sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Novità per aziende
su “garanzia giovani”
e lavoro da casa per Barilla
Pubblicato il 09-03-2016


Aziende
NOVITÀ SUL BONUS OCCUPAZIONALE DI GARANZIA GIOVANI
Il decreto direttoriale 385/2015 del Ministero del Lavoro rivisita la possibilità per le aziende di fruire del bonus occupazionale di Garanzia Giovani adeguandone la disciplina all’articolo 2, paragrafo 32, del Regolamento UE numero 651 del 2014. La nuova disciplina prevede la possibilità di fruire dell’incentivo oltre i limiti fissati dal Regolamento UE numero 1407 del 2013 sugli aiuti “de minimis”, se l’assunzione del giovane aderente al programma comporta un incremento occupazionale netto.
I moduli telematici “GAGI”, con cui i datori di lavoro chiedono all’Inps l’ammissione all’incentivo, sono stati aggiornati di conseguenza. La circolare 32 dell’Istituto fornisce precisazioni normative e indicazioni per l’applicazione del decreto direttoriale 385/2015 del Ministero del Lavoro.
Inps
ROSSO SALE A 11,2 MLD
Sale a 11,2 miliardi di euro il disavanzo economico dell’Inps per quest’anno. Un rosso che si allarga di due miliardi rispetto al 2015, quando era di 9,1 miliardi. Sono i risultati del Bilancio di previsione 2016 dell’Istituto di previdenza, approvato di recente dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto, con il voto contrario della Uil. Aumentano a 218,6 miliardi le entrate contributive, (4,6 miliardi in più a confronto con le previsioni aggiornate 2015). Scende invece a meno di 1,8 miliardi il patrimonio. E ora il rischio è di andare “sotto zero nel 2017”, come ha avvertito l’esponente del Civ, Gianpaolo Patta. Il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps torna anche sulla questione dei “tagli alle spese di funzionamento” in ottica Spending Review, sottolineando come siano “di pregiudizio alla qualità dei servizi erogati”. Il deficit dell’Istituto non è una novità, anche se i conti appaiono in peggioramento. Dalla nascita del superInps, che ha incorporato Inpdap ed Enpals, l’Istituto nazionale di previdenza sociale si trascina la pesante eredità del’ex polo pubblico della previdenza. E come più volte rimarcato dallo stesso Inps e ultimamente anche dal suo presidente, Tito Boeri, è soprattutto una questione che deriva da meccanismi contabili, senza ripercussioni per i pensionati. Tuttavia il Civ non manca di rilevare come non siano “ancora intervenute le soluzioni legislative dallo stesso auspicate per conseguire gli equilibri di bilancio di tutti i Fondi e le Gestioni previdenziali amministrate dall’Inps aventi un trend negativo”. Quanto alla sforbiciata sulle spese nel 2016, rimarca il Consiglio, l’importo dei tagli è previsto a “circa 694 milioni ed è destinato, in attuazione delle misure di contenimento previste nella legge di stabilità per il 2016, ad essere aumentato di ulteriori 42 milioni con la prima nota di variazione al bilancio di previsione appena approvato”. Guardando nel dettaglio il bilancio, l’esborso per prestazioni pensionistiche è risultata pari a 272,1 miliardi di euro (679 milioni in meno rispetto al 2015). Nel Bilancio di previsione dello scorso anno l’avanzo patrimoniale era dato a 11,7 miliardi, quindi l’erosione stimata per il 2016 è di circa 10 miliardi. Lo scenario della caduta in territorio negativo così si raggiungerà un anno prima del previsto, ha sostenuto Patta.
Bankitalia
LAVORO RIPARTE PER GLI INCENTIVI
Secondo uno studio della Banca d’Italia, visionato in anteprima e reso noto da La Repubblica, le riforme del mercato del lavoro attuate dal governo Renzi hanno sì contribuito a far crescere il numero di assunzioni a tempo indeterminato, ma gli effetti positivi sono principalmente legati agli incentivi fiscali concessi alle aziende piuttosto che all’impianto generale del Jobs Act. Lo studio è il primo lavoro che cerca di isolare l’effetto causale delle riforme del governo sulle assunzioni a tempo indeterminato. L’analisi è destinata a rinfocolare una polemica politica che si trascina da mesi, col governo impegnato a difendere la riforma (“Amici gufi, siete ancora sicuri che non funzioni?” ha scritto il premier su Twitter nei giorni scorsi) e opposizioni, sindacati e fette di opinione pubblica a contestarne l’impianto generale, che secondo loro finirebbe soprattutto per regalare un potere enorme alle aziende in cambio di quasi nulla, considerato l’esborso per gli incentivi ed il numero effettivo di nuovi posti di lavoro. Se il “Contratto a tutele crescenti”, uno dei cardini del Jobs Act, resterà