venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

That’s Life! Le età dell’uomo come le vede Riccardo Rossi
Pubblicato il 15-03-2016


Dal 15 al 27 marzo alla Sala Umberto di Roma arriva “That’s Life! Questa è la vita!”, lo spettacolo dello showman e attore Riccardo Rossi (nella foto) scritto insieme ad Alberto Di Risio, che ha debuttato con successo a Tuscania (data zero) pochi giorni fa ed è aRiccardo Rossi_2064_webrrivato a Latina il 12 e 13 marzo, per poi proseguire nelle altre città italiane dopo le due settimane romane.
Dopo il precedente “L’amore è un gambero” in cui aveva affrontato l’amore Riccardo Rossi decide di affrontare il tema della vita, dividendolo per fasce d’età: 0-15 (“è un soffio”), 15-18 (gli anni del liceo), 19-35 (gli anni della giovinezza), 35-45, a 40 ti sposi, c’è un monologo sui 45 (la vista), poi ci sono i 50 (l’età in cui ognuno fa un bilancio della vita suo malgrado), a 60 scopri la musica classica, a 70 dici una bugia “me ne sento ancora 20”, a 80 “beato chi c’ha un occhio”. Locandina THAT'S LIFE
Dopo i 50 anni i brindisi con gli amici sono tutti alla salute, di colpo scopri che non ti entrano più i vestiti di una vita, cambia il metabolismo e ti ricordi quando da piccolo ti mangiavi qualsiasi schifezza e non ti faceva male, molti si fanno un tatuaggio, si mettono a correre, vogliono fare la maratona di New York per stare in forma e ritrovarsi pronti all’esame principe, la gastrocolonrettoscopia, che è il vero giro di boa di quell’età (sotto anestesia del Propofol, quello per cui è morto Michael Jackson, ricordiamo a proposito un suo strepitoso monologo sul presunto plagio di Jackson ad Albano). Alla festa dei 50 anni che è il finale dello show tutti ti prendono in giro e ti dicono “ma dai che non li dimostri!”.
Per i cinquantenni si è ispirato a quello che capita tutti i giorni a lui e ai suoi coetanei, per gli ottantenni non ha dovuto inventare molto perché ha guardato i suoi genitori, Riccardo Rossi è un grande osservatore, attento a quello che ci circonda. I settantenni di oggi (nati sotto le bombe o subito dopo la seconda guerra mondiale) sono quelli che hanno conosciuto in prima persona il rock, a 20-30 anni hanno scoperto i Pink Floyd. Alcuni di loro vanno ancora in giro vestiti di pelle nera con i teschi all’anulare come Keith Richards, non hanno mai pronunciato la frase “domani smetto” e sono ancora in pista come dei rocker.
La festa dei 50 anni diverte come l’età 0-15 dove siamo dei pupazzi nelle mani dei genitori, “il porto sicuro in caso di tempesta” (Marcello Bernardi). I sessantenni di oggi viaggiano in aereo in giro per il mondo, appena i figli se ne vanno di casa. Dai 19 ai 35 sono “gli anni della prateria”, durante i quali ci si droga, prima eravamo hippie, poi punk, yuppie, poi boh, oggi hipster? Ormai lo spartiacque dei 40 anni è in realtà a 45, quando cominciano i problemi di vista (c’è un prima e dopo gli occhiali), il giro di boa invece è quello dei 50. L’uomo non cresce mai veramente fino in fondo, è la donna che decide e organizza tutto. I suoi show non durano più di un’ora e mezza per rispetto del pubblico che deve uscire di casa, trovare parcheggio e poi deve andare a mangiare.
Rossi è un grande appassionato di cucina, i gusti cambiano quando dopo i 40 anni scopri il piacere del vino a tavola, dopo i 50 cominci ad apprezzare la bontà della materia prima e a mangiare dagli chef, anche perché prima di solito non te lo puoi permettere. Si dice infatti “ma che mangi come un vecchio?”, a una certa età si (ri)comincia a mangiare, forse perché ormai non rimangono molti altri piaceri. Lo spettacolo affronta tutte le età, compresa la morte. Oggi la vita si è allungata e c’è il problema della testa che comincia a perdere colpi mentre il fisico è ancora in forma. L’età verso cui è più indulgente è quella 0-15 e dei 50enni, che spesso rimangono degli eterni Peter Pan, mentre la cattiveria la riserva per gli anni della prateria (19-35) quando si butta il tempo senza pensare troppo al futuro.
Silvia Sequi

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