giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni al minimo. A chi spetta l’integrazione
e occhio ai redditi
Pubblicato il 29-03-2016


Breve guida all’integrazione 2016

PENSIONI AL MINIMO: OCCHIO AI REDDITI

Sono molti i pensionati che vorrebbero conoscere con certezza quale sia per quest’anno (2015) la misura del reddito che non va superato per mantenere il diritto al beneficio dell’integrazione sulla pensione, pari a 502,39 euro mensili. I dubbi derivano soprattutto dal fatto che alle vecchie disposizioni di legge se ne sono aggiunte altre negli ultimi anni, tanto da far nascere, anche in questo settore previdenziale, i trattamenti al minimo “di annata”. Infatti, gli assegni che hanno decorrenza fino al 1993, quelli con decorrenza 1994 e quelli con decorrenza successiva sono e saranno soggette a regole differenti. Ogni anno, cioè, subiscono, ciascuna, un proprio aggiornamento. Al momento si è di fronte a diverse situazioni. Nel primo caso (dec. compresa entro il 31 dicembre 1993), ai fini dell’integrazione al minimo della pensione devono essere presi in considerazione i soli proventi personali del titolare. Il beneficio non spetta, infatti, se l’interessato possiede redditi superiori a due volte l’importo minimo annuo vigente. Nessun riferimento va fatto alla situazione patrimoniale del coniuge. Nella seconda ipotesi (dec. compresa tra il primo gennaio 1994 e la fine dello stesso anno), se l’intestatario della prestazione di quiescenza è coniugato, devono essere valutati anche i proventi del coniuge. L’integrazione non compete, difatti, se il reddito personale supera di due volte l’importo minimo di legge, e quello cumulato con il coniuge splafona di cinque volte la pensione sempre minima prevista. Nella terza fattispecie (dec. dal primo gennaio 1995 in poi), se il titolare del trattamento previdenziale è coniugato rilevano ai fini della concessione del beneficio pure i proventi del coniuge. L’integrazione non è pertanto attribuibile se la situazione reddituale personale va oltre di due volte la misura minima di riferimento, e quella con il coniuge supera di quattro volte lo stesso valore minimo. In altre parole dal 1995 in poi, è stata confermata la normativa del 1994 con una ulteriore restrizione: la soglia di reddituale coniugale non è più rapportato a cinque volte bensì a quattro volte la pensione annua minima in vigore. Nella tabella che si riporta di seguito, sono indicati i limiti di reddito che si applicano quest’anno per coloro che sono andati in quiescenza entro il 1993, nel 1994, dal 1995 al 2015 e per coloro che ottengono il trattamento pensionistico nel corso del 2016. Chi, invece, ha ricevuto, a partire dal 2002, la maggiorazione fino ad un milione di lire al mese può contare quest’anno su un assegno di 638,33 euro (1.235.979 delle vecchie lire). La cifra si ricava sommando all’importo del trattamento minimo di 501,89 euro mensili la maggiorazione fissa di 136,44 euro. Ne possono usufruire i pensionati che hanno i seguenti requisiti: sessanta anni di età se titolari di pensione di inabilità; almeno settanta anni negli altri casi. Se, però, il richiedente ha versato durante la sua vita dei contributi, il requisito anagrafico prescritto viene ridotto di un anno per ogni cinque di versamenti effettuati, fino ad un minimo di sessantacinque anni; dal 2016 il reddito annuo fissato non deve superare i 8.298,29 euro per i pensionati soli e i 14.123.20 euro per coloro che sono coniugati. Si considerano tutti i proventi di qualsiasi natura, compresi quelli esenti o tassati alla fonte come gli interessi bancari e postali, i rendimenti di Bot e altri titoli. Nel computo rientrano pure le rendite Inail e gli assegni assistenziali. In altri termini, bisogna denunciare tutto con la sola eccezione dei redditi provenienti da: la casa di abitazione, le pensioni di guerra, l’assegno di accompagnamento, i trattamenti di famiglia, l’importo aggiuntivo di 154,93 euro (trecentomila vecchie lire) introdotto dalla legge 388/2001, i sussidi erogati da enti pubblici senza carattere di continuità, l’indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da vaccinazioni, trasfusioni e emoderivati. L’altra tabella proposta riproduce i requisiti per ottenere gli aumenti.

A CHI SPETTA L’INTEGRAZIONE (i limiti di reddito per il 2016)   

Dec. Pens.               Integr. Totale             Integr. Parz.              Nessuna integr.

                                               Pensionato solo

Fino al 1993       fino a euro 6.524,57       da 6.524,57 a 13.049,14    oltre 13.049,14

                                              Pensionato solo

Fino al 1994       fino a euro 6.524,57       da 6.524,57 a 13.049,14     oltre 13.049,14

                                              Pensionato coniugato

                          fino a euro 26.098,28     da 26.098,28 a 32.622,85    oltre 32.622,85

                                              Pensionato solo  

Dal 95 al 2016   fino a euro 6.524,57        da 6.524,57 a 13.049,14      oltre 13.049,14

                                             Pensionato coniugato

                          fino a euro 19.573,71      da 19.573,71 a 26.098,28     oltre 26.098,28

N.B. fino al 1993 non rilevava il reddito del coniuge.

I REQUISITI PER OTTENERE GLI AUMENTI

Tipo di pensione        età minima            limite di reddito solo      e       coniugato

Trattamento Ago              70                             8.298,29                       14.123,20

Assegno/Pens. Sociale     70                              8.298,29                       14.123,20

Inv.civili al 100%             60                              8.298,29                       14.123,20

(compr. ciechi e sordomuti)

N.B. L’età scende di un anno per ogni cinque di contributi versati.

