sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Terrorismo, i social
fanno prima della polizia
Pubblicato il 31-03-2016


EVIDENZA-TwitterCome già accaduto in occasione dell’attentato in Francia, anche questa volta i giornali – specie nelle loro edizioni on line – hanno listato a lutto i propri account. Perché – di nuovo – l’Europa è stata straziata nel suo cuore pulsante: quello che ospita le istituzioni europee.

E, immantinente, il web ha cominciato a rilanciare gli hashtag relativi al duplice attacco lanciato a Bruxelles. #PrayForBelgium e #BrusselsUnderAttack quelli più quotati, insieme a #Zaventem, nome dell’aeroporto di Bruxelles. Una triste riedizione di quanto già visto in occasione degli attentati di Parigi. Il primo ministro, Charles Michel, ha utilizzato, il proprio account per avvertire i belgi di restare in casa e seguire gli accadimenti in TV. Le notizie sono passate prima sui social network e poi sulle agenzie, mentre la polizia locale retwittava spesso indicazioni provenienti da privati cittadini. Le foto che tutte le TV rimandavano erano quelle riprese da chi era presente sul luogo degli attentati, come quella – terribile- della metro distrutta, scattata dallo stesso conducente.

Facebook aveva attivato prontamente il #SafetyCheck, ovvero la possibilità di segnalare il proprio stato di salute: in poche parole, tutti gli utenti collegati a una determinata persona che si trovava nei luoghi dell’attentato poteva sapere – attraverso un semplice alert pubblicato sul social dei social – il proprio stato di salute.

Alessia Chinellato

Alessia Chinellato

Alessia Chinellato

Giornalista e #blogger, studio le ricadute che i #social network hanno sulla vita dell'uomo medio. Come lo aiutano, quanto lo illudono. Perché una marea di connessioni talvolta equivale al deserto relazionale. Nella prossima vita sarò The Hammer. Su Twitter @alechinellato

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