martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

CACCIA ALL’UOMO
Pubblicato il 24-03-2016


Terrorismo polizia soldatiÈ caccia all’uomo non solo a Bruxelles e in Belgio, ma in tutta Europa alla ricerca di almeno due uomini che avrebbero partecipato agli attentati di martedì all’aeroporto di Zaventem e alla metropolitana della capitale belga mentre il ministro della salute ha diffuso un nuovo terrificante bilancio delle vittime: 32 morti e 300 feriti di cui 61 in ‘gravi condizioni’. Maggie De Block ha spiegato che “le ferite più gravi sono le ustioni provocate da una forte esplosione e dalle schegge di metallo”.

Intanto la polizia, che continua a effettuare perquisizioni con blocchi di intere aree della capitale, ha reso noto che c’era un secondo uomo con Khalid El Bakraoui, il kamikaze che si è fatto esplodere nella metropolitana di Bruxelles, causando la morte di 20 persone. L’uomo, è stato ripreso dalla telecamera di sorveglianza mentre trasportava una grossa borsa, ma non se ne consoce l’identità e neppure ancora si sa con certezza se sia morto anch’egli nell’esplosione o sia invece in fuga.

Attacco alle centrali nucleari?
Tra i sospetti più inquietanti emersi nelle ultime ore in seguito al ritrovamento di un videotape relativo al responsabile dei siti nucleari del Belgio, c’è quello secondo cui i due fratelli kamikaze puntavano ai siti nucleari. Il filmato di 12 ore è stato poi recuperato in una perquisizione a dicembre, in occasione dell’arresto di uno dei sospetti attentatori di Parigi, Mohamed Bakkali. Secondo il giornale, La Dernière Heure, i fratelli El Bakraoui, Khalid e Ibrahim, volevano colpire le centrali nucleari del Belgio, ma l’arresto dell’attentatore di Parigi, Salah Abdeslam, ha fatto accelerare e cambiare i piani dei terroristi. I due fratelli avevano nascosto una macchina fotografica davanti alla casa del direttore del programma di ricerca nucleare. Il video è stato recuperato dai due uomini dopo gli attacchi di Parigi e questo, sottolinea il giornale, mostra il collegamento tra Francia, Belgio e Siria.

Polemiche sulle indagini
Mentre si mette in cantiere un’inchiesta al livello parlamentare per sviscerare gli errori compiuti nella prevenzione i ministri dell’Interno e della Giustizia, Jan Jambon e Koen Geens, hanno offerto le dimissioni al primo ministro ma il premier, Michel, le avrebbe respinte. Motivo delle dimissioni, gli errori compiuti nella lotta al terrorismo, le falle sul fronte della sicurezza e in particolare per il ministro Jambon, lo scandalo che uno degli autori delle stragi di martedì, una volta estradato dalla Turchia, sarebbe stato liberato. Le dimissioni di Janbon non sarebbero state accettate dal governo, ma solo rinviate per evitare in un momento di emergenza qualunque segnale di instabilità politica.

L’Isis prepara altri attacchi
Secondo fonti della sicurezza europee e irachene, l’Isis avrebbe addestrato e inviato in Europa circa 400 combattenti per compiere attacchi inoltre i terroristi della cellula che ha compiuto gli attacchi di Parigi, sarebbero adesso sparsi tra Germania, Gran Bretagna, Italia, Danimarca e Svezia. Anche per questo gli Stati Uniti sono tornati a invitare i governi europei a coordinarsi. “L’Europa – ha detto il capo del Pentagono Ash Carter alla Cnn – deve accelerare, come hanno fatto gli Usa, i suoi sforzi contro l’Isis e unirsi agli Stati Uniti in questa battaglia”.
Il presidente della Commissione Jean Claude Juncker, in conferenza stampa col premier francese Manuel Valls, ha ricordato come “la cooperazione tra i nostri servizi segreti era già stata decisa nel 1999” e “ribadita nel 2001” dopo l’11 settembre, “ma ancora non si fa, per ragioni che mi sfuggono, anche se è evidente che la nostra conoscenza degli altri Paesi è imperfetta e questo vale per i Paesi dell’Africa del Nord ed i loro vicini”. Gli ha fatto eco il ministro dell’Interno Angelino Alfano secondo cui “nessuno di noi deve essere geloso delle proprie informazioni”. L’Italia è sempre stata favorevole allo scambio di informazioni e le resistenze storiche sono venute da Londra e Parigi, da dove arrivano ora solo piccole aperture da Valls e Cameron. E il presidente del consiglio Matteo Renzi, ha ribadito che invece serve una “struttura condivisa” della sicurezza nella Ue, qualcosa che assomigli ad un Fbi europeo. “Occorre stringere sui meccanismi di intelligence tra i Paesi europei e non solo, valorizzare Europol, lavorare su una struttura condivisa”.

L’Europa deve reagire unita
Dopo gli attentati “noi cittadini europei – ha detto il Commissario per gli affari interni, Dimitris Avramopoulos – siamo più forti e più uniti di prima, ma serve reagire insieme: abbiamo bisogno di più coordinamento nel settore dell’intelligence”. “Se fosse stato messo in atto tutto quanto avevamo deciso già lo scorso anno, avremmo potuto essere più efficienti”, ha sottolineato ricordando che tre degli attentatori di Parigi “erano noti alle polizie locali, ma non è stato fatto nulla perché non c’è stato scambio di informazioni”, così hanno potuto entrare ed uscire indisturbati dalla Ue. “Dobbiamo dimostrare che reagiamo non solo con la retorica ma con i fatti” e ha denunciato il “gap di fiducia tra gli Stati”. Un gap che resiste anche se “il tempo dei ‘grandi stati’ è finito”.
Dalla Ue è arrivato infine l’avvertimento a non mescolare la crisi dei migranti con l’allarme terroristico. Juncker, Avramopoulos e la vicepresidente Georgieva osservano che “dobbiamo capire che chi cerca di arrivare in Europa fugge dalla stessa gente che ci ha colpiti”. Appello respinto immediatamente dalla premier polacca Beata Szydlo che ha annullato la partecipazione della Polonia al piano migranti varato appena pochi giorni fa: “Dopo quanto accaduto ieri a Bruxelles non siamo d’accordo nell’accogliere alcun gruppo di migranti”.
Armando Marchio

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