sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Indian Wells incorona Azarenka e Djokovic
Pubblicato il 22-03-2016


Azarenka e Djokovic

Il torneo di Indian Wells regala grandi emozioni. Innanzitutto il ritorno di Victoria Azarenka, che si impone in finale con un doppio 6/4 su Serena Williams. Tiene diversi servizi a 0, vince gli scambi più duri e lottati, annulla nove palle break a Serena, che le prova tutte: tira di rabbia un passante lungo-riga con tutta la foga e la forza che ha, girandosi su se stessa con il busto completamente in torsione a completare tutta la rotazione, quasi a richiamare le ‘sue’ piroette di gioia per esultate per un punto andato a segno, come a dire ‘questo colpo deve assolutamente entrare’. Poi lo sconforto e la rassegnazione sua e del suo staff sugli spalti, dove c’è la sorella Venus. Prima, infatti, arriva in spaccata su un colpo in diagonale laterale tentando di recuperare un passante micidiale della Azarenka, poi si innervosisce e commette troppi doppi falli. L’amarezza è troppa e così, furiosa, fracassa la racchetta al cambio campo e si prende un penalty point (attribuito raramente).

In compenso Serena dà sfoggio di un nuovo look molto particolare: body e gonnellino plissettato turchese, capelli corti e piastrati, con una fascia blu in fronte e un rossetto rosso sulle labbra a rifinire. Anche la Azarenka non è da meno. Per la finale toglie i leggins neri e la maglia bianca a maniche lunghe indossati per tutto il torneo, per optare per canottiera bianca e verde e più pratici pantaloncini corti bianchi.

Il tennis femminile è anche estetica, ma non solo. Forte la nostalgia per l’assenza di Maria Sharapova, ma soprattutto di Flavia Pennetta che vinse il torneo lo scorso anno. Peccato per Roberta Vinci che si è fermata solamente ai quarti. Bene per il ritorno di Simona Halep che perde malamente in semifinale da Serena. Ancora più buona e interessante la performance della Pliskova nel torneo, che deve arrendersi alla Azarenka in semifinale: Victoria si conferma così la più lottatrice di tutte, con una grinta e una rabbia e cattiveria agonistiche che sono sembrate mancare a tratti persino alla Williams.
Indiscusso, invece, il dominio di Djokovic nel maschile. Si impone su un più che valido Raonic, che interpreta un ottimo match al di là del punteggio. Poi un infortunio, per cui chiede il medical time out, per un problema forse alla schiena lo ha frenato. 7/6 6/2 il parziale di un incontro lottato, in cui solamente la maestria di Djokovic nel giocare alla perfezione i punti decisivi ha permesso a Nole di trionfare agevolmente sia sul canadese che su Nadal in semifinale. Per lui si tratta del 27esimo Master 1000 vinto (come lo spagnolo), del 62esimo titolo in carriera e del terzo di quest’anno. E soprattutto della quinta volta (la seconda consecutiva) che si impone qui ad Indian Wells: IW#5 é la scritta riportata di sua mano sulle telecamere.

Per Raonic è la terza finale persa di un Master 1000. Forse ha pagato la stanchezza della dura semifinale contro Goffin, vinta per 6/3 3/6 6/3. Del resto i precedenti contro il serbo parlavano chiaro ed erano tutti a favore del numero uno al mondo, che li aveva vinti tutti e 5, lasciando solamente un game a Milos. Con Hilary Swank sugli spalti ad assistere, la partita è sembrata un’equazione inversamente proporzionale: minimo rischio con massimo risultato per Nole, esattamente l’opposto per il canadese.

A dare infine spettacolo nel maschile sono, però, anche ancora i campioni di ieri. Nel torneo ‘speciale’ internazionale tipo ‘La Grande sfida’ dell’Atp di ‘Kings of tennis’ da Stoccolma, un siparietto molto curioso e divertente tra McEnroe e Muster merita una parentesi. Il primo strapazza duramente il secondo, che rischia un ‘cappotto’, come si dice in gergo, davvero duro e umiliante. Così punta sulla farsa e sull’auto-ironia. Muster, dopo diversi doppi falli, dice all’arbitro di scendere lui a giocare, a seguir di una chiamata a suo avviso sbagliato. L’arbitro sta al gioco e lancia una palla sulla sedia (dove nel frattempo si è andato a sedere Muster) e un’altra sugli spalti tra il pubblico. Poi i due tennisti riprendono il match, il punto viene ripetuto e McEnroe manda in rete il colpo, allora Muster esulta, invoca verso il cielo, si inchina a terra e bacia la riga bianca. Essere campioni significa anche questo: la sportività di affrontare con simpatia anche una sconfitta amara. Quasi invidioso e geloso McEnroe di Muster che per qualche attimo gli ha rubato la scena, se non fosse per il punteggio che lo ha incoronato nuovamente. Altrimenti, chissà, sarebbe stato lui stavolta a spaccare racchette ed imprecare come solito da chi come lui non vuole e non ci sta a perdere. Sorprendente la facilità con cui ha giocato, quasi disinteressato e come se tirasse la palla ad occhi chiusi, lasciando partire il braccio con naturalezza in scioltezza.

Barbara Conti

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