lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Obama a Cuba. Il disgelo prosegue
Pubblicato il 21-03-2016


Obama a L'Avana stringe la mano al ministro degli esteri Rodriguez Parrilla

Obama a L’Avana stringe la mano al ministro degli esteri Rodriguez Parrilla

È sceso dall’aereo reggendo un ombrello per ripararsi dalla pioggia insieme alla moglie come un cittadino qualunque e non come l’uomo più potente del mondo. È cominciata così la storica visita di Barack Obama insieme alla famiglia, alla suocera e ad una maxi delegazione di parlamentari e imprenditori a Cuba. La prima volta dopo quasi 90 anni di un presidente americano nell’isola, come ha ricordato lo stesso Obama, citando la visita di Calvin Coolidge nel 1928.

Prima tappa in un hotel dell’Avana per salutare il personale con relative famiglie e poi storica stretta di mano con Raul Castro, il presidente cubano, al ‘Palazzo della rivoluzione’ a L’Avana. Strette di mano anche per il segretario di Stato John Kerry e ad altri rappresentanti americani. Altra tappa la visita in cattedrale e l’incontro con il cardinale Ortega. Applausi e una piccola folla raccolta in plaza de Armas che ha salutato gli ospiti scandendo: ‘Usa!’, ‘Usa!’

Il viaggio di Obama è senz’altro di portata storica, nel solco dell’accordo sul nucleare iraniano, destinato a costituire l’eredità politica del primo presidente nero degli Stati Uniti. L’amministrazione americana, con la mediazione del Vaticano, ha creduto fortemente nella riappacificazione con l’isola, invertendo la rotta delle sanzioni economiche che nel corso dei decnni hanno impoverito i cubani e non hanno aiutato il ritorno della democrazia. Strada obbligata anche per il regime castrista, non solo per le difficoltà economiche, ma anche perché isolamento internazionale e mancanza di democrazia, impediscono lo sviluppo. Il passaggio di poteri da Fidel a Raul Castro ha offerto l’occasione per una svolta che ora dovrà essere monitorata attentamente perché sicuramente porterà benefici allo sviluppo economico dell’isola, ma non è detto che altrettanto velocemente ne porti al sistema nel suo insieme aprendo definitivamente le porte alla libertà politica e ai diritti civili.

Il regime castrista ha voluto imporre un tono sommesso alla visita dell’illustre ospite. Diversi segnali indicano che all’Avana non si vuole attribuire alla svolta troppa importanza: il presidente cubano non si è fatto trovare ad accogliere Obama all’aeroporto, com’è consuetudine dilplomatica a Cuba come nel resto del mondo perché ad accoglierlo c’era solo il ministro degli esteri Bruno Eduardo Rodriguez Parrilla; la tv di Stato ha interrotto solo per un brevissimo perido i suoi programmi per far vedere l’arrivo in aeroporto di Obama mentre le strade dell’Avana sono rimaste deserte perché il Governo non ha preparato nessuna folla ad accogliere festante l’ospite straniero; la visita è stata preceduta da una serie di fermi preventivi degli esponenti dell’opposizione così come avveniva durante il fascismo anche in Italia mentre in alcuni casi è stato denunciato anche qualche pestaggio durante la retata di una cinquantina di attivisti dei diritti umani. Tra loro anche una ventina di esponenti del gruppo ‘Damas de blanco’, formato dalle mogli di prigionieri politici, all’esterno di una chiesa dove tentavano le loro proteste settimanali. Un oppositore, Antonio Rodiles, ha raccontato: “È stato brutale, ci sono persone con fratture e contusioni. Ci hanno picchiato duro”. Risposta preventiva molto probabilmente alla dichiarata intenzione di Obama incontrare alcuni dissidenti e di parlare anche dObama a Cubai diritti umani e nello stesso tempo un modo per il partito comunista di dimostrare la sua forza all’interno del regime e controbilanciare le aperture di Castro. In questo senso possono essere lette anche le foto sui giornali cubani del contemporaneo incontro tra Fidel Castro e il presidente venezuelano Nicolas Maduro, anche se Granma, il quotidiano ufficiale del Partito comunista, nella sua versione per internet, ha celebrato l’avvenimento dando puntuale notizia, anche in apertura, dell’avvenimento.
Tutto lascia intendere, secondo la liturgia comunista, che si è voluto ridurre l’impatto della visita dell’ospite ‘yankee’ per far capire alla popolazione che non c’è nessuna ‘primavera’ in corso, ma tutt’al più un cauto disgelo.

Per Obama è seguita una passeggiata con la famiglia sotto la pioggia tra le vie dell’Avana vecchia, ripulita per l’occasione, con strade aggiustate e facciate delle case ridipinte.

Nell’agenda della visita potrebbe esserci un fuori programma con l’incontro con il cardinale Jaime Ortega, uno degli artefici del riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba.
Lunedì il presidente parteciperà ad una cerimonia in Piazza della Rivoluzione in omaggio a José Martì, eroe dell’indipendenza, quindi foto ufficiale e stretta di mano con Raul Castro prima della cerimonia di benvenuto al palazzo della Rivoluzione. Seguirà un bilaterale. Nel pomeriggio Obama prenderà parte ad un incontro con gli imprenditori sulle opportunità di sviluppo e cooperazione, mentre in serata sarà l’ospite d’onore con la first lady di una cena di Stato, sempre al Palazzo della Rivoluzione. Il segretario di Stato Usa John Kerry incontrerà i rappresentanti delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (Farc) per verificare i progressi dei negoziati di pace con il governo di Bogotà, sostenuti dalla Casa Bianca.
Martedì sarà il giorno in cui il capo della Casa Bianca parlerà ai cubani dal Gran Teatro dell’Avana Alisia Alonso, con un discorso trasmesso in diretta dalla tv cubana. In tarda mattinata è previsto un incontro con la società civile cubana, forse anche con alcuni dissidenti. Nel pomeriggio spazio alla ‘diplomazia del baseball’: Obama e la sua famiglia assisteranno ad una partita tra la nazionale cubana e i Tampa Bay Rays in uno degli sport più amati in entrambi i Paesi.

In attesa che il Congresso, dominato dall’opposizione dei Repubblicani, si decida finalmente a prendere atto che sono finiti davvero gli anni della Guerra Fredda e che l’embargo fa definitivamente tolto, Obama riprenderà il Number One per volare in Argentina, per continuare sulla strada della distensione nell’America latina.

Granma, il quotidiano ufficiale del PCC

Granma, il quotidiano ufficiale del PCC, nella sua versione per il web (www.granma.cu)

 

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