infatti in vigore nei prossimi anni, gli incentivi fiscali alle assunzioni sono stati notevolmente ridotti, anche per permettere al governo di passare altre misure fiscali come il taglio delle imposte sulla prima casa. Paolo Sestito, capo del servizio Struttura Economica di Bankitalia, e Eliana Viviano hanno utilizzato nello studio in questione dati provenienti dal Veneto e relativi ai mesi tra gennaio 2013 e giugno 2015. I due ricercatori scrivono che circa il 45% delle nuove assunzioni a tempo indeterminato avvenute in quel periodo sono attribuibili ad almeno una delle due misure. “Le due politiche hanno avuto successo sia nel ridurre il dualismo del mercato sia nello stimolare la domanda di lavoro, anche durante una recessione caratterizzata da un’altissima incertezza macroeconomica”, rilevano gli autori. Questo effetto positivo è però quasi interamente spiegato dall’introduzione degli incentivi fiscali, mentre la combinazione del contratto a tutele crescenti e degli incentivi spiega solo il 5% delle nuove assunzioni a tempo indeterminato. Poiché questo tipo di contratti sono un quinto delle nuove assunzioni nel campione, i ricercatori trovano che il Jobs Act ha contribuito a creare appena l’1% dei nuovi posti. Al nuovo “contratto a tutele crescenti” il governo ha affiancato un piano di incentivi fiscali validi per tutto il 2015, che permette al datore di lavoro di non pagare, fino a una certa soglia, i contributi dei neoassunti per tre anni. L’incentivo è stato notevolmente ridimensionato per quest’anno, portandolo dal 100% al 40%, e tagliandone la durata a due anni invece di tre. E la domanda nasce spontanea: una volta terminati gli incentivi – al netto della spesa per le casse dello Stato – cosa potrà accadere ai lavoratori nel frattempo assunti senza più la copertura dell’articolo 18? Di certo per licenziarli basterà un indennizzo. Un altro paper di un gruppo di ricercatori guidato da Marta Fana dell’Istituto di Studi Politici di Parigi, basato però soltanto su statistiche descrittive e non su più sofisticate indagini econometriche, aveva concluso – si legge sempre nell’articol.o de La Repubblica – che il Jobs Act non ha raggiunto gli obbiettivi di far crescere l’occupazione e incentivare i contratti a tempo indeterminato.
Entro il 2020
LAVORA DA CASA PER TUTTI I DIPENDENTI
Nel mondo del lavoro si fa strada lo “smart working” e la sfida di Barilla è quella di offrire l’opportunità di lavorare da casa a tutti i dipendenti entro il 2020. Lo ha recentemente comunicato il gruppo in una nota, sottolineando come sta lavorando ad estendere questa opportunità di lavoro flessibile, di cui è stato precursore già nel 2013, a tutti gli addetti, compresi quelli dedicati alle linee produttive. Fino ad oggi, su 1600 dipendenti coinvolti dal progetto, circa 1.200 (oltre il 74%) hanno usufruito dell’opportunità di lavorare da casa. “Smart working per Barilla significa tre cose – ha affermato Alessandra Stasi, responsabile Organization & People Development – In primo luogo, lavorare dovunque, comunque e in qualunque momento. E in secondo luogo vuol dire utilizzare gli spazi in un modo diverso: abbiamo lavorato molto nelle varie sedi per riorganizzare gli uffici intorno alle attività di collaborazione, di comunicazione, di concentrazione individuale, che oggi possono essere fatte anche da remoto. Il terzo aspetto sono le tecnologie digitali”.
Il progetto di Smart Working in Barilla è aperto a tutti gli impiegati. “Tuttavia – ha espressamente sottolineato il gruppo – esiste una maggiore propensione al suo utilizzo da parte delle donne tra 30 e 55 anni e da chi effettua un tragitto casa-ufficio mediamente lungo. La propensione all’utilizzo invece decresce con l’aumentare dell’età: la fascia più giovane è quella che la utilizza meno”. Da un punto di vista contrattuale, i dipendenti possono lavorare in sedi diverse dall’ufficio per quattro giorni al mese, accordandosi con il proprio manager. “E i risultati, finora – ha proseguito il gruppo – sono stati molto positivi”. In particolare il beneficio più grande riguarda l’equilibrio vita privata-lavoro che ha portato a un aumento della soddisfazione dei dipendenti.
Un’inchiesta effettuata con l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano su un campione di 600 persone coinvolte nello smart working in Barilla ha mostrato inoltre che per i manager non c’è stato un peggioramento nei livelli di produttività ed efficacia/efficienza delle prestazioni.

Carlo Pareto

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