giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Pierino Vago:
La risposta al terrorismo?
Ripartire dalle piazze…
Pubblicato il 23-03-2016


Gli sconvolgimenti sempre più epocali prodotti dal terrorismo di matrice islamica nel cuore dell’Europa accendono interrogativi sostanzialmente di due tipi tra i cittadini del vecchio continente: da una parte si moltiplicano le istanze “muscolari”, in particolare si richiede una maggiore sicurezza individuale e collettiva attraverso il ripristino delle frontiere e un freno al multiculturalismo; dall’altra, in termini più generali, ci si interroga su quale sia lo “stato di salute” di una civiltà occidentale messa a dura prova da una crisi globale non soltanto economica, ma soprattutto politica e sociale.

Si tratta di due filoni di pensiero, uno più istintivo e l’altro più scientifico, che possono entrambi trovare risposte nel libro “Piazze in piazza”, l’ultimo lavoro del giornalista Giampiero Castellotti, con prefazione di Giuseppe De Rita e un sostanzioso contributo del poeta Pasquale Panella.

Il volume, edito da “SPedizioni” di Roma, per valutare lo scotto del passaggio “dalla democrazia alla tecnocrazia”, citando l’economista Jeremy Rifkin, individua un’originale cartina al tornasole, tanto fisica quanto fortemente simbolica: la “piazza”, cioè lo spazio di aggregazione per antonomasia del cammino umano. Un elemento che, specie in Europa, rappresenta da sempre l’estensione collettiva delle individualità, quindi la dimensione politica della nostra esistenza. In sostanza, “piazze vive” offrono l’indicazione di una coscienza democratica ancora presente, mentre il rinchiudersi negli individualismi segna un pericoloso black-out nella pratica dei diritti: non a caso i giovani arabi, per le proprie rivolte di primavera, si sono ritrovati nei luoghi identitari delle proprie città e i francesi, in massa, hanno affidato nei mesi scorsi proprio alla piazza la risposta collettiva agli attentati del terrorismo di matrice islamica.

Il libro, dopo un lungo excursus storico dall’agorà e dai fori romani, passando per le scenografie rinascimentali e barocche fino ai selciati antagonisti degli anni Sessanta e Settanta, seleziona le tessere più preziose di questo mosaico, sintetizzandone il risultato nella ricerca di un “interesse generale” che compensi la crisi delle individualità.

De Rita, nella sua prefazione, evidenzia come nella piazza convivano due dimensioni interconnesse del nostro vivere: “una dimensione quotidiana legata alla relazionalità delle persone” e “la piazza politica o di uso politicista”, che “rinvia alla natura delle relazioni tra le persone nelle varie fasi”. Cioè: “Non è la piazza che fa le relazioni, ma viceversa è la natura delle relazioni a fare la piazza; la stessa dimensione politica della piazza dipende da queste relazioni e dal loro senso e contenuto e non viceversa. C’è una quotidianità della piazza che presiede ai tanti usi della stessa, inclusa quella politica”.
E’ quindi nel recupero di questa relazionalità che si gioca il futuro del nostro continente?

De Rita mostra un moderato ottimismo: “Se per un lungo periodo la piazza è stata il terminale della relazionalità nell’Italia industriale e quindi anche dell’azione politica di massa, alla fine essa è stata progressivamente svuotata, man mano che si è affermato il soggettivismo dispiegato e del fai da te, in ogni realtà socioeconomica. Oggi che il ciclo del soggettivismo ha il fiatone, torna una domanda di relazionalità che si esprime anche nelle tante nuove piazze”.

Il libro richiama un profetico e attualissimo discorso di Henri-Benjamin Constant, anno 1819: “Il pericolo della libertà moderna è che, assorbiti nel godimento della nostra indipendenza privata e nel perseguimento dei nostri interessi particolari, noi possiamo rinunciare troppo facilmente al nostro diritto a partecipare al potere politico. I depositari dell’autorità non mancano di esortarci a ciò. Sono tanto disposti a risparmiarci ogni sorta di pena, eccettuata quella di obbedire e di pagare. Essi ci diranno: quale è in fondo lo scopo dei vostri sforzi, il motivo dei vostri lavori, l’oggetto di tutte le vostre speranze? Non è la felicità? Ebbene lasciateci fare e ve la daremo. No, Signori, non lasciamo fare; per quanto commovente sia un così tenero interessamento, preghiamo l’autorità di restare nei suoi confini: si limiti a essere giusta, noi ci incaricheremo di essere felici”.
Pierino Vago

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento