mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Terrorismo. Dal Cairo primi documenti su Regeni
Pubblicato il 02-03-2016


regeni 2Dal Cairo una fonte di alto rango della presidenza egiziana ha ribadito la convinzione del Cairo che dietro la tortura e la morte del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni vi siano terroristi islamici. Oggi dopo le pressioni italiane per l’assoluta mancanza di notizie sulle indagini alla fine un risultato è arrivato. La novità è giunta mentre dalla relazione annuale dell’intelligence inviata oggi al Parlamento si apprende che il nostro l’Italia “appare sempre più esposta” alla minaccia jihadista, anche se non sono emersi specifici riscontri su piani terroristici. Lo rileva sottolineando come nella propaganda jihadista non siano mancati i riferimenti all’ Italia come nemico per i suoi rapporti con Usa e Israele e per il suo impegno contro il terrorismo. La maggiore esposizione al rischio emerge anche in relazione al Giubileo e alla possibile attivazione di nuove generazioni di aspiranti mujahidin che aderiscono alla campagna promossa dall’Isis.


Il caso Regeni
Il Ministero degli Esteri egiziano ha trasmesso alcuni dei materiali investigativi richiesti nelle scorse settimane dal governo italiano attraverso canali diplomatici accompagnando il tutto con una nota verbale all’Ambasciata italiana al Cairo. L’agenzia di stampa Ansa ha riferito le parole di una fonte egiziana della presidenza della Repubblica, definita come altamente qualificata, che attribuisce ai terroristi l’assassinio di Regeni. “Il terrorismo in Egitto – ha affermato la fonte – non è finito e cerca di danneggiare i rapporti tra l’Egitto stesso e altri Paesi come è stato nel caso del cittadino italiano Giulio Regeni”.

“Attraverso quest’atto coloro che vogliono colpire l’Egitto e la regione e coloro che sono legati a gruppi terroristici hanno addossato sul ministero dell’Interno egiziano la responsabilità dell’uccisione di Regeni”. La fonte ha ricordato “le conferme del presidente Abdel Fattah Al Sisi secondo le quali il terrorismo cerca di danneggiare i rapporti egiziani con gli altri Paesi prendendo di mira le comunità straniere come avvenuto nel caso dell’aereo russo” esploso sul Sinai a fine ottobre “o facendo circolare voci che nuocciono alle relazioni dell’Egitto con altri Paesi, come nel caso dell’omicidio di Regeni”. Questa dichiarazione in particolare serve a chiarire il senso di una frase pronunciata da Sisi a Sharm El Sheikh quando aveva detto: “Chi ha abbattuto l’aereo russo che voleva? Voleva danneggiare solo il turismo? No, voleva danneggiare le nostre relazioni con la Russia e l’Italia”.

Le indagini
Il materaile consegnato all’Italia è comunque ancora molto parzoiale perché mancano altri elementi informativi richiesti dalle note verbali della nostra Ambasciata. Quanto avvenuto viene però definito come un primo passo utile e che la collaborazione investigativa debba essere sollecitamente completata. La Farnesina fa sapere inoltre che i primi documenti ottenuti dalle autorità egiziane sono “in particolare informazioni relative a interrogatori di testimoni da parte delle autorità egiziane, al traffico telefonico del cellulare di Giulio Regeni e a una parziale sintesi degli elementi emersi dall’autopsia”.

Il terrorismo
L’Italia – rileva la relazione annuale dell’intelligence inviata oggi al Parlamento – “appare sempre più esposta” alla minaccia jihadista, anche se non sono emersi specifici riscontri su piani terroristici. Nella relazione si sottolinea come nella propaganda jihadista non siano mancati i riferimenti all’Italia come ‘nemico’ per i suoi rapporti con Usa e Israele e per il suo impegno contro il terrorismo. L’Italia è dunque nel mirino dei terroristi e l’apertura del Giubileo viene ritenuta come un’occasione in grado di amplificare le occasioni per una possibile attivazione di nuove generazioni di aspiranti mujahidin.Charlie-Misure-antiterrorismo
Inoltre, sempre secondo i nostri 007, il fenomeno dei foreign fighters in Italia, “inizialmente con numeri più contenuti rispetto alla media europea, è risultato in costante crescita”. Particolarmente critico appare “l’auto-reclutamento di elementi giovanissimi, al termine di processi di radicalizzazione spesso consumati in tempi molto rapidi e ad insaputa della stessa cerchia familiare”. Massima vigilanza operativa, pertanto, è stata riservata al possibile rientro in Italia di soggetti che hanno combattuto nei teatri di guerra, nonché dei cosiddetti ‘pendolari’ in grado di muoversi liberamente nello spazio Schengen perché già residenti sul territorio italiano o i altri Paesi europei.

Rischio per l’Europa
Inoltre i nostri 007 rilevano che è “da ritenere elevato il rischio di nuove azioni in territorio europeo” anche con “attacchi eclatanti sullo stile di quelli di Parigi”. I rischi, evidenzia la relazione, provengono sia da terroristi inviati ad hoc per compiere attentati, inclusi i foreign fighters addestrati in teatri di guerra, sia da militanti già presenti, integrati e mimetizzati nelle nostre città.

La rotta balcanica
Migranti-afgano uccisoNon ci sono riscontri di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori dal Nordafrica, mentre il rischio “si presenta più concreto” lungo la rotta balcanica zona di transito privilegiato di foreign fighters (oltre 900 sono partiti da lì per i teatri di guerra), nonchè area di “realtà oltranziste consolidate”. “La massa di persone in movimento verso lo spazio comunitario – osserva la relazione – oltre a costituire un’emergenza di carattere umanitario, sanitario e di ordine pubblico, può presentare insidie sul piano della sicurezza”. E l’attività d’intelligence si è focalizzata sulle possibili contaminazioni tra immigrazione clandestina e terrorismo, anche alla luce del fatto che “i contesti di crisi siriana, irachena, libica, subsahariana e del Corno d’Africa sono infiltrati in parte da espressioni terroristiche di matrice islamista che possono inquinare i canali dell’immigrazione e sottoporre alla radicalizzazione elementi poi destinati ad emigrare nei Paesi europei”. Va poi considerato “come l’aver vissuto in aree di guerra, talvolta partecipando attivamente ai combattimenti, possa conferire ai nuovi migranti un profilo potenzialmente critico, derivante soprattutto dall’expertise ‘militare’ acquisita”.

In Libia, da dove proviene il 90% dei migranti sbarcati in Italia, “operano organizzazioni di trafficanti strutturate e flessibili, a prevalente composizione multietnica, in grado di gestire tutte le fasi del trasferimento”. In Italia proliferano gruppi criminali etnici composti prevalentemente da egiziani, del Corno d’Africa e rumeni, specializzati sia nella falsificazione documentale sia nel fornire assistenza ai migranti per il trasferimento dai centri di accoglienza alle località di destinazione nel Nord Europa. È emersa inoltre l’operatività di sodalizi brindisini attivi nel trasferimento di migranti dalle coste della penisola balcanica meridionale verso l’Italia. Quanto alla diffusione del radicalismo islamico nei Balcani, i servizi indicano rischi “sia per il suo potenziale destabilizzante, sia per l’eventualità di un insediamento nella regione di basi logistiche in grado di supportare pianificazioni terroristiche contro Paesi europei, incluso il nostro”.

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