Inps

PENSIONE DI VECCHIAIA 2016

Il trattamento previdenziale di vecchiaia È una prestazione economica erogata, a domanda, in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, che hanno: raggiunto l’età stabilita dalla legge; perfezionato l’anzianità contributiva e assicurativa richiesta; cessato il rapporto di lavoro alle dipendenze di terzi alla data di decorrenza della pensione, fermo restando che, qualora la rioccupazione intervenga presso diverso datore di lavoro, non occorre una soluzione di continuità con la precedente attività lavorativa.

A chi spetta

1) Soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995

Requisito contributivo – A decorrere dal 1° gennaio 2012, i soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 possono conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia esclusivamente in presenza di un’anzianità contributiva minima pari a 20 anni, costituita da contributi versati o accreditati a qualsiasi titolo.

Requisito anagrafico – Per l’accesso alla pensione di vecchiaia è richiesto il possesso dei seguenti requisiti anagrafici:

Lavoratrici dipendenti settore privato: 65 anni e 7 mesi; Lavoratrici autonome e gestione separata: 66 anni e 1 mesi; Lavoratori dipendenti e lavoratrici dipendenti del settore pubblico: 66 anni e 7 mesi; lavoratori autonomi e gestione separata: 66 anni e 7 mesi.

2) Soggetti con primo accredito contributivo a decorrere dal 1° gennaio 1996

Dal 1° gennaio 2012, i soggetti per i quali il primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, possono conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia, in presenza del requisito contributivo di 20 anni e del requisito anagrafico, al ricorrere di una delle seguenti condizioni:

a) se l’importo della pensione risulta non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (c.d. importo soglia), la pensione di vecchiaia spetta secondo gli stessi requisiti previsti per i lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995;

b) al compimento dei 70 anni di età e con 5 anni di contribuzione “effettiva” – con esclusione della contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo – a prescindere dall’importo della pensione. Dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018, il requisito anagrafico di 70 anni è incrementato di 7 mesi per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita e potrà subire ulteriori incrementi di adeguamento.

La domanda

La domanda di pensione di vecchiaia si presenta esclusivamente attraverso uno dei seguenti canali:

web – la richiesta telematica dei servizi è accessibile direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it);

telefono – chiamando il Contact Center integrato al numero 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico, abilitati ad acquisire le domande di prestazioni ed altri servizi per venire incontro alle esigenze di coloro che non dispongono delle necessarie capacità o possibilità di interazione con l’Inps per via telematica;

Enti di Patronato e intermediari autorizzati dall’Istituto, che mettono a disposizione dei cittadini i necessari servizi telematici.

Quando spetta

La pensione di vecchiaia decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale l’assicurato ha compiuto l’età pensionabile. Nel caso in cui a tale data non risultino soddisfatti i previsti requisiti di anzianità assicurativa e contributiva, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui vengono raggiunti tali requisiti. Infine, su richiesta dell’interessato, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale è stata presentata la domanda. Ai fini del conseguimento della prestazione pensionistica è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. La pensione anticipata decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda. Ai fini del conseguimento della prestazione pensionistica è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è, invece, richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo.

Previdenza

INPS, SPESI 7,4 MLD PER AMMORTIZZATORI IN DEROGA

Prosegue l’operazione trasparenza “Inps a porte aperte”. In questa sezione, raggiungibile dall’home page del sito istituzionale (www.inps.it), vengono pubblicate informazioni che chiariscono le regole previste per la composizione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto e di quelle categorie di lavoratori che usufruiscono di particolari regole contributive e previdenziali. La sezione “Inps a porte aperte” è dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiettivo è quello di rendere più chiari i meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall’Istituto. L’iniziativa fa parte di quell’operazione trasparenza annunciata dal presidente Inps, Tito Boeri, all’atto del suo insediamento. E’ stata recentemente pubblicata una scheda informativa sugli ammortizzatori sociali in deroga. Gli ammortizzatori in deroga alla normativa vigente – CIG in deroga e Mobilità in deroga – originariamente istituiti per i settori produttivi non coperti da tutele “ordinarie” di sostegno al reddito, sono stati spesso usati in settori già coperti da strumenti ordinari, con lo scopo di “prorogare” la tutela a quelle crisi che avevano di fatto esaurito gli ammortizzatori ordinari. In non pochi casi questi strumenti sono stati utilizzati come sussidi per le imprese anche senza le riduzioni di orario (o i periodi di disoccupazione) che legittimano l’utilizzo degli altri ammortizzatori sociali. A differenza degli altri ammortizzatori sociali, gli ammortizzatori in deroga vengono finanziati senza chiedere contributi alle aziende e ai lavoratori, che contribuiscono al finanziamento solo se utilizzano la prestazione. Gli ammortizzatori in deroga sono stati finanziati in gran parte dalla fiscalità generale, con un cofinanziamento del Fondo sociale europeo fino al 2012, e poi con stanziamenti statali specifici e risorse messe a disposizione dalle Regioni. La legge 28 giugno 2012 n. 92 prevede il superamento degli ammortizzatori in deroga e la soppressione dell’indennità di mobilità a partire dal 2017 e la loro sostituzione con nuovi Fondi di solidarietà e con l’indennità di disoccupazione legata alla nuova Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi, poi l’attuale Naspi). In particolare, per le prestazioni in deroga, al fine di garantire la graduale transizione verso il nuovo regime delineato dalla riforma degli ammortizzatori sociali, la legge del 2012 ha previsto un sistema di finanziamento annuale via via decrescente. La scheda completa relativa agli ammortizzatori sociali in deroga è disponibile nella sezione “Inps a porte aperte” sul sito www.inps.it, insieme a tutte le altre già pubblicate. .

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

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