sabato, 27 agosto 2016
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Opinioni e commenti
 

Pizza, patrimonio Unesco,
ma non c’è nulla da ridere
Pubblicato il 04-03-2016


Pizza napoletana margheritaNiente da fare per spaghetti, tortellini e mozzarella in carrozza. L’ha spuntata la pizza napoletana. La pizza, più precisamente “l’arte dei pizzaioli”, è la candidata all’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Una volta tanto l’Italia non si è divisa sulla scelta: la designazione è arrivata all’unanimità dalla commissione nazionale italiana per l’Unesco, l’agenzia dell’Onu per la scienza e la cultura. La proposta avanzata da Maurizio Martina, ministro per le Politiche Agricole, è passata suscitando un corale entusiasmo. La decisione poggia su motivazioni sociali e di unità nazionale: «L’arte dei pizzaioli ha svolto una funzione di riscatto sociale, elemento identitario di un popolo, non solo napoletano, ma quello dell’Italia. È un marchio di italianità nel mondo».

Margherita, napoletana, marinara, con i funghi, con il prosciutto, con i wurstel, con le verdure. Non si scherza con la pizza e con le sue decine di varianti, anche perché è un gigantesco affare economico. Il gustoso piatto inventato a Napoli, basato sull’accoppiata vincente pomodoro e mozzarella, dà lavoro a 100 mila persone in pianta stabile e ad altre 50 mila nei fine settimana. Ogni giorno in Italia si sfornano ben 5 milioni di pizze, un miliardo e mezzo l’anno.

Piace a tutti gli italiani senza distinzioni: al sud, al nord e al centro della penisola. Anzi piace in tutto il mondo: in Europa, in America, in Asia, in Africa e in Oceania. Perfino in un’isola sperduta della Polinesia si può mangiare la pizza e ormai i pizzaioli egiziani, in alcuni casi, hanno anche superato i maestri napoletani. Si parla di un giro di affari enorme, di circa 10 miliardi di euro. La pizza piace soprattutto negli Stati Uniti. È apprezzatissima dagli americani: ne divorano 13 chili l’anno a testa, battendo perfino gli italiani, al secondo posto nel mondo, con un consumo di 7,6 chili.

La “guerra”, ideale e commerciale, è aperta soprattutto con gli Usa. Non a caso la candidatura della pizza è stata lanciata dall’Italia anche con l’obiettivo di evitare “contraffazioni”, come il possibile “scippo”da parte degli statunitensi, che nei giorni scorsi avevano annunciato la candidatura della “pizza” american-style. La Coldiretti chiama alla mobilitazione. L’obiettivo è raccogliere un milione di firme pro pizza nelle piazze del Belpaese prima del 14 marzo, quando ci sarà una riunione preliminare a Parigi, in attesa della decisione dell’Unesco prevista tra un anno, nel 2017.

La Coldiretti fa i conti: «L’arte dei pizzaiuoli napoletani sarebbe il settimo ‘tesoro’ italiano ad essere iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco». L’elenco tricolore comprende anche l’Opera dei pupi, il Canto a tenore, la Dieta mediterranea, l’Arte del violino a Cremona, le macchine a spalla per la processione e la vite ad alberello di Pantelleria (il famoso zibibbo).

Il tifo per tagliare il traguardo da vincitori arriva soprattutto da Napoli. Il Mattino ha titolato in prima pagina: «Unesco, l’Italia candida la pizza napoletana come patrimonio mondiale dell’umanità». Il quotidiano partenopeo, accanto all’articolo, ha pubblicato una foto: si vede un pizzaiolo davanti a cinque margherite appena sfornate, sullo sfondo c’è il lungomare di Mergellina. Levateci tutto, ma non la pizza. È buona, è semplice, costa poco, fa conoscere l’Italia nel mondo per un aspetto positivo. Non si scherza con la pizza! Canta che ti pizza!

Rodolfo Ruocco

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