venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giovanni Alvaro:
Per chiudere col Cav rompono Cdx
Pubblicato il 18-03-2016


È ormai abbastanza chiaro che sulle spalle dei romani Salvini sta giocando una indecente partita per affermare che ormai il Cav va considerato fuorigioco e non deve più assolvere al ruolo di federatore del centrodestra perché è lui il nuovo leader che può fare e disfare come meglio gli aggrada le scelte elettorali. Si ripete quindi la storia, già vista e rivista in questi anni, di chi pensa che bastino i sondaggi, spesso gonfiati, per riuscire a costruire un vero leader e il riconoscimento da parte di un popolo di moderati che non ama né gli estremismi politici, né le scelte suicide che, purtroppo, provocano danni aldilà dei singoli protagonisti.

Cos’è che ha determinato il dietrofront rispetto a un percorso che sembrava avviato, non solo, alla ricostruzione del fronte moderato ma, addirittura buttava le basi per liquidare il pifferaio magico fiorentino riconquistando la guida del Paese? C’è una sola risposta: la paura che la vittoria alle amministrative potesse rilanciare la leadership del Cav. e in questa direzione son bastati i sondaggi positivi, dopo la scelta di Bertolaso, che hanno fatto decidere che era meglio rompere gli indugi, forzare la mano, anche a costo di rompere, di conseguenza, la stessa alleanza di centrodestra che stava ricostruendosi.

Quel che ha fatto scattare l’operazione anti Cav, tramite il no a Bertolaso, sono state le prime settimane di campagna elettorale del fuoriclasse mr. Emergenze, che hanno impaurito il Salvini della Lega, perché a Roma, a differenza di Milano, il successo del candidato di cdx sarebbe stato più addebitabile a Berlusconi che ad altri. Ciò avrebbe riportato, indiscutibilmente, il Cav al centro dello scenario politico con tutto ciò che questo avrebbe comportato. La dimostrazione sta tutta nelle gazebarie che hanno visto il popolo moderato, finalmente, uscire allo scoperto e andare a incoronare Bertolaso candidato a Sindaco.

Ma il Segretario della Lega, condizionato dalla voglia di diventare l’indiscusso leader dell’alleanza, non si è dato per vinto ed ha continuato la sua azione per logorare la candidatura di Bertolaso puntando nella peggiore delle ipotesi alla sua sconfitta, e nella migliore alla sua rinuncia che avrebbe dimostrato che il Cav come leader non è più tale. Ammantare questa scelta suicida con la volontà di ricercare il miglior candidato possibile per Roma puzzava, e puzza terribilmente, di falso. A lui non interessa per nulla né Roma, né altre città, ma solo il suo smisurato io.

Su questa percorso ha coinvolto anche la Meloni che, come classico agnello sacrificale, dopo le polemiche che son seguite, sarà destinata a sicura sconfitta. In questa operazione, infatti, la Meloni, più sensibile alla parola data sul candidato concordato e restia a passare per l’ennesima traditrice, ha alla fine ceduto al disegno di Salvini, convinta che un suo appello avrebbe fatto cambiare idea a Berlusconi e soprattutto a Bertolaso. Salvini non ha badato a sacrificare il futuro di Roma pur di non rimettere in corsa il Cavaliere, e l’ex Ministra si è fatta coinvolgere pienamente facendosi dettare le mosse e facendo ridere con le frasi rivolte a Bertolaso “di non farsi strumentalizzare” e che “nessun uomo può dire ad una donna cosa deve fare”. Sembrava chiaramente che parlasse di se stessa.

Forte del successo (sic!), e non contento dei problemi creati al centrodestra ed ai romani, il Salvini apre altri fronti mettendo in discussione, come fatto a Roma, la scelta concordata a Torino con Osvaldo Napoli. Il Salvini, senza alcuna vergogna, dichiara che Napoli “È un’ottima persona, ma non so se è il candidato migliore”. È stato subito chiaro che non era il migliore e a stretto giro di posta si è accodata la Meloni (quella che non si fa dire da nessun uomo cosa deve fare).
Giovanni Alvaro

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Commenti all'articolo
  1. Su quanto sta accadendo a Roma, e non solo, nel versante del centro-destra, in vista delle prossime amministrative, leggiamo ed ascoltiamo molte e diverse interpretazioni, quali il voler smarcarsi dalle vecchie alleanze e sperimentarne semmai delle nuove, o quantomeno lanciar segnali in tal senso, oppure il voler contarsi o l’esatto contrario, come singoli partiti, con l’occhio rivolto alle future elezioni politiche, in modo da capire chi potrà guidare la coalizione, o ricavarne indicazioni per la formazione di un’unica lista (se non vi saranno modifiche nella legge elettorale).

    C’è poi anche chi ritiene che l’elettorato di centro-destra, insoddisfatto di come stanno andando le cose, e preoccupato per diverse questioni e su diversi fronti, economici, valoriali, ecc…, stia virando verso posizioni più radicali, e meno moderate, alla stregua di quanto sta avvenendo in altri Paesi dell’eurozona, e ci si debba quindi predisporre ad intercettare questo spostamento.

    Ognuna di queste tesi non manca, sulla carta, di una qualche logica, ma non sempre le vicende politiche sono spiegabili in termini logici, e quindi le sorprese e gli imprevisti possono essere dietro l’angolo, vuoi come scelte da parte della politica, cioè delle sue leadership, che cercano di percepire l’umore del corpo elettorale, vuoi come risposta di quest’ultimo .

    A tutti è nota la grande importanza che da tempo immemorabile hanno avuto i rapporti internazionali, cioè la politica estera, e in questo campo Craxi è stato certamente un “gigante”, come oggi deve ammettere anche chi non è mai stato amico dei socialisti, ma quanto gli è poi capitato immeritatamente in sorte non ha certo tenuto conto di quella sua innegabile qualità, come logica avrebbe voluto, e altrettanto potrebbe dirsi del Cavaliere che in materia di politica estera non ha certo sfigurato, tanto che adesso ci si rende conto di quanto lungimiranti fossero alcune sue intuizioni in materia

    P.B. 19.03.2016.

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