lunedì, 27 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Scandalo petroli, si dimette la ministra Guidi
Pubblicato il 31-03-2016


Federica Guidi

Federica Guidi

Cinque arresti e uno scandalo hanno portato già alle dimissioni della ministra Federica Guidi, titolare del dicastero per lo Sviluppo Economico, ma la vicenda potrebbe coinvolgere anche la ministra Boschi.
“Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese”. Con queste parole la Guidi nella lettera inviata al presidente del Consiglio ha preso congedo dal governo prima di essere costretta a farlo dal peso degli avvenimenti.

Gli arrestati, ai domiciliari, sono dipendenti del Centro oli di Viggiano dell’Eni, dove viene trattato il petrolio estratto, e sono accusati di traffico illecito di rifiuti. Ma l’inchiesta dei pm di Potenza può portare molto più in là perché tra gli indagati c’è anche l’ingegnere Gianluca Gemelli, compagno della ministra Guidi, che – in base alle intercettazioni – avrebbe sfruttato la sua posizione per ottenere favori per appalti alla Total. Sostanzialmente avrebbe fatto in modo, sembra con l’aiuto della ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, di presentare alcuni emendamenti governativi, fatti poi approvare in Senato, per favorire gli interessi rappresentati dal compagno della ministra.

Il nome della Boschi
L’intercettazione che mette nei guai Gemelli è del 5 novembre del 2014 quando viene bocciato l’emendamento inserito nel decreto Sblocca Italia, per la realizzazione del progetto “Tempa Rossa”. Gemelli telefona alla compagna che lo rassicura: “Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se è d’accordo anche Mariaele (il ministro Boschi, ndr) quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte”. Come scrive il Corriere della Sera, Gemelli chiede alla Guidi se riguarda quello dei suoi amici della Total: “Quindi anche coso, vabbè i clienti di Broggi”. E lei: “Eh certo, capito? Te l’ho detto per quello”.
Successivamente c’è un’altra telefonata che chiama in causa la ministra Boschi. Dopo aver ricevuto rassicurazioni dalla sua compagna, Gemelli chiama infatti il dirigente della Total Giuseppe Cobianchi: Avuta la notizia Gemelli chiama subito il rappresentante della Total: “La chiamo per darle una buona notizia..ehm.. .si ricorda che tempo fa c’è stato casino..che avevano ritirato un emendamento…ragion per cui c’erano di nuovo problemi su Tempa Ross … pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al senato..ragion per cui..se passa…e pare che ci sia l’accordo con Boschi e compagni…(…) se passa quest’emendamento… che pare… siano d’accordo tutti…perché la boschi ha accettato di inserirlo… (…) è tutto sbloccato! (ride ndr)…volevo che lo sapesse in anticipo! (…) e quindi questa è una notizia…”.

E l’emendamento passa
E in effetti l’iter legislativo successivo sembra confermare indirettamente che Gemelli ha riferito una cosa vera. Dalle indagini è emerso infatti che l’emendamento era stato effettivamente inserito nel maxiemendamento alla Legge di stabilità del 2015, modificato dal Senato il 20 dicembre, con il quale si dava il via al progetto Tempa Rossa.
Che sia coinvolta direttamente la ministra Guidi non pauiono esservi dubbi. Dalle carte emerge un altro incontro tra il ministro Guidi, i rappresentanti della Total e il sottosegretario Simona Vicari e dopo la riunione il dirigente della Total Cobianchi chiama Gemelli per ringraziarlo: “A nome della società la ringrazio per averci fatto conoscere direttamente il ministro Guidi e per l’interessamento che ha avuto”. “Assolutamente a disposizione, ce lo siamo detti dal primo giorno”, risponde soddifsatto Gemelli.
I cinque dipendenti dell’Eni finiti ai domiciliari, appartebngono al centro oli di Viggiano (Potenza) dove viene trattato il petrolio estratto in Val d’Agri. I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip del Tribunale di Potenza nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che ha anche disposto un’ordinanza di divieto di dimora nei confronti di un dirigente della Regione Basilicata.

Opposizioni chiedono le dimissioni del ministro
Dopo la notizia dell’inchiesta di Potenza che ha coinvolto la ministra Guidi, i parlamentari del Movimento 5 Stelle, di Forza Italia e di altri partiti dell’opposizione ne hanno chiesto le immediate dimissioni. Una mossa scontata se si ricorda quanto già avvenuto contro la Boschi in occasione dello scandalo della Banca Etruria mentre in passato, per molto molto meno, vennero convinte a dimettersi Annamaria Cancellieri, ministra di Giustizia (Governo Monti) e Yosefa Idem, ministra delle Pari opportunità (Governo Letta). Più recentemente è toccato al ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, accettare l’invito a lasciare la poltrona per il sospetto di una raccomandazione a favore del figlio e una storia di orologi Rolex in regalo. Tutte considerazioni che evidentemente la Guidi, ma non solo lei a palazzo Chigi e nel Parlamento, hanno rapidamente fatto e poi tratto le dovute conseguenze.

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