venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Schiavismo e prostituzione
una battaglia prioritaria
Pubblicato il 11-03-2016


Di schiavitù si parla nelle grandi occasioni: l’otto marzo, festa delle donne, è una di queste. Ma il giorno dopo si dimentica tutto. Si aspetta qualche evento di cronaca nera o addirittura si rinvia al prossimo 8 marzo. Eppure non stiamo parlando di un fenomeno socialmente marginale. Secondo le indagini più recenti sono circa 30 mila (26 mila,secondo l’Oil, e più di 30 mila, secondo la Caritas) le donne che nel nostro paese sono “cadute” nella tratta, gestita da organizzazioni criminali, italiane e straniere. E sono oltre 120 mila le donne, in regime di semischiavitù, costrette a prostituirsi. Nel mondo i nuovi schiavi (prevalentemente donne e bambini) sono 12 milioni e 300 mila, sempre secondo l’Oil.

Almeno l’80 per cento delle donne sono costrette a diventare prostitute. E in Europa le donne costrette a vendere il proprio corpo (stime Onu), nel 70-80 % sono straniere, cioè africane e asiatiche e latinoamericane. La quasi totalità di queste straniere vengono private dei loro passaporti, rese clandestine, senza diritti di alcun tipo.

In Italia provengono soprattutto dalla Nigeria (36 %), Romania (22%), Albania (10,5%) e altri paesi dell’est. Almeno un terzo di queste nuove schiave sono minorenni. C’è da aggiungere che, nel 65% dei casi, le donne sono costrette in condizioni di alto rischio, per la loro salute e la loro vita, a esercitare il “mestiere ” sulle strade periferiche delle città metropolitane, mentre il 35% preferisce “praticare” a casa propria. E’ stato calcolato che almeno 9 milioni di uomini sono i “clienti” di queste donne. Il giro d’affari è di oltre miliardi di euro l’anno.

Abbiamo parlato di nuovo schiavismo e di prostituzione. Sono, in realtà due fenomeni diversi, anche se, per larga parte, strettamente collegati. Infatti, entrambi sono controllati dalle mafie , che , in diversa misura , guadagnano milioni di euro l’anno; in molti casi le schiave rendono più della droga ed hanno rischi minori.

Si possono raccontare mille storie di schiavismo nel nostro paese che coinvolgono prevalentemente donne e bambini. Ne ricordiamo solo uno.

Nelle campagne di Ragusa,in Sicilia, più di mille ragazze romene vengono impiegate (insieme agli uomini ) per la raccolta dei pomodori (in nero, a 10-15 euro all’ora). Spesso lavorano 11 ore al giorno per sei giorni la settimana; vivono nelle baracche vicino alle serre in condizioni disumane. Spesso le giovani donne accettano il ricatto di criminali e “padroncini” e si prostituiscono per necessità o perché costrette con la violenza, in un regime di semischiavitù.

Si parla poco di questo mercato. Solo qualche associazione, laica o cattolica (citiamo per tutti la Comunità Papa Giovanni XXIII creata a Rimini da don Oreste Benzi,scomparso da qualche anno) si occupa attivamente di questo fenomeno schiavistico che, nonostante le leggi, di cui il paese si è dotato nell’ultimo decennio, tende ad aggravarsi. Non sono mancate negli ultimi anni proposte per fronteggiare la prostituzione, come quella fatta dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, per realizzare una “zona a luci rosse” all’Eur, ma le forti polemiche dei residenti e dei partiti, hanno bloccato tutto. Si rende però sempre più necessaria una nuova legge che affronti in modo moderno e radicale un grande problema sociale, cioè un aggiornamento della legge Merlin ai nuovi tempi,che colpisca più efficacemente lo schiavismo e tuteli le donne, italiane e straniere, a cominciare dalle minorenni. Ma la domanda chiave oggi è questa: la lotta allo schiavismo e la questione della prostituzione dei tempi moderni rappresentano una priorità di questo governo?

Aldo Forbice

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Commenti all'articolo
  1. Perfetto.
    Ma il capitalismo va oltre: non si limita ai casi citati, tende – servendosi del potere di licenziamento ad nutum, dei salari di mera sopravvivenza. dello sviluppo tecnologico-informatico, della globalizzazione – a rendere schiavo il mondo della produzione.

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