sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Questo horror
chiamato “bad bank”
Pubblicato il 04-03-2016


banca santMentre il “padrone” del grattacielo impazza in giro per il mondo della finanza a “giocare” con i proventi dei nostri sacrifici, noi rischiamo la vita, stretti nella morsa del suo giogo. Una vita, la nostra, sempre sospesa sul filo, e sotto il vuoto, come fosse un anatema. Lassù, sospeso, quasi a toccare il cielo, ho sognato di volare, ho sognato una casa tutta per la mia famiglia e che mio figlio potesse frequentare l’Università. Non sono riuscito a far laureare mio figlio, e neanche a fargli trovare lavoro; in compenso, è un bravo ragazzo e ci dà una mano facendo piccoli lavoretti. E’ lui che mi ha dato il coraggio di comperare la casa dove abitiamo da anni. Ricordo ancora l’emozione quando siamo andati dal notaio e il direttore della banca ci ha concesso un mutuo! Un mutuo, che per essere puntuale con i pagamenti ha privato tutti noi di ogni spesa superflua. Mi viene da sorridere perché, insieme a Luca, mio figlio, prendevamo in giro la mamma per le tante volte che lavava le stesse camicie, quelle di sempre. Nonostante tutto, però, eravamo sereni, la nostra casa ci dava quel senso di tranquillità di cui avevamo bisogno.

Poi un giorno ecco la spesa imprevista: una visita medica che potevamo eseguire solo privatamente. Quel mese la rata del mutuo è saltata, ma siamo andati subito dal direttore per chiedere cosa potevamo fare. Preoccupatissimo, il direttore ci ha suggerito un ulteriore finanziamento attraverso una finanziaria della stessa banca per fare fronte al debito. Lì per lì eravamo così spaventati che non abbiamo avuto modo di pensare al rischio che ci stavamo accollando: un carico di rate che non potevamo permetterci. Da quel giorno è iniziato un calvario, la vergogna e l’abbandono da parte dell’istituto di credito ci ha fatto sentire degli “appestati”.

Nell’ufficio dove lavoro, fantasticavo spesso che il mio sogno di volare si potesse prima o poi realizzare. Da quel giorno, invece, non desidero altro che avere saldamente i piedi a terra, che mia moglie incassi l’assicurazione per pagare la casa e la liquidazione per tirare a campare. Adesso ho paura di “volare”; ho paura di fare la fine di Icaro, di precipitare e infrangermi assieme ai miei sogni.

Ma il problema non lo risolverei neanche se mi sfracellassi sull’asfalto, considerato che la mia casa è volata – questa sì che è volata davvero – in mezzo ai crediti incagliati che stanno viaggiando sopra una “bad bank”. Mi dicono di stare tranquillo, perché la regia di questo horror chiamato “bad bank” si farà vedere molto presto. Però io rimango sospeso nel vuoto, come tante persone che si trovano nella mia stessa situazione.

Abbiamo tutti la stessa fottutissima paura di cadere! Perché non trovare una soluzione diversa che possa salvarci tutti?

La verità è che non siamo solo io, mia moglie e Luca – e, assieme a noi, le tante famiglie come la nostra – ad essere sospesi su un filo ad alta tensione. La verità è che su quel filo ci siamo tutti; perché quando saremo caduti noi, verrà il turno di lavoratori e imprenditori più fortunati di noi, poi dei funzionari, dei dirigenti e degli amministratori delegati e, infine, persino dei “pesci piccoli” della finanza.

Se solo chi si trova sopra di noi comprendesse di essere destinato a cadere prima o poi, potremmo provare a reagire assieme. Del resto, ai vertici di questo palazzo rimarrà, per citare un vecchio slogan di Occupy Wall street, soltanto l’un per cento degli individui.

Il nostro, poi, è sempre stato un Paese che ha “conquistato” il mondo per la sua cultura, innovazione e creatività, raccogliendo in ogni luogo stima, considerazione e, spesso, persino ammirazione. Sarebbe bene che ci alleassimo e trovassimo assieme delle soluzioni per ridar linfa a ciò che questo Paese sta perdendo ogni giorno: energie, risorse, speranze.

Nel film del 1995 “L’odio”, Hubert, un ragazzo della banlieu parigina, narrava la sua storia e quella dei suoi coetanei ai margini del benessere, in questi termini: “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”.

Ecco, ripartiamo da qui. Stiamo cadendo, è vero, ma nulla vieta che da un momento all’altro potremmo spiccare il volo.

Angelo Santoro

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