lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Patto di stabilità. L’Italia chiede il ricalcolo all’UE
Pubblicato il 31-03-2016


pier carlo padoanLe regole europee sul Pil, si sapeva, non piacciono al Governo italiano e in particolare all’attuale ministro dell’Economia. Ma l’Italia non è la sola e ha inviato, assieme a Spagna, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Slovacchia, una lettera alla Commissione europea con l’invito a rivedere il metodo di calcolo dell’output gap, dal quale dipende la velocità del processo di riduzione del rapporto deficit/Pil.

Ieri Pier Carlo Padoan in un’intervista a Le Figaro aveva sottolineato che le attuali modalità di calcolo penalizzano l’Italia. Il Tesoriere italiana aveva sottolineato che lo sforzo di aggiustamento dei conti pubblici richiesto dall’Ue all’Italia è “deformato da considerazioni statistiche” e “queste regole, imponendo all’Italia aggiustamenti dolorosi, le recano maggior danno che ad altri Paesi, e questo non mi va bene”. Secondo il governo italiano, il metodo adottato dalla Commissione europea danneggia l’Italia, le cui finanze pubbliche sarebbero altrimenti già in equilibrio seguendo regole diverse. È l’output gap, il parametro utilizzato dall’Ue per le decisioni sul livello di flessibilità da concordare ai singoli Stati e per le eventuali manovre correttive da attuare, l’output gap, è in sostanza la differenza tra tasso di crescita potenziale ed effettivo. Il divario tiene conto di quello che gli economisti chiamano il tasso di disoccupazione di equilibrio (Nawru secondo l’acronimo in inglese), il livello della disoccupazione che non si traduce in un aumento di salari e prezzi.
Nella lettera, si chiede di “eliminare la discrepanza” tra l’orizzonte temporale con cui la Ue stima l’output gap (2 anni) e quello utilizzato di prassi dai singoli Paesi (4 anni). Si chiede comunque anche di approfondire la questione del calcolo dell’output gap, con il suggerimento di valutare se affiancarlo ad altri indicatori.

A firmare sono i ministri Padoan, Luis de Guindos Jurado (Spagna), Rimantas Sadzius (Lituania), Dana Reizniece-Ozola (Lettonia), Pierre Gramegna (Lussemburgo), Mario Centeno (Portogallo), Dusan Mramor (Slovenia) e Peter Kamizir (Slovacchia). Costoro precisano di non voler discutere “la possibile revisione del modello” di calcolo ma di volere affrontare “una specifica incongruenza che potrebbe essere rapidamente corretta senza alterare la metodologia di calcolo condivisa”, precedendo appunto “all’armonizzazione dell’orizzonte temporale adottato dalla Commissione nelle sue previsioni macroeconomiche e di bilancio con quello previsto dai programmi di Stabilità/Convergenza” presentati dai singoli Paesi.

Redazione Avanti!

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