domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sinistra in ordine sparso
Pubblicato il 25-03-2016


C’è chi non crede all’estinzione della sinistra italiana. Per Stefano Fassina, Sergio Cofferati, Pippo Civati c’è uno spazio alla sinistra del Pd, il partito che hanno abbandonato l’anno scorso in tempi diversi.

I tre ex “pezzi pregiati” della sinistra Pd partono dalle stesse premesse. Per Fassina «la sinistra non è finita. Non è stata cancellata». Per Cofferati «lo spazio a disposizione non è stato mai così ampio». Per Civati «fuori dal Pd c’è un sacco di roba, uno spazio sconfinato». Tuttavia l’obiettivo dell’unità è difficile, lo spazio a sinistra va conquistato e non sarà così facile, anche perché si percorrono strade diverse.

La prima prova del nove ci sarà nelle elezioni amministrative di giugno e l’appuntamento non si presenta sotto i migliori auspici. La sfida per rinnovare i sindaci delle principali città italiane (Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli, Cagliari) sarà particolarmente difficile. Al contrario delle enunciazioni, non prevale l’unità ma le divisioni. La marcia è  in ordine sparso. Fassina e Cofferati hanno dato vita a Sinistra Italiana assieme a Sel di Nichi Vendola e ad alcuni ex militanti del M5S (31 deputati e una decina di senatori). Civati, con dei dissidenti usciti dal Movimento di Beppe Grillo, ha fondato Possibile. Leader di fatto di Sinistra Italiana è Fassina (un congresso deciderà il nome definitivo della formazione e sceglierà il vertice) mentre Civati è  stato eletto  segretario di Possibile. In alcuni casi è prevista un’alleanza con il Pd di Matteo Renzi, in altri è preferita l’intesa a sinistra e con i cinquestelle.

Il rischio è la sconfitta. La sinistra cosiddetta “arancione” adesso ha i sindaci di tre importanti città: Pisapia a Milano, Doria a Genova e Piras a Cagliari. Per ora solo Fassina si è impegnato personalmente nelle amministrative: ha deciso di candidarsi a sindaco di Roma, mentre Civati ha respinto l’offerta di correre a Milano e Cofferati si è detto troppo impegnato dal suo mandato di europarlamentare per pensare ad altro.

Tutti dichiarano la volontà di costruire una nuova grande forza della «sinistra alternativa, di governo, larga, unitaria e non minoritaria». Le linee programmatiche sono ambiziose. Il nuovo partito dovrebbe impegnarsi su problemi cruciali: la rivalutazione del lavoro e dei diritti sociali, la tutela dei lavoratori dipendenti ed autonomi; l’uguaglianza e la riduzione delle differenze tra le classi sociali; la lotta per l’ambiente, i diritti civili, la pace e la democrazia. Ma se il voto per i sindaci andrà male, sarà complicato costruire a fine anno una “cosa rossa” unitaria, con le carte in regola per competere nelle elezioni politiche con Matteo Renzi, l’uomo accusato di aver trasformato il Pd in senso “centrista”,  spalancando le porte alla «destra e alla sue proposte». Sono contestate sia le “riforme liberiste” di Renzi in economia, sia “le scelte plebiscitarie” di revisione della Costituzione, sia l’ingresso nella maggioranza di governo dell’”impresentabile” senatore Denis Verdini, ex braccio destro di Silvio Berlusconi, che ha parecchi guai con la giustizia.

Fassina, Cofferati, Vendola, Civati cercano di allargare i consensi. Premono perché la sinistra del Pd dica addio a Renzi, ma ottengono scarsi risultati. Le minoranze democratiche sono in subbuglio, alle volte si collocano con un piede dentro e uno fuori. Massimo D’Alema non ha escluso la nascita di una nuova forza di sinistra. Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza, Gianni Cuperlo sono sull’orlo della rottura con il presidente del Consiglio e segretario del Pd. Speranza è arrivato ad imputare a Renzi  di avere “un’idea padronale del partito”, un’accusa pesantissima, un tempo riservata solo al “nemico storico” Berlusconi. Tuttavia, per adesso, le minoranze restano nel Pd ed escludono una scissione. Un problema in più per Fassina-Cofferati-Vendola-Civati.

