mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Renzi come Craxi: “Andate al mare”
Pubblicato il 31-03-2016


Quando nella primavera del 1991 il Psi di Craxi invitò gli italiani ad astenersi dal referendum di Mario Segni che, introducendo il discutibile espediente dell’abrogazione, produceva la clausola della preferenza unica alle elezioni politiche, esplose il finimondo. A sinistra si gridò all’eresia, invocando il diritto di voto come un dovere civico che nessun esponente di istituzioni politiche avrebbe dovuto disincentivare. Si invocarono anche due articoli di leggi oggi ricordati da Ainis sul Corriere e cioè il 98 del testo unico delle leggi elettorali per la Camera e il 51 della legge che disciplina i referendum che “castigano l’astensione organizzata da chiunque sia investito di un pubblico potere”. Ma nessuno è mai stato castigato.

Come capita spesso ai socialisti, tutto ciò che viene loro rimproverato viene poi riciclato dagli altri con anni di ritardo. E’ capitato su quasi tutto: dall’invasione in Ungheria, al centro sinistra, dallo statuto dei lavoratori alla legge sul divorzio e l’aborto, dai missili a Comiso al referendum sulla scala mobile, dalla guerra nel Golfo fino all’invito all’astensione al referendum. Diciamo che il Pd é un partito che ci ha rubato il passato senza ammetterlo, formalmente esaltando Berlinguer del quale non condivide proprio nulla.

Cosi oggi, ultimo atto, il Pd di Renzi invita gli italiani ad andare al mare. Oddio in Aprile non si addice l’invito, ma trattandosi di una questione che al mare si riferisce di mare inevitabilmente si parlerà. Personalmente rimasi perplesso sulla scelta di Craxi del 1991. Avrei preferito che il partito propendessse per il no. In fondo quattro preferenze anche allora erano meglio di una sola, anche se nel mio collegio era proprio la preferenza unica ad avvantaggiarmi. Tuttavia prendo atto che anche su questa vicenda Renzi copia Craxi.

Nencini ha invece sostenuto le ragioni del no, mentre i socialisti astensionisti al congresso partecipano al fronte del si, cosi come la minoranza del Pd in odio a Renzi si schiera nel fronte opposto. L’argomento (l’impossibilità di ottenere la proroga della licenza di estrazione fino all’esaurimemto della materia prima nell’ambito delle 12 miglia) appare troppo limitato per diventare argomento politico. Eppure se il numero delle preferenze divenne il primo grimaldello per scardinare la legge elettorale e il sistema politico, anche il numero di miglia entro il quale puo’ essere concessa la possibilità di continuare a estrarre energia diventerà occasione per misurare le posizioni di ognuno.

Andare a votare significherà, dal momento che il raggiungimento del quorum provocherà la vittoria del sí, indebolire il governo e il Pd di Renzi (per questo anche la posizione di Nencini appare coraggiosa), non andare a votare invece rafforzerà il timoniere. Andare a votare rafforzerà le posizioni delle regioni, dal momento che ben nove presidenti hanno provocato il referendum, mentre non andare a votare rafforzerà chi questi potere lo vuole modificare come previsto in materia di energia dalla riforma costituzionale. Ho la vaga impressione che chi intende indebolire Renzi con questo referendum rimarrà deluso.

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Commenti all'articolo
  1. Sei proprio sicuro che resteremo delusi? O resterete delusi voi che paragonate renzi a Craxi cercando di farci dimenticare, ma vi sbagliate, che quando Craxi aveva bisogno del vostro aiuto, perché era nel giusto, vi siete “squagliati” cercando una verginità o nelle braccia di Berlusconi o in quelle di Occhetto. Finché campo questo ve lo ricorderò sempre fino a quando non capirete che nel partito è necessario fare dei congressi “DEMOCRATICI” anziché queste penose farse.

  2. In un Paese che vive in gran parte di turismo ed in cui la pesca rappresenta un’attività nevralgica, difendere ancora l’estrazione di petrolio nei nostri mari è allucinante (a dir poco). Chi lo fa, come Nencini, intende solo compiacere, per l’ennesima volta, “il timoniere”.

  3. In verità Renzi è molto contraddittorio: ad ogni secondo è ad elogiare la “materia prima” dell’Italia, cioè l’arte, le bellezze naturali, il turismo ecc; poi sostiene le società del petrolio e del gas. Non accadrà, ma soltanto pensare che “potrebbe” avrebbe dovuto indurlo a comportamenti più responsabili.
    Altro è sostenere Renzi per sostenere Renzi.

  4. Se non ho capito male il quesito referendario si riferisce alla possibilità della continuazione dell’attività fino ad esaurimento della materia estratta per le compagnie che gia hanno la licenza subordinata a nuova concessione e limitatamente alle dodici miglia di distanza dalla costa. Oddio, che sia una questione di cosi pressante rilievo, francamente a me non pare

  5. Ad ogni modo votare si o no è la stessa cosa. Votare no è come votare si, perchè la partita è sul quorum. Tanto i sí saranno la stragrande maggioranza dei voti. Se Nencini vota no dà una mano a raggiungere il quorum contro la posizione di Renzi. Capito?

