lunedì, 26 settembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pd. D’Alema all’offensiva spara a zero contro Renzi
Pubblicato il 11-03-2016


D'AlemaTutto si può fare tranne che far finta di nulla. Il dibattito ormai è aperto. Quasi come fosse l’apertura di una fase precongressuale. Massimo D’Alema, lo si condivida o meno, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha avuto un frontale molto duro con il suo partito, il Pd. Senza dubbio l’attacco più duro da lui fatto dal quando Renzi è alla sua guida. E sono sicuramente polemiche destinate a durare.

“Leggo che D’Alema mi ‘disconosce’ perché sarei arrogante. Il che, francamente, non torna”. Lo scrive su twitter Matteo Orfini, presidente del Pd. Commenta con un tweet il senatore Pd Stefano Esposito: “Orfini diciamo che sul tema arroganza D’Alema è inarrivabile tu sei un’educanda. Ti sei evoluto bene, diciamo”.

Il governatore della Toscana Enrico Rossi afferma che “ipotizzare, come fa lui (D’Alema ndr), che possa crearsi una nuova forza dal disagio che c’è nel partito sia il più bel regalo a chi nel Pd vuole far fuori la sinistra”. “La battaglia per rifare la sinistra deve essere fatta nel partito. La nostra gente ci chiede non di dividerci ma di stare uniti”, aggiunge Rossi. “A Renzi faccio un appello: c’è bisogno – conclude il governatore toscano – di ascolto e di confronto. Il nostro è un partito plurale e tale deve restare perché questa è la sua forza”.

Per Ernesto Carbone, della segreteria nazionale del Partito Democratico “una cosa colpisce dell’intervista di D’Alema: la slealtà nei confronti del candidato vincitore delle primarie a Roma. D’Alema dice di essere un fondatore del PD, è un importante dirigente del Pd, ma fa capire che non voterà per il candidato del Pd. Il suo disegno è fin troppo chiaro: far perdere le amministrative al suo partito. D’Alema era famoso per la sua arroganza, ora diventa anche sleale. E pugnala il suo partito”.

Roberto Speranza aprendo la kermesse di Sinistra riformista sottolinea che “la nostra sfida è dentro il Pd, senza ambiguità: abbiamo due piedi dentro il Pd. E’ il nostro partito, ci crediamo, lo amiamo. Eppure vogliamo costruire un dibattito vero perché non ci sia la voce di uno solo o la sommatoria di comitati elettorali. Vogliamo dare una mano e vogliamo cambiare il Pd, aggiustarne la rotta. Da qui può partire un cammino, per costruire l’alternativa dentro il Pd. Non è una rivincita, non si torna al passato”, afferma.

Dalla sinistra dem Gianni Cuperlo, afferma che “nell’intervista che D’Alema ha rilasciato oggi vi sono giudizi che non condivido. Ma la sua è una riflessione che colpisce, e non solo per la durezza dei toni. Se fossi il gruppo dirigente del Partito Democratico mi interrogherei a fondo sulle ragioni che spingono una personalità di spicco della sinistra italiana a un’accusa così severa verso la strategia e la gestione del suo partito e del centrosinistra. Non amo e non apprezzo mai l’esasperazione del linguaggio. Penso sia l’anticamera di rotture che difficilmente si ricompongono. Ma altrettanto evidente a me pare il rischio di una frantumazione del Pd con la perdita della sua ispirazione originaria. Tra primarie segnate da opacità, denigrazioni e imputazioni il partito muore. Altro che rese dei conti! Adesso c’è bisogno di chiarezza nelle scelte e di civiltà nel confronto. Spero che il gruppo dirigente del mio partito comprenda la gravità del momento e si assuma le responsabilità che gli competono, prima tra tutte tenere assieme una comunità di donne e uomini liberi e pensanti”, conclude.

In difesa del gruppo dirigente si aggiunge il vice presidente del gruppo al Senato Stefano Lepri:”Dopo mesi di silenzio apprezzato dagli italiani, D’Alema torna allo stile sprezzante. Non colpisce la sua arroganza, quella è arcinota. Quanto la sua slealtà. Verso il partito, verso i candidati Pd che corrono nelle città, verso i democratici che li hanno votati”.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Che c’entriamo noi con il PD – Partito in Dissoluzione – Non è il caso di portare all’elettorato il simbolo PSI anziché continuare a nasconderci e “cacciare” i compagni che dissentono.

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