domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Rotondi, i laici, i cattolici
Pubblicato il 02-03-2016


L’intervista a Gianfranco Rotondi ci consente alcune riflessioni. Passiamole velocemente in rassegna. La cosa più eclatante è certamente rappresentata dall’offensiva del Vaticano, e in particolare del segretario di stato cardinale Bertone, messa in moto contro di lui, ministro del governo Berlusconi e firmatario di una proposta di legge sulle unioni civili. Nulla di rivoluzionario, sia ben chiaro. Non c’era neppure la stepchild adoption, come non c’era nei vecchi Dico. Eppure la sola proposta di legge in quanto tale venne ritenuta talmente esecrabile, che si chiesero le immediate dimissioni del ministro al presidente del Consiglio.

Che Berlusconi, maestro di contraddizioni, talmente vicino ai diritti della persona da produrre il decreto Englaro e talmente sensibile ai diritti dei gay da invitare a cena Vladimir Luxuria e poi da contrastare la legge sulle Unioni civili, si sia subito mostrato prono agli ordini d’Oltretevere, tanto da invitare Rotondi a ritirare subito il provvedimento o a dimettersi, non stupisce. Mai era stata rivelata prima una tale palese interferenza della Chiesa negli affari dello Stato e mai lo Stato si rivelò tanto accondiscendente.

Poi vi è la posizione dei cattolici liberali alla Rotondi, appunto. Che non concepiscono la fede come un dogma da pretendere per tutti e che non riscontrano nella dottrina fonti di legittimazione dell’oscurantismo che tocchiamo oggi con mano. Anche sulla famiglia Rotondi cita il Vangelo e la citazione la lasciamo a lui. Questa idea sacrale della famiglia tradizionale cosa c’entra col cristianesimo, perfino col comportamento di Gesù? E anche con quello che Gesù disse in punto di morte, rivolto a sua madre, nel vangelo di Giovanni (cap IXX versetto 26): “Donna ecco il tuo figlio…. Poi disse al discepolo, ecco la tua madre”. Un figlio non certo naturale. La natura come fonte di morale non solo non è mai stata argomento evangelico, ma natura e morale, nella storia della filosofia, da Aristotele in poi, sono quasi sempre state opportunamente separate.

E vi è poi, in Rotondi, quel giusto approccio tra cultura laica e cattolica. Che non è compromesso di idee, che vanno tutte rispettate e conservate. Non è mediazione come la cultura comunista spesso auspicava, forse perché più vicina al dogma assoluto, ma è coerenza di comportamenti e rispetto reciproco. In Cina la pratica dell’aborto per controllare le nascite è ugualmente di stampo integralista come quella di un’Italia che lo considerava sempre reato. Anche l’affetto per la persona, che Rotondi ha manifestato nei confronti di Vendola, senza per questo condividerne la scelta, si inscrive nella miglior tradizione cristiana. Di misura e di amore per il prossimo. Perché le pietre si scagliano solo se non si è mai fatto errori. La frase più garantista della storia dell’umanità.

Mauro Del Bue

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Mi permetto di osservare, a beneficio di tutti, che in realtà solo nel settecento con la “legge di Hume”, relativa all’inderivabilità dei valori dai fatti, alla non identificazione dell’essere con il dover essere, si consacra il reale ed assoluto distacco della morale dalla natura, l’introduzione della immediatamente successiva etica autonoma, rispetto a quella eteronoma.

  2. A dimostrazione del mio precedente commento, circa l’infondata affermazione della separazione tra natura e morale da Aristotele in poi e della morale evangelico-cristiana non basata sulla natura, aggiungo la decisiva affermazione di Lucio Colletti: “Nel cosmo aristotelico-cristiano fisica ed etica sono inestricabilmente congiunte. I livelli della realtà esprimono, al tempo stesso, una gerarchia di valori. Dal luogo in cui ciascuna entità è collocata si ricava anche il suo grado di perfezione. Sopra il mondo divino, in basso il mondo sublunare, caduco e transeunte. La terra, posta al centro, è il palcoscenico sul quale si svolge il dramma umano, in vista del quale il cosmo stesso è stato creato. Conoscenza della realtà e comprensione del fine della nostra vita, della sua destinazione o valore, qui fanno tutt’uno” “Questo quadro si spezza con l’avvento della rivoluzione scientifica…….”

Lascia un commento