giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Regeni, l’Egitto non convince
l’Italia chiede chiarezza
Pubblicato il 24-03-2016


regeni 2Si infittisce e si sviluppa ancora il caso di Giulio Regeni, il giovane friulano trovato in Egitto senza vita il 3 febbraio, dopo essere stato torturato. Il Cairo rilancia ancora una volta la pista della criminalità organizzata sull’omicidio del ricercatore italiano. Fonti della sicurezza hanno dichiarato che cinque componenti di una banda specializzata nel rapimento di turisti stranieri sono stati uccisi in uno scontro con la polizia nella capitale egiziana. A riportare la notizia è il quotidiano egiziano El Watan, secondo il quale si tratterebbe di una banda che camuffati da poliziotti, sequestrava stranieri per derubarli.

“Al momento dell’arresto c’è stato uno scontro a fuoco e tutti i componenti della banda sono rimasti uccisi. La procura è stata informata dell’incidente e sono state prese misure giudiziarie”, conclude la nota diffusa dal ministero dell’Interno egiziano, tuttavia il comunicato pubblicato su Facebook, non cita direttamente il caso Regeni. Il testo del ministero conferma che la sparatoria è avvenuta nel quartiere periferico di Nuova Cairo, e che le forse speciali hanno ucciso tutti e cinque i membri di una nota banda criminale.

I cinque, secondo il quotidiano, provenivano dal governatorato di Sharqiyya, nel delta del Nilo, e da Shubra El-Khema, a nord della capitale egiziana.

Una versione che non convince e contro la quale si sono levate numerosi voci di politici italiani che chiedono verità e chiarezza e non nuove menzogne o ricostruzioni di comodo.

“La nuova versione fornita dall’Egitto sulla morte di Giulio Regeni non solo non ci avvicina alla verità, ma conferma i sospetti che avevamo sulla volontà delle autorità egiziane di insabbiare l’intera vicenda”. Afferma Pia Locatelli presidente del Comitato diritti umani della Camera e capogruppo del Psi.

“Non si capisce per quale motivo dei semplici delinquenti, il cui obiettivo era il furto o un eventuale riscatto, avrebbero dovuto infliggere quel tipo di sevizie, usate solo dai professionisti della tortura, al giovane ricercatore italiano. E non si capisce perché avrebbero conservato i suoi documenti, miracolosamente ritrovati, invece di liberarsi al più presto di una prova così schiacciante del loro crimine. E’ da oltre un mese che ci vengono propinate versioni improbabili su quanto è accaduto: all’Egitto chiediamo verità , anche se scomode”.

“Una fonte della sicurezza – scrive invece Al-Ahram, quotidiano filo-governativo – ha smentito informazioni pubblicate da siti web che legano l’omicidio dell’accademico italiano alla banda specializzata nel sequestro e rapina di stranieri”, anche se non viene escluso.
Ieri invece i media egiziani hanno riferito che la Procura “allargherà la cerchia dei sospettati”, “interrogherà tutti e li incriminerà se le inchieste” dimostreranno “che proteggevano i criminali o che sono implicati nell’omicidio”.

Redazione Avanti!

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