sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Paolo Bolognesi:
Il valore dei simboli, riti e luoghi
Pubblicato il 29-03-2016


Il Direttore ha aperto il suo Fondo del 26 marzo dicendo che da parte sua ci tiene a festeggiare il Natale e la Pasqua, in nome della nostra cultura, e mi sembra molto significativo il richiamo alla “nostra cultura”, che è fatta di quell’insieme di elementi che identificano ogni popolo, o collettività, e che connotano e distinguono le rispettive abitudini, tradizioni e sensibilità, formatisi appunto attraverso lo scorrere delle generazioni e degli avvenimenti (di natura politica, religiosa, sociale, ecc….).

Può tuttavia succedere che queste differenti identità tendano ad omologarsi, per una pluralità di ragioni, tra le quali le odierne maggiori occasioni di contatto e interscambio rispetto al passato, anche perché le distanze si sono molto accorciate, e c’è chi plaude a questa “semplificazione” identitaria ritenendola un modo per avvicinare le diverse “culture”, ma io nutro al riguardo una qualche non piccola perplessità..

Non vorrei infatti che si arrivasse a rimpiangerle, come sta di fatto avvenendo nel mondo vegetale ed animale, dove si vanno quanto più possibile recuperando antiche ed autoctone varietà o razze – che erano andate in disuso, o sull’orlo della estinzione – in nome della diversità biologica, cui .oggigiorno si attribuisce molta importanza.

Tra i fautori di detta “semplificazione” c’è anche chi non vede di buon occhio il campanilismo, ossia le specificità, poiché le assimila al provincialismo, e financo al nazionalismo – che a suo dire rappresenta un sentimento negativo, quasi dovessimo rinunciare ai nostri simboli, bandiera inclusa – o le vede addirittura come la premessa verso uno sciovinismo fazioso ed esterofobo.

Gli eccessi di municipalismo non sono di certo auspicabili, così come sarebbero da evitare tutte le forzature ed esagerazioni, ma i campanili fanno parte della nostra storia, e della storia di ciascuna comunità, che intorno ai campanili si raccoglieva nei momenti gioiosi o tristi, mentre il suono delle loro campane avvisava dei pericoli, scandiva il trascorrere della giornata, e accompagnava la vita religiosa, con i suoi riti, ricorrenze e celebrazioni (vedi il Natale e la Pasqua).

Del resto, ancora oggi, chi viene a visitare il nostro Paese rimane spesso colpito dal numero e dalla bellezza e preziosità dei campanili, che fungono da piacevoli compagni di strada per l’intero viaggio, visto che sono presenti ovunque, e attraverso le loro forme, stili e posizione geografica, possono raccontarci qualcosa dei rispettivi luoghi, storia compresa, andando così ad assumere una indubbia portata identitaria, che alla valenza spirituale, sicuramente prioritaria, unisce aspetti di non indifferente rilevanza civica e simbolica (un connubio che talora mi sembra trascurato, o non visto nella giusta luce).

E a proposito di luoghi, proprio stamani, su un quotidiano locale, il Direttore ho riassunto da par suo la storia di un palazzo gentilizio del centro cittadino, il cui primo nucleo risale al quattrocento, e nell’auspicarne il totale restauro ne ha giustamente sottolineato il valore storico ed architettonico. Io mi permetterei di aggiungere – e il Direttore non me ne vorrà – che attraverso la conservazione degli edifici e dei luoghi, ogniqualvolta ciò sia reso possibile, noi rafforziamo opportunamente la nostra “cultura” e memoria identitaria, che è fatta anche di “fisicità”, cioè delle cose materiali che ci stanno intorno e che accompagnano l’avvicendarsi delle epoche e delle generazioni.

Paolo Bolognesi

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