sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Roma e Napoli, le primarie vere
Pubblicato il 17-03-2016


L’importante è partecipare, non vincere. La massima olimpica, peraltro una bugia colossale, si applica alla perfezione alle prossime elezioni amministrative nelle grandi città. A Roma il centrodestra ha oggi tre candidati per una poltrona sola. Tre sono già troppi, ma potrebbero essere anche di più se pure Tosi decidesse di partecipare. E chissà che strada facendo non se ne aggiunga qualcun altro…
Anche a Torino, a Bologna e Napoli però nel centrodestra sembrano essersi ‘rotte le acque’ e i candidati spuntano come funghi.

Non è un mistero che la moltiplicazione del numero degli aspiranti a Primo Cittadino non è legata in alcun modo a una concreta possibilità di raggiungere la meta, ma alla gara che si è aperta per raccogliere l’eredità di Silvio Berlusconi, fino a ieri leader indiscusso del centrodestra, tant’è che a Milano, lo sfidante vero è un solo, Stefano Parisi, perché a Milano la partita col centrosinistra – i Cinque Stelle paiono fuori gioco – è davvero aperta e non c’è da scherzare.

Dunque la situazione sarebbe paradisiaca per i candidati del centrosinistra se solo, anche in questo campo, non si fosse aperta una gara per certi versi analoga a quella del centrodestra.

La prova è a Roma e a Napoli. Nella capitale la favorita è Virginia Raggi, candidata del Movimento 5 stelle, mentre di candidati il centrosinistra ne ha già almeno due. A Napoli, il sindaco attuale, De Magistris, sulla carta non ha rivali. Anche qui il centrosinistra è a pezzi con l’ex sindaco Antonio Bassolino, in procinto di entrare in campo contro il candidato ‘ufficiale’ Valeria Valente.

A Roma come a Napoli, a differenza di Milano, siccome si prevede di non vincere, le elezioni amministrative si sono trasformate in una sorta di primarie vere, non quelle farlocche in uso dai tempi di Romano Prodi.

Destrutturati completamente i partiti tradizionali, non ci sono più meccanismi efficaci e collaudati per scalare le segreterie che si sono trasformate in reami dove il leader regna incontrastato utilizzando ogni strumento possibile per annientare sul nascere qualunque concorrente. È il difetto, ci si passi la forzatura, delle dittature che non ammettono alternativa alcuna a quella dei regicidio. Berlusconi lo sta sperimentando sulla sua pelle (politica): non ha mai fatto un congresso, ha sempre impedito che crescesse un candidato alternativo o anche un ‘delfino’ – vedi la fine che ha fatto Gianfranco Fini – e oggi può solo chiudersi nel suo bunker in attesa dell’assalto finale.
Anche nel centrosinistra però l’aria che si respira non è tanto diversa.

Esemplare è la situazione della Capitale, ridotta in uno stato comatoso, con decine di miliardi di debiti sulle spalle e i servizi peggiori dell’Europa. Strade, trasporti, nettezza urbana da vergogna e tasse aggiuntive più alte d’Italia. E a Roma negli ultimi 30 anni hanno governato nell’ordine Rutelli, ancora Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino. Cioè il centrosinistra, col centrodestra per una parentesi di cinque anni. Bene, il candidato del centrosinistra, il renziano, Roberto Giachetti, è stato capo di gabinetto di Rutelli, difficile davvero dunque che non venga accusato di avere anch’egli responsabilità politiche nella mala gestione del Campidoglio. E anche per questo la candidata del M5s continua a essere favorita mentre lui rischia, soprattutto con tanti concorrenti in lizza, di non arrivare neppure al ballottaggio (per il centrodestra, il candidato vero alla fine sarà Marchini).

Allora le elezioni amministrative quasi perse in partenza a Roma come a Napoli, non servono a Fassina o a Bassolino per conquistare la poltrona di Sindaco, ma per dimostrare contro i candidati renziani, sul terreno del voto reale (non quello virtuale dei tweet), la loro forza all’interno del campo di appartenenza. Per inviare un messaggio chiaro: senza di noi tu perdi, anzi non arrivi neppure al ballottaggio.

Dopo aver dato pessima prova di governo, a questo si aggiunga la miseria di certe burocrazie di partito, pronte a tutto per sopravvivere ma ci sono anche, bisogna ricordarlo, delle differenze vere, politiche, di programmi e di alleanze. Un richiamarsi a valori messi troppo facilmente da parte in nome di una ‘governabilità’ che rischia sempre più di essere solo fine a se stessa. Anche per questo tanti elettori di centrosinistra si sentono raggirati e pronti ad andare al mare anziché a votare.

Carlo Correr

 

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Commenti all'articolo
  1. E’ triste dover prendere atto che molti concittadini non andranno a votare. Questa è una battaglia che facciamo tra gli amici e in famiglia per convincerli ad andare a votare. Le risposte, però, disarmano le nostre osservazioni, ma come dargli torto se i candidati aumentano giorno per giorno con presentazione vuota di contenuti, con osservazioni e proposte banali e in qualche caso personali e non interessanti. Roma ha bisogno di investimenti per restaurare il centro storico, le periferie, un sistema di trasporti come Parigi la possibilità di andare ad un bagno pubblico senza dover pagare € 1,00 che mi sembra una cifra eccessiva, creare un sistema di aiuti pubblici per tutti quelli che soffrono e non lasciare tutto in mano ai preti, creare un sistema di campi sportivi e toglierlo dalle mani degli speculatori per dare modo ai giovani di non bighellonare nelle strade. Di tutto questo i candidati non parlano loro hanno solo la necessità di arrivare al ballottaggio per una luminosa carriera politica.

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