oggi – ha concluso Tusk – sono fiducioso che l’Austria contribuirà a stimolare un consenso a livello europeo nel contrasto della crisi migratoria. Oggi stiamo aprendo un nuovo capitolo che si chiama ‘Back to Schengen’”.
Il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sarà giovedì ad Ankara per un incontro con il premier turco Ahmet Davutoglu, a pochi giorni dal summit straordinario Ue-Turchia sulla crisi dei migranti, previsto per lunedì prossimo. Una crisi che non trova per il momento soluzione e come denuncia anche il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, il numero dei migranti giunti in Europa nei primi due mesi dell’anno è aumentato di 30 volte rispetto allo stesso periodo del 2015. Leggeri si trova già ad Ankara per discutere con le autorità turche delle strategie per il controllo delle frontiere e il contrasto al traffico di esseri umani.
Sulla Turchia punta anche la Germania, la Merkel ha sottolineato di essere fiduciosa sulla soluzione europea, ribadendo che molti passi avanti sono stati fatti, “come i 3 miliardi per i profughi siriani in Turchia”, “l’approvazione della missione Nato contro i trafficanti, il monitoraggio sull’Egeo”.
“Dobbiamo fare fronte alla difficile situazione in Grecia. E ritornare al sistema Schengen il più presto possibile”, ha sottolineato oggi la cancelliera ai giornalisti dopo aver ricevuto il premier croato Tihomir Oreskovic a Berlino.
Lo scontro tra Vienna e Berlino è iniziato subito dopo il mini vertice tra l’Austria e i Paesi balcanici interessati dal flusso migratorio (Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montegero, Bulgaria e Macedonia) e sembra riguardare infatti soprattutto il trattamento riservato ad Atene. “Non abbiamo tenuto la Grecia nell’euro” per poi “piantarla ora in asso” è stata la critica della Merkel alla politica in materia di rifugiati tenuta dall’Austria. La Grecia “non abbiamo considerato rilevante che partecipi”, è stata invece la secca considerazione di Karl-Heinz Grundböck, portavoce del ministero degli Interni austriaco.

Nel frattempo il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, è in contatto con il primo ministro greco Alexis Tsipras. I due hanno avuto un colloquio telefonico per discutere dell’emergenza immigrazione, con Juncker che ha ribadito la disponibilità della Commissione a lavorare per assistere la Grecia nella gestione dei flussi. Atene infatti si trova in difficoltà soprattutto dopo la decisione di Skopje di chiudere le frontiere.
Le scene che abbiamo visto alla frontiera tra Grecia e Macedonia “ci preoccupano molto” e “dimostrano che la sola soluzione è quella europea”, ha detto il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas che ricorda la necessità di agire “in conformità alla legge internazionale”. “Va da se che tutte le misure prese alle frontiere – ha aggiunto – debbano essere conformi con le leggi internazionali ed europee”.calais
Altro fronte caldo per i migranti riguarda lo sgombero della cosiddetta “giungla di Calais”, dove nella notte ci sono stati scontri tra i migranti e le forze dell’Ordine francesi, nell’approdo per raggiungere il Regno Unito secondo la prefettura vivono tra 800 e mille migranti, secondo le ong 3.450 richiedenti asilo.

Maria Teresa Olivieri

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