giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Antonio Ciuna:
Meridione abbandonato
Pubblicato il 07-03-2016


Gentile direttore Mauro  Del Bue,
la ringrazio  per aver  trascritto sul suo giornale il mio pensiero in merito alla gravissima situazione economica che stanno vivendo, in  modo più grave rispetto alle altre regioni, e la Sicilia e la Calabria.  Le due  regioni hanno  raggiunto un tasso di disoccupazione giovanile molto più elevato  e non più sostenibile,oltre il 43%.

Le recenti dichiarazioni del Primo Ministro Matteo Renzi seguite dalle puntualizzazioni del Ministro delle Infrastrutture Del Rio in merito alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, mi hanno lasciato alquanto perplesso e sconcertato  . “… siamo favorevoli alla realizzazione del ponte sullo stretto, ma  prima devono realizzarsi altre opere prioritarie : mettere in sicurezza il territorio, rimodernare le autostrade e le strade nazionali, raddoppiare le strade ferrante che dovranno essere percorribili ad alta velocità la Salerno-Reggio Calabria e la Palermo-Catania-Messina, rimodernare la rete idrica dei paesi e delle città per assicurare l’acqua nelle case…..etc etc..

Le motivazioni di principio esposte dal Primo Ministro in un primo momento mi hanno sorpreso, ma subito dopo riflettendo, mi hanno dato la certezza che il Capo del Governo non potrà mai realizzare la grande opera (non so poi se in buona fede o meno). Certamente è una manovra politica alquanto machiavellica orientata ad avere il consenso e dei favorevoli e dei  contrari a realizzare la grande opera. In parole povere dalle nostre parti si dice: “Con una fava si prendono due piccioni”.

L’idea di mettere in sicurezza il territorio è quanto  mai lodevole e apprezzabile, ma  tenuto conto della natura geologica dei nostri monti e delle mutate precipitazioni piovose di questi ultimi anni, con “bombe d’acqua  di 300 – 400 mm“ nello spazio di poche ore, è una pura utopia la messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale. Si potranno fare solo  opere sul  territorio per  limitare i danni e per allontanare le abitazioni dai torrenti. Comunque per potere realizzare in parte tali opere occorreranno molti anni e grandi risorse finanziare che fra l’altro neppure abbiamo. Figuriamoci poi se nel contempo si troveranno i finanziamenti e per attrezzare ad alta velocità  le strade ferrate e per rimodernare  le autostrade della Sicilia e della Calabria.

Si ha l’impressione che ci raccontano delle favole per farci sognare. C’è un proverbio indiano che dice: “Il corpo del povero cadrebbe subito in pezzi  se non fosse legato ben stretto ai fili dei sogni”. Purtroppo, anche questo sogno è svanito.

Fin dal Risorgimento molti giovani siciliani si avventurarono nell’impresa garibaldina con la speranza  che si  realizzasse  nella loro terra  una maggiore giustizia sociale con la spartizione dei grandi latifondi terrieri,  ma anche allora rimasero delusi  e non si riuscì a ridurre gli effetti  persistenti  di una forma di  feudalesimo che provocò  in seguito,  anche a causa della forzata chiamata alle armi per più anni di giovani contadini sottratti al lavoro dei campi,a più rivolte locali soffocate nel sangue dall’esercito piemontese. In conseguenza la diserzione degenerò in brigantaggio. Ma è fuor di dubbio che tale fenomeno fu provocato anche dalle gravi responsabilità politiche del governo di Vittorio Emanuele II.  A tutt’oggi il meridione è abbandonato a se stesso la maggior parte delle risorse finanziare pubbliche per oltre 50 miliardi di euro sono andate al nord delle nostre regioni per realizzare importanti infrastrutture: più trafori delle Alpi e degli Appennini  per strade e ferrovie, alta velocità dei treni, diga del Mose a Venezia, Expo di Milano, salvataggio banche del nord, grandi aeroporti. In detti finanziamenti ci sono anche i nostri pochi soldini che comunque abbiamo già dato e continueremo a dare.

Ed  ora quando le finanze pubbliche con un contributo di solo tre miliardi di euro per opere di connessione, avrebbero potuto contribuire a realizzare  qualcosa di importante al Sud, quale il Ponte sullo Stretto che come  da contratto verrebbe realizzato a cura e spese da imprese private con l’impegno di realizzare anche opere compensative a favore della città, si pongono in mezzo la realizzazione di opere “prioritarie” che stranamente  non sono state mai poste al nord  dell’Italia.

Ricordo che ogni Presidente della Repubblica ha  sempre raccomandato ai vari capi di governo del tempo  una particolare attenzione per il meridione dell’Italia  economicamente molto più debole rispetto al settentrione. Tali appelli sono rimasti sempre inascoltati  tanto che  il divario dei redditi  fra le due parti del Paese  si è ulteriormente aggravato a sfavore del meridione. Una riflessione: nelle regioni del nord si realizzano le infrastrutture con soldi pubblici mentre al sud per realizzare una sola importante infrastruttura  è necessario che intervengano  capitali privati. E’ evidente che neppure questo è sufficiente per in nostri politici ed  ora c’è il rischio di dover  subire la beffa di pagare con i nostri risparmi le inevitabili penali di centinaia di milioni di euro per la  mancata realizzazione dell’opera.

Antonio Ciuna

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