Renzi lancia appelli all’unità del partito e si mostra tranquillo: «Sono di sinistra» le riforme strutturali del governo, perché combattono il precariato e rinnovano le istituzioni; «fuori di qui non vedo spazi per la sinistra». Ha sottolineato: in caso di rottura potrebbero nascere solo «piccoli partiti che non vinceranno mai». Il Pd, dal picco del 40,08% dei voti ottenuto nelle elezioni europee del 2014, è dato in discesa nei sondaggi, ma comunque oscilla sopra il 30%. A sinistra i consensi sono molto più bassi.  Come nelle elezioni politiche del 2013, Sel veleggia attorno al 4% dei voti, il Psi all’1%. Cifre molto modeste. Qualche mese fa i sondaggi davano fino al 10%-15% dei voti alla progettata “cosa rossa”; ma adesso sembra che quella cifra si sia ridotta a un terzo, i voti che incassa da sola Sel.

Rodolfo Ruocco

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Commenti all'articolo
  1. Il PSI all’1%. Forse se la finissimo di leggere i sondaggi e di ascoltare i sondaggisti televisivi, ormai attori consumati, e ci impegnassimo a presentare ai cittadini politiche credibili con obiettivi nell’interesse dell’Italia e dei cittadini europei-italiani che guardano al futuro prossimo le cose si presenterebbero diversamente. La prima cosa da fare, anziché reclutare amministratori che hanno come unico obiettivo la rielezione, presentassimo il simbolo del partito in tutti quei comuni dove si potrebbero raccogliere le firme e i candidati impegnati a presentare un programma locale con riferimento ad un programma nazionale Socialista, forse dico forse quell’1% potrebbe crescere? Personalmente rispondo senz’altro.

  2. Obiettivi e propositi come “la rivalutazione del lavoro e dei diritti sociali, la tutela dei lavoratori dipendenti ed autonomi, l’uguaglianza e la riduzione delle differenze tra le classi sociali, la lotta per l’ambiente, i diritti civili, la pace e la democrazia”, potrebbero essere in tutto o in buona parte trasversali, cioè comuni a più di una forza politica, di destra, centro e sinistra, ma sono affermazioni di principio che vanno poi “declinate” e qui nascono le differenze e le distanze tra l’uno e l’altro partito (ed è del resto normale che sia così).

    Ma differenze e distanze proliferano anche dentro i singoli partiti, e sembrano non trovare spesso composizione, al punto che quasi tutte le forze politiche stanno pian piano virando, se non lo hanno già fatto, verso il “leaderismo”, cioè verso un modello che possa in qualche modo garantire l’unità interna, pur sapendo, o intuendo, che col “leaderismo” le opposizioni e minoranze interne tendono ad essere via via emarginate, anche perché in questa formula vige la logica, abbastanza naturale e scontata, de “L’uomo solo al comando”, come titola un altro articolo dell’Avanti, alla voce “Opinioni e Commenti”.

    Opposizioni e minoranze interne vengono per solito emarginate, e non annullate, così da mantenere una parvenza di confronto e “democrazia” nella vita di quel partito, ma sono in buona sostanza esautorate, il che genera talora malumori e polemiche, facendo pure dire che non sono rispettate le regole democratiche, anche se poi il tutto finisce solitamente lì perché mancano le alternative.

    Verrebbe da osservare che la stagione craxiana sia stata l’ultimo esempio di una “leadership democratica”, ossia un Segretario attorniato da forti personalità politiche, che mantenevano da un lato la propria indipendenza di pensiero e, dall’altro, ne riconoscevano il carisma e l’autorevolezza, mentre i “nemici” dei socialisti lo dipingevano invece, e soltanto, come una figura “autoritaria”.

    Anche oggi quei “nemici” si guardano bene dall’ammetterlo, ma noi possiamo ricordarlo ogni qualvolta ci sia possibile, specie ai giovani che non conoscono l’ultimo tratto della storia socialista. Servirà a poco, ma forse non è tempo del tutto sprecato, soprattutto pensando al futuro.

    Paolo B. 26.03.2016

  3. Caro Rodolfo,condivido il tuo chiarimento politico .E’vero che i compagni della sinistra citati marciano in ordine sparso.Però il Psi non non veleggia attorno all’1%.Basti considerare il notevole incremento dei tesserati 2015 per auspicare una conseguente crescita per i consensi elettorali socialisti nelle competizioni 2016.Ti abbraccio Manfredi Villani.

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