martedì, 27 settembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Perché non funziona
il Parlamento (e non solo)
Pubblicato il 28-03-2016


“Alle 20.58, in ritardo rispetto all’appuntamento prefissato, Berlusconi arriva al Quirinale e, dopo meno di un’ora, alle 21.43, un comunicato della Presidenza della Repubblica ufficializza le sue dimissioni: primo presidente del Consiglio italiano mandato a casa non dalle Aule parlamentari, non dalla piazza (che ha solo constatato il fatto) ma dallo Spread, dalla Bce, dai partner dell’Unione europea. La nostra Costituzione materiale è davvero cambiata”.Giovanni Innamorati Il Parlamento copertina

È il 12 novembre 2011, un giorno storico, anche se dovremo aspettare qualche decina di anni prima che nei libri di storia entri questa data a segnare un punto cruciale della nostra storia politica più recente. A segnalarcela è Giovanni Innamorati, giornalista parlamentare dell’Ansa da oltre vent’anni e in servizio alla Camera dei deputati. Innamorati è insomma uno che il ‘Palazzo’ lo conosce più che bene e che a questa conoscenza ha unito la disponibilità di una gran mole di documenti assieme a tanti fatti minuti annotati per dovere di ufficio, per scrivere con una buona dose di disincanto e di rassegnata tristezza per lo stato della nostra democrazia ‘Il Parlamento. Biografia non autorizzata. Misteri, bugie, trucchi e tradimenti’.

Siamo di fonte a un saggio di 410 pagine con diversi piani di lettura, intenzioni implicite ed esplicite. Tra queste ultime quelle di spiegare in maniera piana, didascalica, il funzionamento di una delle nostre più importanti Istituzioni, il Parlamento. A differenza di un manuale universitario, non c’è però un noioso viaggiare tra leggi e regolamenti, ma una scorrevole descrizione, aiutata dalla rivelazione di piccoli, grandi e gustosi retroscena, di come il lavoro di deputati e senatori, interagendo con la funzione del Governo e della Presidenza della Repubblica, alla fine si trasforma in quelle norme che determinano i nostri destini.

Il racconto si dipana lungo gli ultimi vent’anni, dalla fine della cosiddetta ‘Prima Repubblica’, segnalando gli incroci determinanti come quello, ricordato all’inizio, della sostituzione del governo Berlusconi con quello di Mario Monti, un ‘unicum’, “visto che la caduta non è stata determinata dalla sfiducia dei partner europei e delle istituzioni dell’Unione, bensì dalla sfiducia dei partner europei e delle istituzioni dell’Unione, dalla Banca Centrale fino al presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker”. Qualcosa di più di una stranezza o di una forzatura. Ma il segno di un cambiamento epocale nella nostra Costituzione materiale non registrato da quella scritta. Un atto che ha trasformato anche “il ruolo e i poteri del Presidente della Repubblica”.

Giorgio NapolitanoDalle pagine del libro emergono le tante novità politiche degli ultimi anni e questa delle prerogative del Quirinale, soprattutto nell’interpretazione che ne ha dato Giorgio Napolitano, appaiono davvero rilevanti, abbozzando una nascente Terza Repubblica con connotati presidenzialisti, con molti pesi e senza nessun ‘contrappeso’. E giustamente viene rilevato che se “il Paese andrà avanti senza un dibattito serio su questo passaggio costituzionale, oltre che politico, farà un pessimo servizio alla nostra democrazia”.

Poteri che risultano incredibilmente accresciuta in occasione del bis al Quirinale quando l’elezione di Napolitano nasce non solo “sull’ipotesi di una formula di governo, ma anche delegando al nuovo Capo dello Stato la scelta del Presidente del Consiglio, l’indicazione del programma di governo e anche il potere di co-decisione nella scelta dei ministri”, Gaetano Quagliariello, Enrico Giovannini, Filippo Bubbico.

Napolitano è indubbiamente uno degli attori principali sulla scena, è anche quello che ha ‘regalato’ a Berlusconi la possibilità di ammortizzare la rovinosa caduta politica senza passare subito per le urne, ma infliggendo al Pd, e soprattutto al suo segretario di allora Pierluigi Bersani, il governo Monti. Un passaggio cruciale perché se il Paese fosse stato chiamato allora a esprimersi subito nelle urne, Bersani non avrebbe avuto davanti Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle, le Camere non sarebbero state frammentate in tre tronconi, non sarebbe nato certo un governo Letta e tantomeno un governo Renzi.

