domenica, 28 agosto 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
La politica ignora il popolo
Pubblicato il 18-03-2016


Adesso basta! È la prima espressione che la mente mi ha suggerito. Forse, è stata provocata da ciò che ascoltiamo e vediamo, tutti i giorni.
Da settimane, vengono riportati, dai giornali e dalle televisioni, dati sulla disoccupazione. In particolare si evidenziano i numeri relativi ai giovani e alle donne. Sono spaventosi. Anche quelli, che hanno avuto la fortuna di avere un lavoro, non hanno garanzie per il futuro, alla faccia delle “tutele crescenti” (un espressione falsa e irrazionale). Per le donne la situazione è ancora più grave, perché, se restano incinte, scatta, quasi sempre, il licenziamento. A queste notizie scritte o parlate, fa da contraltare il filosofare di politici, per i quali il tempo si è fermato agli antichi greci. Ciò, mi fanno pensare a Giordano Bruno, che ai filosofi, suoi interlocutori, diceva:- Voi, ripetete male quello che grandi uomini dissero bene, ma essi non avevano conosciuto Galileo, Copernico, Keplero e Newton. Se li avessero conosciuti, avrebbero modificato il loro dire. Lo stesso si può dire per quelli che ripetono le parole dei meridionalisti. Costato che nessun politico, amministratore, sindacalista o imprenditore si sforza di rispondere alla domanda :-Che fare? Restano sempre nel vago e ripetono frasi fatte. Propongono di stabilire cosa bisogna discutere nel prossimo convegno o corso. Sembrano le cornacchie della saggezza popolare. Quando li ascolto, mi fanno pensare a quelli che vogliono prendere l’acqua dal pozzo, senza un recipiente. L’unica cosa che sanno prendere sono “i soldi a fondo perduto”, che hanno nell’espressione il loro destino.
Non riesco a decidere se sono ignoranti o cinici. Siccome sono buono, li catalogo come ignoranti.
Che cosa ignorano? I problemi da risolvere. Sono impegnati a risolvere i problemi delle proprie famiglie e non hanno il tempo per apprendere.
Faccio un primo elenco degli argomenti da capire perché rappresentano la cornice entro la quale agire: 1) La politica non è un mestiere, ma una scelta di vita, per il bene comune;
2) Ogni epoca ha problemi emergenti, che richiedono uno sguardo verso il futuro, non la ripetizione di cose antiche;
3) Saper calcolare gli effetti di una decisione;
4) La politica deve servire a difendere i deboli, perché i forti si difendono da soli; 5) La buona politica deve tendere a far diminuire i poveri , non solo ad aiutarl.i
Passiamo agli argomenti di competenza degli amministratori locali:
1) Il pubblico è proprietà di tutti, non di pochi;
2) I cittadini hanno il diritto-dovere di conoscere le voci attive e quelle passive dei bilanci delle amministrazioni, sia di Enti locali che di servizio;
3) I difensori, a parole, del pubblico dovrebbero sapere che gli affaristi aspettano i cattivi risultati del pubblico, per sferrare l’attacco e impossessarsi dei settori, che fanno gola; 4) Se ci sono dipendenti che percepiscono 1500 euro al mese e dipendenti che percepiscono 7.000 euro e più euro mensili, le diseguaglianze oltre a far aumentare il passivo, creano disagio, rabbia o menefreghismo. Vorrei sottoporre ai gentili lettori una considerazione sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L’argomento è stato affrontato sul terreno scelto dagli imprenditori e il risultato non poteva essere diverso da quello che è stato. Non ho visto valutata l’importanza sociologica dell’articolo 18. Non sto vaneggiando. La diminuzione della natalità e dei matrimoni è influenzata dalla mancanza di certezze per il futuro. Tali diminuzioni riducono l’efficacia dell’indicatore demografico. Inoltre, c’è anche una problema di giustizia. Si parla del diritto a diventare genitori (Caso Vendola), i primi ad essere titolari di questo diritto sono i giovani, ma con l’ eliminazione dell’art. 18, è stato, loro, rubato.
Nelle società occidentali, che costituiscono il “Gruppo della paura”, i giovani si sposano se hanno certezze.
Se le cose stanno così, che fare? Come prima cosa, rottamare i rottamatori e far nascere la vera politica e chiedere, a chi vuole essere classe dirigente, il curriculum. Non è giusto che per fare la commessa ci vogliono le credenziali, mentre per fare il dirigente, l’ assessore, il sindaco, il deputato o il senatore si ricorra alla tombola truccata.
In Irpinia, si potrebbero creare alcune migliaia di posti di lavori, valorizzando solo due settori, ma chi li conosce e chi si pone il problema di conoscerli? Tutti, però conoscono come succhiare i fondi comunitari, senza creare sviluppo.

Luigi Mainolfi

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo mio compagno Luigi,apprezzo di cuore il tuo attuale sermone.Mi rammenti principi di cui ne parlavamo insieme sui banchi di scuola negli anni 50 del secolo scorso.Tu la politica locale l’hai praticata con onore e risolutezza operativa fin dopo l’istituto tecnico e l’università.Io per vari motivi familiari e di carriera ho iniziato a far politica da pensionato.Complimenti e continua a diffondere la saggezza del politico di razza .Manfredi.

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