  6. Gentile Direttore, io dubito che la questione delle trivelle interessi a molti italiani. Sbaglierò, ma mare, lago o montagna che sia, il quorum mi sembra una chimera, forse si arriverà al 20 % di votanti.
    Per il resto, leggo commenti di un’acidità e di un’antipatia verso Renzi…boh, non capisco.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  7. Allora vediamo se riusciamo a spiegare perché daremo il nostro SI il 17 aprile (scusandomi per la mancata brevità)..
    Il SI all’abrogazione dell’art.1/comma 239 della legge Stabilità 2016 reclama solo ciò che per legge esiste già (anche per la UE con la dir.94/22 recepita dall’Italia nel 1996): ogni concessione estrattiva pubblica DEVE avere una scadenza certa e poi si va a gara.
    Idem succede per i servizi (es. le spiagge, dove la UE ci bacchetta da anni..).
    Votando SI vengono mantenute le scadenze già a suo tempo pattuite con i licenziatari, si rispetta la volontà popolare e non si impedisce che finalmente il governo in carica attui una grande politica ecosostenibile‬‬‬‬ (il che non significa fare i NIMBY).
    Per i prossimi anni (da 2 a 10 anni nei casi in questione) il SI non mette a repentaglio significativi posti di lavoro diretti nelle circa 35 concessioni attive (da cui circa 90 piattaforme, metà nel solo Adriatico) e invece potrebbe rischiare qualche centinaio di migliaia di lavoratori nel turismo (più l’indotto) perchè l’Adriatico è una pozzanghera chiusa e meglio evitare. Infatti da gennaio 2016 anche il nuovo Governo croato Oreskovich ha stoppato le trivellazioni in Adriatico.
    Quando Monti nel 2012 allungò i tempi-e Renzi copia oggi –voleva dimostrare che investire in Italia è appetibile ma faceva un danno strategico. E nel frattempo gas e petrolio sono crollati così come l’industria collegata (v.gli shale oils negli USA). Le piattaforme che produciamo sono un vanto della manifattura italiana e per questo le vendiamo in tutto il mondo, ma qui da noi servono soprattuytto altre energie (Europa 2020 e Parigi 2015)
    Da ricordare anche la quota minima del gas estratto oggi dalle trivelle entro le 12 miglia in Adriatico: solo 4% del consumo annuo italiano di metano e 1% del petrolio. E in più ci sono i vantaggi storici delle compagnie (ENI e Shell in primis) che pagano royalties vantaggiose e poco importanti: si stima che per l’Erario incassi dalle concessioni adriatiche solo 38 mil/euro anno (fonte: l’Espresso del 24/3/16). Le estrazioni centellinate mirano ad allungare il ciclo di vita delle singole piattaforme perché lo smantellamento è certamente costoso: vediamo allora razionalmente come fare per il dopo (magari il governo potrebbe concedere un superammortamento?).
    Infine una considerazione: WWF, Greenpeace e Legambiente sono schierati per il SI: qualcosa vuol dire.
    Per la cronaca il testo del referendum del 17 aprile non c’entra con la questione sicurezza delle piattaforme (questione certo importante- ma qui si apre un’altra analisi da fare: quis custodiat ipsos custodes?). Non c’entra neanche con la questione dell’importazione di fonti fossili (per ora ancora indispensabili, sono un manager industriale da 40 anni e lo so bene). Ed infine il referendum non c’entra neppure con il risparmio energetico (la prima vera forma di ecologia).‬‬‬‬
    P.S. Ovviamente noi riformisti di sinistra ci ricorderemo del vergognoso tentativo di boicottaggio di Renzi sia alle elezioni amministrative che al referendum contro le de-forme costituzionali del royal baby e dei suoi compari di CDX.

  8. A me non interessa proprio niente votare contro o pro Renzi, è Renzi che pone ogni parere su qualsiasi argomento come pro o contro di lui. Il direttore dell’Avanti, senza espressamente dirlo, dice se non volete che il governo Renzi entri in crisi, votate…no, no,no , correggo, non andate a votare. Non seguite neanche la linea del Segretario. Personalmente ognuno è libero di fare proprie scelte, ma questo scritto dal direttore nel giornale di partito è un chiaro invito all’astensione, non lasciare libertà di voto, come ha dichiarato il Segretario. Ma il direttore è al corrente che diverse segreterie regionali si sono dichiarate e stanno facendo campagna per il SI ?

  9. Caro direttore si informi un po’ di più, questo referendum ha importanza un po’ superiore a quanto da lei affermato. Inoltre lo stop alle concessioni alle scadenze accordate, senza ulteriori proroghe, alle trivelle entro le 12 miglia dalle coste era già stabilito, è stato questo governo con la legge di stabilità del dic. 2015 a concedere la durata senza limiti di tempo

  10. Veramente io ho ricordato che la posizione di Nencini non è affatto subalterna a quella di Renzi. Mica mi sono lamentato di questo. Anch’io andrò a votare sapendo che il sì e il no sono la stessa cosa e per un motivo semplice: che quell’andate al mare mi ricorda troppo l’inizio della nostra crisi.

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