Monti-Berlusconi-votiMa il libro di Innamorati non è proprio un libro su Napolitano, tantomeno sul Pd, ma chiama in causa – e duramente – tutta la classe politica per quello che non ha fatto o ha fatto davvero male. È il caso dell’adesione, in forma “scriteriata”, alla moneta unica e della politica economica perseguita dai governi di centrodestra che sono stati capaci di spostare progressivamente fette consistenti di ricchezza dai lavoratori dipendenti ai professionisti, agli autonomi e anche ai dirigenti.
“Il 13 dicembre del 2012, il dossier di Bankitalia sulla situazione delle famiglie italiane era ancora più inquietante nel fotografare l’aumento delle diseguaglianze: la metà più povera delle famiglie deteneva solo il 9,4% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco aveva il 45,9%. In più dal 2007 la ricchezza delle famiglie era diminuita del 5,8% e questo perché le famiglie avevano cominciato a intaccare i risparmi per far fronte alle spese superiori al reddito prodotto”. Un fenomeno che stava mettendo in pericolo l’intera economia e che affondava le radici nelle scelte operate dal duo Berlusconi-Tremonti forse per insipienza oppure per “una precisa volontà politica di favorire i ceti che costituivano il blocco sociale che ha sempre sostenuto il centro-destra”.

Non sono esenti da pecche certamente neppure i ‘grillini’ che appena arrivati, hanno concentrato molto del loro impegno politico nel demolire i vantaggi, quelli veri e quelli presunti, della cosiddetta ‘casta’ finendo anche per ottenere effetti ridicoli o controproducenti come quando si sono accaniti sulla mensa o sulla ‘buvette’ di Montecitorio – il bar interno al Parlamento di mediocre qualità e di prezzi più alti dell’esterno – o sul ristorante di palazzo Madama, ottenendo forse qualche ridicolo risparmio, ma in compenso difficoltà di lavoro per i dipendenti e un certo numero di disoccupati nelle società che gestivano i servizi. E però, mentre battagliavano contro gli odiosi privilegi della ‘casta’, si producevano in un durissimo ostruzionismo contro il ddl Del Rio che aboliva le province…

Dall’esame del funzionamento delle nostre Camere emergono anche le differenze con quanto avviene all’estero come nel caso del finanziamento pubblico della politica che in Germania, ad esempio, esiste e viene utilizzato non solo per pagare stipendi ai parlamentari ma anche per finanziarie due importanti Fondazioni, una di centrodestra e una di centrosinistra, la Konrad Adenauer che fa capo alla Cdu e la Friedrich Ebert che fa capo alla Spd. Due fondazioni che “organizzano master su materie economiche e sociali seguiti da migliaia di studenti di molti Paesi, che erogano borse di studio (anche in Italia!) che hanno biblioteche aperte a tutti gli studiosi e che formano le giovani classi dirigenti dei due partiti. E ovvio che un Paese viene governato meglio se ha una classe politica selezionata in questo modo, rispetto a un Paese i cui parlamentari sono selezionati come il casting di un Reality o in base alla fedeltà al capocorrente”.

C’è un detto e un non detto in questo libro. C’è un confronto impietoso con un’implicita critica alla classe politica dell’ultimo ventennio, che dalla lettura di queste pagine, emerge oggettivamente per la sua incredibile mediocrità; una classe politica incapace di autoriformarsi e che ha saputo invece produrre fatti di tragicomica nefandezza come la votazione della Camera con cui la maggioranza di centrodestra (salvo pochissime eccezioni) decretò possibile che Berlusconi avesse davvero ritenuto che Berlusconi-processo-RubyRuby Rubacuori fosse la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak. Una classe politica che ha visto un partito, il Pd, anzi la direzione del Pd, “sfiduciare il proprio presidente del Consiglio, in diretta ‘streaming’, trasmessa dalla tv online del partito, Youdem.tv. Il tutto accuratamente fuori dalla Aule parlamentari e ben lontano da ogni reale controllo di democrazia, ma secondo un processo alchemico tipico della tanto vituperata Dc della Prima repubblica.
Un saggio intelligente, utile. Ci sarebbe da consigliarlo come lettura già ai liceali se non fosse che, alla fine, il ritratto di questa nuova Repubblica emersa dalle rovine di tangentopoli, assomiglia in peggio a quella vecchia, con tutti i suoi vizi e difetti – e pure qualcuno in più – senza averne però nessuno dei pregi e meriti.

Carlo Correr


Giovanni Innamorati
Il Parlamento. Biografia non autorizzata. Misteri, bugie, trucchi e tradimenti
Melampo – pag. 410 – euro 17,50

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