mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Giustizia. L’importanza
di processare Antonio Logli
Pubblicato il 18-03-2016


Antonio Logli e  Roberta Ragusa

Antonio Logli e Roberta Ragusa

Questa mattina la Corte di Cassazione ha annullato il proscioglimento di Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, scomparsa nel gennaio del 2012. La Procura di Pisa aveva avanzato contro l’uomo l’accusa di omicidio, ma tre anni dopo il gup Giuseppe Laghezza, del Tribunale di Pisa, aveva disposto il non luogo a procedere. Sulla base del ricorso accolto quest’oggi dalla Corte di Cassazione, i giudici dovranno riesaminare la posizione di Antonio Logli per decidere se procedere con il rinvio a giudizio. Tra le motivazioni che sono trapelate, sembrerebbe che la Cassazione abbia deciso per l’annullamento del proscioglimento anche sulla base del fatto che, Laghezza, era entrato nel merito delle prove raccolte dalla Procura di Pisa a carico di Logli.

Nel marzo del 2015, quando l’uomo venne prosciolto, si considerava che l’assenza del corpo avesse giocato un ruolo fondamentale nella decisione presa dal gup Laghezza. Sostanzialmente, l’assenza del cadavere non ha potuto provare che Roberta Ragusa fosse stata uccisa dal marito. Fin dal momento in cui la Procura di Pisa ha iniziato le indagini a carico di Antonio Logli, la preoccupazione principale degli inquirenti fu quella di non riuscire a portare l’indagato a processo proprio perchè non si riusciva ad individuare il corpo della donna. Le ipotesi sulla soppressione di esso hanno consentito agli inquirenti di seguire diverse piste, tra le quali quella della distruzione avvenuta in un forno crematorio in disuso, al quale Logli avrebbe avuto facile accesso. Tale pista, però, non ha portato ad alcuna prova, nonostante siano state analizzate le emissioni del forno crematorio.

Il proscioglimento di Antonio Logli, però, non convinse né gli inquirenti, né l’opinione pubblica, della sua innocenza, ma qualora non fosse stato accolto il ricorso in Cassazione, sarebbe stato necessario far emergere nuovi importanti elementi per poter riportare il caso davanti ad un gup. Fondamentalmente, si sarebbe dovuto ritrovare il corpo di Roberta Ragusa e, questo, rappresenta ad oggi, quanto alcune leggi possano essere fragili e controverse, talvolta influenzate dalla situazione o dalla persona che si deve giudicare. Infatti, pur esistendo il reato (o l’aggravante) di soppressione di cadavere, nel caso di Roberta Ragusa, il primo giudizio che decretò il non luogo a procedere, fu fortemente influenzato dall’assenza del corpo nonostante vi fosse questa ipotesi di reato.

Non solo: esistono i casi giudiziari, che “dettano la linea” sulla quale la legge deve essere interpretata e dunque applicata. Si tratta di quei casi che, seppur eccezionali, vanno a costituire “un precedente”, sulla cui base si dovranno fondare i futuri giudizi. Se nel 2007 la Corte di Cassazione annullò la condanna (decretata in primo e secondo grado) del presunto omicida di una donna di cui mancava il corpo, Rita Cigna, nell’anno 2011 la Cassazione confermò la condanna di Paolo Stroppiana, accusato di aver ucciso Marina Di Modica, nonostante mancasse il cadavere. Questo precedente giudiziario va a confermare la possibilità di dare inizio ad un processo anche in assenza del corpo della vittima. È per questa ragione anche che la decisione del gup Laghezza venne ampiamente criticata dall’opinione pubblica.

È inoltre da considerarsi che, evitando i processi laddove manchino i corpi delle vittime, si andrebbero a costituire nuovi casi giudiziari che potrebbero agevolare – evitando il processo – quegli assassini su cui esistono indizi o prove, ma che sono riusciti a sopprimere il cadavere senza lasciare tracce. È anche il caso dei delitti di mafia, in cui i corpi vengono spesso fatti sparire in modo definitivo.

Garantire un processo per omicidio laddove sussistano prove o indizi particolarmente rilevanti, a prescindere dalla presenza di un cadavere, andrebbe a costituire anche una forma di tutela nei confronti di coloro che, innocenti, vengono ugualmente additati dall’opinione pubblica. Un’assoluzione potrebbe rappresentare un vero e proprio riscatto sociale e consentire agli investigatori di seguire nuove piste laddove si presentino nuovi dettagli sul caso. È per questa ragione che, colpevole o innocente, Antonio Logli, così come gli indagati (per altri casi) che si trovano in situazioni analoghe (con gravi indizi a proprio carico), dovrebbero essere processati. Tramite questo caso specifico, che ha avuto particolare eco mediatico, sarebbe importante giungere al giudizio anche per andare a costituire un ulteriore precedente giudiziario in cui si è arrivati ad un processo per omicidio che ha valutato le prove, nonostante l’assenza di un cadavere.

Alessia Malachiti

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